Hai piantato una siepe lungo il confine del magazzino e due anni dopo le registrazioni contano più specie di uccelli. Il merito è della siepe o di una primavera più mite? Per verificare se un intervento per la biodiversità funziona servono due confronti insieme: prima e dopo l'intervento, e fra l'area dove sei intervenuto e un'area simile lasciata com'era. È il disegno BACI, dall'inglese Before-After Control-Impact (prima-dopo-controllo-impatto), e in una simulazione pubblicata sul Journal of Applied Ecology ha stimato l'effetto vero molto più spesso dei disegni semplici.

Cinque modi di misurare lo stesso intervento

Alec Christie e i colleghi del gruppo di scienza della conservazione dell'Università di Cambridge hanno messo a confronto cinque disegni di studio, cioè cinque modi di organizzare le misure:

  • Solo dopo (After): si misura soltanto l'area dell'intervento, dopo. Nella simulazione si confrontano il primo e l'ultimo rilievo del periodo successivo.
  • Prima-dopo (BA): si misura la stessa area prima e dopo l'intervento.
  • Controllo-impatto (CI): dopo l'intervento si confronta l'area trattata con un'area di controllo scelta da chi studia.
  • Prima-dopo-controllo-impatto (BACI): si misurano entrambe le aree, prima e dopo, e si guarda come cambia la differenza fra le due.
  • Studio randomizzato controllato (RCT): le aree vengono assegnate a sorte all'intervento o al controllo e si confrontano dopo.

Ogni disegno poggia su un'ipotesi. Il prima-dopo assume che, senza intervento, l'area non sarebbe cambiata; il controllo-impatto assume che l'unica differenza fra le due aree sia l'intervento. Il BACI usa la differenza misurata prima come termine di paragone per quella misurata dopo, e così toglie di mezzo sia l'annata sia le differenze di partenza fra le aree.

Quanto sbagliano i disegni più semplici

Gli autori hanno simulato una popolazione animale che, dopo un intervento, cambia densità di colpo. Per rendere realistiche le simulazioni hanno ricavato i parametri da 47 serie di dati ecologici reali: quanto cambiano di solito le aree di controllo da un periodo all'altro, quanto differiscono in partenza dalle aree trattate. Hanno provato 1000 scenari, con un numero di aree di intervento e di controllo fino a 50 per gruppo, e ripetuto ogni combinazione 1000 volte. Poi hanno contato quante volte ciascun disegno indovinava il segno dell'effetto (aumento o calo) e quante volte lo stimava con un errore entro il 30 per cento.

La tabella riporta i risultati con sei rilievi prima e sei dopo l'intervento e con lo stesso numero di aree trattate e di controllo, da 2 a 50 per gruppo, come nei grafici dello studio. I valori sono la quota di ripetizioni della simulazione andate a buon fine: "almeno" indica il valore più basso fra le diverse numerosità, "circa" un valore che cambia poco aggiungendo aree.

DisegnoStima con il segno giustoStima entro ±30% e con il segno giusto
Prima-dopo-controllo-impatto (BACI)almeno 94,1%almeno 65,6%
Studio randomizzato controllato (RCT)almeno 90,8%almeno 51,3%
Prima-dopo (BA)circa 76,3%almeno 22,4%
Controllo-impatto (CI)circa 74,7%almeno 20,4%
Solo dopo (After)circa 49,8%almeno 9,3%

Detto in rapporti, sempre con la soglia del 30 per cento: secondo gli autori il BACI ha fatto meglio da 1,3 a 1,8 volte rispetto allo studio randomizzato, da 2,9 a 4,2 volte rispetto al prima-dopo, da 3,2 a 4,6 volte rispetto al controllo-impatto e da 7,1 a 10,1 volte rispetto al solo dopo, a seconda del numero di aree. Misurare un sito solo dopo l'intervento, in questa simulazione, ha dato il segno giusto più o meno una volta su due, come tirare una moneta.

Perché più dati non salvano un disegno debole

Si potrebbe pensare che, con abbastanza rilievi, anche un confronto semplice diventi affidabile. La simulazione dice il contrario: aggiungendo aree, tutti i disegni tranne il BACI, compreso lo studio randomizzato, sono diventati più precisi intorno a una stima distorta. Gli intervalli di confidenza al 95 per cento, cioè il margine di incertezza attorno alla stima, si stringevano e finivano per escludere l'effetto vero sempre più spesso. Per il BACI, invece, l'effetto vero cadeva dentro l'intervallo di confidenza in circa il 99 per cento delle ripetizioni, e più dati portavano davvero la stima più vicino al vero.

C'è anche una direzione dell'errore. Il prima-dopo e il controllo-impatto hanno sottostimato l'effetto circa il doppio delle volte rispetto a quante lo hanno sovrastimato. Per un'azienda vuol dire che un intervento che funziona rischia di sembrare inutile.

Il BACI ha però un difetto, che gli autori dichiarano: con poche aree è poco potente. Con due aree trattate e due di controllo, circa il 45 per cento delle stime non risultava statisticamente significativo, cioè non permetteva di dire se l'effetto c'era, mentre le stime significative ma con il segno sbagliato erano intorno all'1 per cento. Un risultato BACI non significativo, con poche aree, va letto come "non abbiamo abbastanza dati", non come "l'intervento non funziona".

Quanto si usa davvero il disegno BACI

In un secondo studio su Nature Communications lo stesso gruppo ha esaminato 4.260 studi sugli interventi di conservazione della biodiversità raccolti nella banca dati Conservation Evidence. I disegni randomizzati e quelli con controllo e rilievi prima dell'intervento, BACI compreso, erano il 23 per cento. Il resto usava per lo più disegni più semplici. Su 49 serie di dati ambientali in cui si potevano confrontare più disegni sugli stessi dati, gli autori hanno trovato che i disegni randomizzati e quelli con controllo e rilievi prima davano di solito stime meno distorte dei disegni osservazionali più semplici.

Come verificare se un intervento per la biodiversità funziona nel tuo sito

Il BACI si decide prima di toccare il terreno, perché di solito i dati di partenza non si recuperano dopo; a volte esistono rilievi precedenti da riusare. Gli autori consigliano il BACI quando si conosce in anticipo il momento dell'intervento o quando ci sono dati di partenza recuperabili, e citano come esempio le opere infrastrutturali; in un sito aziendale vale per una siepe o un prato fiorito. In pratica:

  • scegli una o più aree di controllo simili a quella dell'intervento (habitat, esposizione, uso del suolo) e abbastanza lontane da non risentirne;
  • misura entrambe le aree prima dell'intervento, con lo stesso metodo e nello stesso periodo dell'anno, e poi continua dopo con le stesse regole, ripetendo i rilievi nel tempo;
  • prevedi più di una coppia di aree, se puoi: nei modelli degli autori le aree di controllo sembravano pesare più di quelle trattate sull'accuratezza del BACI.

Il punto di partenza è lo stesso della baseline di biodiversità, solo raddoppiato: una fotografia del sito trattato e una dell'area di controllo. E l'obiettivo va scritto in modo che il confronto possa dargli torto o ragione, come spiegato nell'articolo sugli obiettivi di biodiversità misurabili.

Cosa chiedono ESRS e UNI/PdR 179

Gli ESRS non prescrivono un disegno di studio. Negli ESRS modificati dal Regolamento delegato (UE) 2026/1563, pubblicato in Gazzetta il 21 settembre 2026, l'ESRS E4 rimanda all'ESRS 2 per azioni (GDR-A) e obiettivi (GDR-T), e il punto 50 dell'ESRS 2 dice che l'informativa sugli obiettivi serve a illustrare anche come l'impresa monitora l'efficacia delle proprie politiche e azioni e i progressi compiuti nel tempo. Le richieste dell'ESRS E4 sono riassunte nella nostra guida all'ESRS E4.

La bozza della UNI/PdR 179 messa in consultazione nel 2025 chiede, nel report annuale, i progressi rispetto ai target fissati espressi con dati quantitativi. Il resto del percorso è nell'articolo su come si costruisce un piano di miglioramento con la PdR 179.

Nessuno dei due testi nomina il BACI. La nostra opinione è che, quando un report dice che un intervento ha migliorato la biodiversità, la prima domanda di chi legge sia rispetto a cosa. Un confronto con un'area di controllo, misurata anche prima, è la risposta più solida che conosciamo, e i numeri di Christie e colleghi dicono quanto si perde senza.

Come lo facciamo noi

Con le aziende partiamo da un sopralluogo dei nostri biologi, che individuano le aree di maggior valore ecologico e definiscono un piano di monitoraggio su misura. Le stazioni registrano i canti degli uccelli 24 ore su 24 e riconoscono le specie con BirdNET, del Cornell Lab of Ornithology; il satellite segue copertura del suolo e vigore della vegetazione. Ogni rilevazione porta data, luogo e provenienza, e l'indice di biodiversità, una volta validato, viene bloccato, così il valore misurato prima dell'intervento resta quello. Per un confronto BACI il piano deve prevedere stazioni nell'area dell'intervento e in un'area di controllo, accese prima dei lavori, e va deciso al sopralluogo. Le stazioni coprono gli uccelli; piante e insetti richiedono rilievi sul campo con le stesse regole. Il percorso è descritto nella pagina sul monitoraggio della biodiversità per le aziende.

Cosa lo studio non dice

I numeri della tabella vengono da una simulazione, non da interventi misurati sul campo. Gli autori hanno simulato un cambiamento a gradino, netto e immediato, mentre nella realtà le popolazioni possono rispondere con ritardi e tendenze graduali: lo indicano come tema per lavori futuri. Avvertono anche che i risultati dipendono da quanto sono grandi, nei diversi ambiti dell'ecologia, le distorsioni misurate sulle 47 serie di dati. I valori in tabella si riferiscono a sei rilievi per periodo; gli autori riportano andamenti simili con un numero diverso di rilievi. Abbiamo letto la versione accettata del manoscritto, depositata nell'archivio dell'Università di Cambridge, che per le correzioni editoriali può differire dalla versione pubblicata. Lo studio su Nature Communications fotografa la banca dati Conservation Evidence nel 2019.

Fonti