Ti hanno chiesto di capire se l'azienda deve rendicontare la biodiversità e, nel caso, cosa scrivere. In breve: l'ESRS E4, lo standard europeo su biodiversità ed ecosistemi, si applica solo se l'analisi di rilevanza dice che il tema conta per la tua impresa. In quel caso, nella versione rivista che vale dal 2027, chiede cinque cose: un eventuale piano di transizione, le politiche, le azioni, gli obiettivi e le metriche. Fra le metriche c'è l'elenco dei luoghi in cui l'impresa ha impatti rilevanti e delle aree sensibili che toccano. Oggi lo fanno in poche: nel 2023 le grandi società europee quotate pubblicavano in media l'8,3% degli indicatori sulla biodiversità previsti dagli ESRS.

Chi deve rendicontare la biodiversità con l'ESRS E4

Gli ESRS sono gli standard tecnici della CSRD, la direttiva europea sulla rendicontazione di sostenibilità. La versione rivista è nel Regolamento delegato (UE) 2026/1563: si applica agli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2027, e per l'esercizio 2026 l'impresa può scegliere se usare ancora i vecchi standard o già quelli nuovi, dichiarando quale versione applica. Calendario e perimetro sono stati cambiati da due direttive in meno di un anno. La Direttiva (UE) 2025/794, detta stop-the-clock, ha spostato in avanti le scadenze per le imprese che non avevano ancora cominciato. La Direttiva (UE) 2026/470, il cosiddetto Omnibus I, ha poi limitato l'obbligo alle imprese con ricavi netti superiori a 450 milioni di euro e più di 1.000 dipendenti in media nell'esercizio. Gli Stati membri devono recepire la parte sulla rendicontazione entro il 19 marzo 2027, quindi per l'Italia i dettagli arriveranno con la norma nazionale.

Dentro a questo perimetro l'E4 non è automatico. Lo standard rivisto dice che la dichiarazione sulla sostenibilità riporta le informazioni dell'E4 se il tema «riguarda impatti, rischi e opportunità rilevanti». Ci si arriva con la doppia rilevanza: si guarda sia quanto l'azienda incide sulla natura sia quanto la natura incide sui conti dell'azienda. Ne abbiamo parlato a proposito dell'impronta di biodiversità delle aziende, che non coincide con quella climatica.

Ci sono poi due esenzioni temporanee. Le imprese della prima ondata, quelle che rendicontano già dal 2024 e restano sopra le nuove soglie, possono omettere l'intero E4 per gli esercizi precedenti il 2027. Le altre possono ometterlo per i primi due esercizi di rendicontazione. In entrambi i casi restano le regole generali dell'ESRS 2: chi omette l'E4 deve comunque dire se la biodiversità è rilevante e, se lo è, riassumere politiche, azioni, obiettivi e metriche. Il programma di lavoro dell'EFRAG, l'organismo tecnico che ha scritto gli standard, è riassunto nel nostro articolo sulle novità EFRAG per il 2026.

Gli obblighi di informativa dell'ESRS E4, prima e dopo la revisione

La prima versione dell'E4 è nell'allegato I del Regolamento delegato (UE) 2023/2772. Quella nuova la sostituisce e nella tabella abbiamo messo a confronto i due testi, obbligo per obbligo, nella versione italiana pubblicata in Gazzetta ufficiale.

ObbligoESRS E4 del 2023ESRS E4 rivisto (dal 2027)
E4-1 Piano di transizione (come l'impresa cambia strategia per fermare la perdita di biodiversità)resilienza di strategia e modello aziendale obbligatoria; piano facoltativosolo se l'impresa ha un piano e ne ha rese pubbliche le caratteristiche fondamentali
E4-2 Politichesiti in aree sensibili, uso del suolo, mari e oceani, deforestazionetracciabilità di prodotti e materie prime con impatti rilevanti; siti in o vicino ad aree sensibili; se del caso, uso del suolo, mari e oceani, deforestazione
E4-3 Azioni e risorseazioni, gerarchia di mitigazione facoltativa, compensazioni con obiettivo, costi e areaazioni e risorse; per le compensazioni obiettivo, effetti finanziari, area, tipo, criteri di qualità e norme seguite
E4-4 Obiettivisoglie ecologiche, allineamento a quadro globale e strategia UE 2030, uso di compensazioniobiettivi secondo le regole generali di ESRS 2; se si usano compensazioni, come
E4-5 Metrichenumero e area in ettari dei siti in o vicino ad aree sensibili su cui l'impresa incide negativamente; metriche facoltative su uso del suolo, specie ed ecosistemiubicazione delle operazioni con impatti rilevanti, elenco delle aree sensibili (nome e tipo), attività con impatti negativi, metriche sugli impatti rilevanti
E4-6 Effetti finanziari attesiquantificazione monetaria, oppure informazioni qualitative se richiede costi o sforzi indebitinon c'è più: gli effetti finanziari passano in ESRS 2

Nella consulenza tecnica consegnata alla Commissione nel dicembre 2025, l'EFRAG ha contato per l'E4 un taglio del 77,8% dei punti dati obbligatori, cioè delle singole informazioni che lo standard chiede (da 54 a 12). Dei 65 punti dati facoltativi, nella nuova versione non ne resta nessuno come tale: in parte sono stati cancellati, in parte spostati altrove (Basis for Conclusions sugli ESRS rivisti). Questo conteggio riguarda la bozza EFRAG: per il testo finale della Commissione non abbiamo trovato una cifra ufficiale.

Siti vicino ad aree sensibili: il dato che resta

Fra tutte le richieste dell'E4, quella sui siti è sopravvissuta alla semplificazione. Per area sensibile sotto il profilo della biodiversità il glossario degli ESRS del 2023 intende la rete Natura 2000, i siti del patrimonio mondiale dell'UNESCO, le principali aree di biodiversità e le altre aree protette elencate nella tassonomia europea, il sistema che classifica le attività economiche sostenibili.

Il testo del 2023 chiedeva, per i siti con impatti negativi su queste aree, il numero dei siti e la loro superficie in ettari. Quello nuovo chiede di dire dove sono le operazioni con impatti rilevanti, quali aree sensibili toccano, con nome e tipo, e quali attività ne sono la causa. Non serve un elenco completo sito per sito: le informazioni si possono aggregare per gruppi di siti o di aree con impatti, rischi o opportunità simili, per esempio quelli che insistono sulla stessa area sensibile, a condizione che l'aggregazione non nasconda informazioni rilevanti.

Resta da decidere cosa vuol dire «in prossimità». Lo standard rivisto lo lascia a chi rendiconta: si definisce un'area di influenza del sito, con distanze cuscinetto scelte in base al tipo di attività, alle prescrizioni normative, alle raccomandazioni scientifiche e alle pratiche del settore. Lo standard non fissa una distanza: secondo noi conviene dichiarare quella usata e il perché, così chi legge il rapporto può valutarla.

Quante aziende rendicontano già la biodiversità

Uno studio pubblicato a luglio 2026 su Nature Communications da Kerstin Forster e colleghi ha estratto con un modello linguistico 501 indicatori allineati agli ESRS dai rapporti delle società dell'indice STOXX Europe 600, che secondo gli autori coprono quasi il 90% del mercato azionario europeo investibile, dal 2014 al 2023, controllando i risultati su una banca dati commerciale e su un campione annotato a mano. Per ogni tema hanno calcolato un punteggio di trasparenza, cioè la quota di indicatori pubblicati sul totale previsto. Accanto mettiamo i rapporti «State of Play» dell'EFRAG sulle prime dichiarazioni redatte con gli ESRS.

FonteCampioneDato sulla biodiversità
Forster et al. 2026, Nature Communicationssocietà dello STOXX Europe 600, rapporti 2023punteggio di trasparenza 8,3% (inquinamento 5,6%, forza lavoro propria 54,7%)
EFRAG, State of Play 2025656 dichiarazioni sull'esercizio 2024circa il 30% delle imprese pubblica metriche sulla biodiversità, circa 4 a testa; Italia 18%, Francia 49%
EFRAG, State of Play 2026905 dichiarazioni sull'esercizio 2025E4 rilevante per il 41% delle imprese; fra quelle che lo considerano rilevante, il 13% pubblica metriche

Le righe non vanno lette come una serie storica. I tre lavori usano campioni, periodi e denominatori diversi: lo studio di Forster misura i rapporti scritti prima che gli ESRS fossero obbligatori, il rapporto EFRAG 2025 conta le imprese che pubblicano almeno una metrica sulla biodiversità, anche senza averla dichiarata rilevante, e il rapporto 2026 restringe il conto a chi l'ha dichiarata rilevante. Tutti e tre, però, trovano pochi numeri pubblicati sulla biodiversità, e nel rapporto 2025 le imprese italiane stavano sotto la quota complessiva.

Quali metriche usare per l'ESRS E4: il dato primario raccolto sul sito

Lo standard rivisto non impone un indicatore preciso. Chiede metriche sui sottotemi rilevanti: fattori di cambiamento come l'uso del suolo, stato delle specie, per esempio il rischio di estinzione, condizione ed estensione degli ecosistemi, servizi ecosistemici. Le metriche facoltative del 2023 su superficie impermeabilizzata e superficie orientata alla natura, ricavate dal sistema europeo di ecogestione EMAS, nel nuovo testo non compaiono più.

Su come produrre il dato invece il testo è esplicito. Il requisito applicativo RA 11 dice che «i dati primari sulle metriche relative allo stato della natura raccolti in loco o mediante telerilevamento costituiscono il mezzo migliore» per determinare gli impatti, e che contano soprattutto quando i siti sono dentro o vicino ad aree sensibili. Le stime da dati secondari restano ammesse. Il RA 12 aggiunge che per ogni metrica vanno considerati la frequenza del monitoraggio, il valore di riferimento e l'anno base. Senza una prima fotografia del sito non c'è un riferimento con cui confrontare gli anni successivi.

È il punto su cui abbiamo costruito il nostro monitoraggio della biodiversità per le aziende. Sul sito installiamo stazioni Bird House con un microfono per i canti e sensori di microclima, che registrano 24 ore su 24; le specie si riconoscono dai canti con BirdNET, l'algoritmo sviluppato dal Cornell Lab of Ornithology con la Chemnitz University of Technology, e ogni rilevazione ha data, luogo e provenienza. Dal satellite del programma Copernicus arrivano copertura del suolo, vigore della vegetazione e struttura dell'habitat. I livelli confluiscono in un indice di biodiversità per area, che parte da una baseline iniziale, documenta ogni passaggio del calcolo e, una volta validato, non si modifica più. Secondo noi per le metriche E4 servono proprio un dato raccolto sul posto, come chiede il RA 11, e un valore di partenza con una frequenza dichiarata, come chiede il RA 12. Come si scelgono le variabili da seguire lo abbiamo spiegato nella guida al monitoraggio della biodiversità in azienda.

Cosa questi dati non dicono

Gli autori dello studio su Nature Communications avvertono che i loro risultati sono descrittivi e non spiegano le cause. Hanno applicato gli ESRS a ritroso, su rapporti scritti con altri schemi, quindi una parte dei vuoti può dipendere dallo schema e non dalla volontà dell'impresa, e i rapporti erano dichiarazioni delle aziende stesse, sottoposte al più a una verifica limitata. Sulla biodiversità aggiungono che il loro sistema potrebbe estrarre peggio i temi con un vocabolario poco standardizzato, oppure che per molte imprese il tema non fosse rilevante.

Anche il nostro confronto ha dei limiti. I conteggi dei punti dati vengono dalla bozza EFRAG e non dal testo definitivo. Le esenzioni e le soglie sono quelle dei testi europei: il recepimento italiano dell'Omnibus potrebbe precisare i dettagli, e su casi specifici l'interpretazione va chiesta a chi segue la tua dichiarazione. Un esempio di come un'organizzazione ha messo in fila i propri siti con i dati sulla biodiversità c'è nel nostro articolo sul bilancio della natura sito per sito.

Se la biodiversità esce rilevante dalla tua analisi, prima del 2027 conviene incrociare la posizione dei siti con Natura 2000 e le altre aree protette, scegliere e motivare la distanza di prossimità, fissare una baseline con dati raccolti sul posto. Se vuoi impostarlo con noi, qui trovi come facciamo il monitoraggio della biodiversità di un sito produttivo.

Fonti