Metti un registratore sul tetto di un condominio di Monaco di Baviera, fagli registrare un minuto ogni dieci intorno all'alba, in blocchi di una settimana fra giugno e ottobre, e affida l'ascolto a un programma di riconoscimento automatico: con le impostazioni di fabbrica ti restituisce 93 specie di uccelli. Due esperti che hanno ascoltato le stesse registrazioni ne hanno contate 23. Se stai organizzando il monitoraggio della biodiversità per la tua azienda, questa differenza riassume il problema meglio di qualsiasi norma: lo strumento produce sempre un numero, ma il numero vale qualcosa solo se sai che cosa stai misurando e come lo hai tarato.

In breve, prima si sceglie la variabile (quante specie, quanti individui, che habitat), poi lo strumento adatto a misurarla, poi un protocollo da ripetere uguale negli anni, conservando i dati grezzi perché qualcuno possa ricontrollarli. Gli studi europei più recenti dicono che i programmi di monitoraggio inciampano soprattutto dopo la raccolta: dati e codici non condivisi, passaggi fatti a mano, risultati che non corrispondono alle definizioni comuni.

Cosa misurare: le variabili essenziali della biodiversità

La parola biodiversità copre troppe cose per essere misurata così com'è. Per questo la comunità scientifica ha proposto, a partire da un articolo uscito su Science nel 2013, le variabili essenziali della biodiversità (in inglese Essential Biodiversity Variables, EBV): un insieme di misure biologiche standard, pensate per seguire i cambiamenti nel tempo e nello spazio. La rete internazionale GEO BON le raggruppa in sei classi, dalla genetica agli ecosistemi.

Per un sito aziendale non servono tutte. La tabella mette accanto a ogni classe un esempio di che cosa significa su un'area concreta e gli strumenti con cui di solito la si misura.

Classe di variabiliEsempio su un sito aziendaleStrumenti usati di solito
Popolazioni di speciequanti individui di una specie frequentano l'area, e come cambia negli anniconteggi sul campo, registratori acustici, fototrappole
Composizione delle comunitàquali specie sono presentielenchi di specie da rilievi o da canti registrati, DNA ambientale
Tratti delle speciequando arrivano o cominciano a cantare le specie migratriciregistrazioni ripetute nella stagione
Struttura degli ecosistemiquanta superficie è prato, siepe, bosco o asfaltoimmagini satellitari, rilievi della vegetazione
Funzionamento degli ecosistemivigore e stato della vegetazione nel corso dell'annoindici di vegetazione da satellite
Composizione geneticavariabilità genetica di una popolazioneanalisi genetiche, raramente usate a scala di sito

Il DNA ambientale e il satellite hanno limiti propri, di cui abbiamo scritto a parte. Scegliere la variabile prima dello strumento evita di comprare un sensore e poi chiedersi a quale domanda risponda.

Che cosa si monitora già in Europa

Prima di inventare un indicatore conviene sapere dove esistono già dati di confronto. Il progetto europeo EuropaBON ha individuato con un'indagine 274 programmi di monitoraggio della biodiversità condotti da Paesi e agenzie europee (studio pubblicato nel 2024 su Conservation Letters). Gli uccelli sono il gruppo più seguito, con il 28% degli sforzi totali; seguono i mammiferi con il 18% (i pipistrelli da soli l'8%), insetti e piante con l'8% ciascuno, impollinatori e pesci con il 6%. Gli altri gruppi stanno fra l'1 e il 4%, e degli organismi microscopici si monitora pochissimo.

Per un'azienda questo squilibrio ha un lato pratico. Sugli uccelli esistono serie storiche, protocolli e programmi europei con cui confrontare il dato del proprio sito; sui funghi del suolo molto meno. Dalle risposte emerge che i dati raccolti servono soprattutto per i rapporti previsti dalla direttiva Habitat (46%) e dalla direttiva Uccelli (27%).

Dove si inceppa il monitoraggio della biodiversità

Raccogliere dati non basta perché diventino informazione. Uno studio uscito a luglio 2026 su npj Biodiversity ha esaminato 17 programmi di monitoraggio coordinati a scala europea, su acque dolci, terre emerse e mari, chiedendosi se i loro dati bastano a produrre le variabili essenziali che EuropaBON considera utili alle politiche europee (84 in tutto; quelle che i 17 programmi potrebbero alimentare sono 35). Gli autori hanno ricostruito il percorso dei dati, dalla raccolta alla pubblicazione, e segnato ogni punto in cui si blocca.

Ostacolo nel percorso dei datiQuanto spesso compare
codice di analisi non aperto o non riproducibile95,1%
software difficile da usare per chi non è specialista90,2%
flussi di dati non automatizzati80,5%
modelli per estendere i dati dai punti di rilievo a tutto il territorio non usati di routine80,5%
finanziamento insufficiente o incerto70,7%
dati grezzi non apertamente disponibili63,4%
copertura geografica incompleta56,1%
specie coperte solo in parte51,2%

Fonte: Morán-Ordóñez et al., npj Biodiversity, 2026. Percentuale delle combinazioni variabile-programma valutate, ostacoli parziali e totali compresi.

Nell'85,4% delle variabili valutate, inoltre, quello che i programmi producono non corrisponde, in tutto o in parte, alla definizione della variabile, e nel 47,1% dei programmi la corrispondenza manca del tutto. La frequenza dei rilievi, invece, è adeguata nel 63,4% dei casi. In altre parole, i dati spesso ci sono e arrivano con regolarità, ma non nella forma che servirebbe per confrontarli e sommarli.

Ne ricaviamo una lezione per chi monitora un sito aziendale. Un dato che resta chiuso nel foglio di calcolo di un consulente, raccolto con un protocollo che cambia ogni anno, ripete in piccolo gli stessi difetti. Conservare i dati grezzi, usare definizioni riconosciute e tenere fisso il metodo sono scelte da fare al primo anno: dopo, i dati raccolti in modo diverso non si recuperano.

Strumenti automatici: quanto ci si può fidare

Torniamo al tetto di Monaco. Lo studio pubblicato su PLOS ONE nel 2025 ha confrontato BirdNET, un programma che riconosce gli uccelli dal canto, con due esperti che hanno ascoltato gli stessi 930 minuti di registrazioni. Gli esperti hanno identificato 9.466 vocalizzazioni di 23 specie.

Con le impostazioni predefinite, senza alcuna taratura, BirdNET ha trovato tutte e 23 le specie, ma insieme a 70 specie che non c'erano: solo un quarto delle specie segnalate era corretto. Alzando a 0,8 la soglia minima di confidenza (quanto il programma deve essere sicuro perché un'identificazione venga accettata) e regolando la sensibilità, le specie corrette sono diventate 18, le specie perse 5 e i falsi allarmi 2. Riascoltando le registrazioni, uno dei due si è rivelato giusto: un tordo bottaccio che agli esperti era sfuggito. Gli autori concludono che, ben regolato, il riconoscimento automatico si avvicina a quello degli esperti, e raccomandano a chi lo usa di verificare le soglie nel proprio ambiente di registrazione, perché rumore di fondo, qualità del microfono e tipo di habitat cambiano il risultato.

Per un'azienda vuol dire chiedere a chi fa il monitoraggio due cose precise: con quale soglia sono state accettate le identificazioni, e se le registrazioni originali restano disponibili per ricontrollarle.

Come lo misuriamo noi

Nel nostro servizio per misurare la biodiversità nei siti aziendali lavoriamo su due livelli. A terra ci sono le stazioni Bird House, con un microfono per i canti, sensori di microclima e alimentazione solare, che registrano in continuo; le specie si riconoscono dai canti con BirdNET. Dall'alto usiamo le immagini satellitari del programma europeo Copernicus per la copertura del suolo, il vigore della vegetazione e la struttura dell'habitat. Nella tabella delle classi vuol dire coprire popolazioni e comunità di uccelli da una parte, struttura e funzionamento dell'ecosistema dall'altra. Partiamo da una fotografia della situazione di partenza e seguiamo il sito per più anni; canti originali e immagini restano consultabili, così un'identificazione dubbia si può riascoltare.

Monitoraggio della biodiversità per le aziende: da dove cominciare

Se devi impostare un monitoraggio, l'ordine utile è questo: scegli due o tre variabili che abbiano senso per il tuo sito e per quello che devi rendicontare, per esempio con lo standard europeo ESRS E4 sulla biodiversità; fotografa la situazione di partenza prima di qualsiasi intervento; fissa protocollo, stagione e soglie e non cambiarli da un anno all'altro. Per capire come trasformare questi dati in un bilancio del sito puoi leggere il nostro articolo sul bilancio della biodiversità nei siti aziendali; per un esempio di monitoraggio prima e dopo un intervento, quello sui nuovi criteri ambientali minimi per l'edilizia.

Cosa questi studi non dicono

Lo studio su npj Biodiversity usa una griglia di valutazione qualitativa, costruita su repertori di dati e su colloqui informali con i coordinatori dei programmi, e riguarda solo programmi coordinati a scala europea: non dice nulla della qualità dei dati nazionali o locali, che per alcuni gruppi esistono. L'indagine sui 274 programmi si basa su quello che hanno dichiarato i partecipanti all'indagine. Il confronto su BirdNET riguarda un solo sito urbano della Germania meridionale e, come scrivono gli autori, in altre regioni o ambienti i risultati possono cambiare; inoltre gli esperti hanno ascoltato le registrazioni, non osservato gli uccelli sul posto.

Fonti