Nel piano di biodiversità di un sito aziendale c'è scritto "migliorare la biodiversità delle aree verdi". Fra cinque anni qualcuno chiederà di quanto, rispetto a cosa e misurata come, e la frase non saprà rispondere. Per avere obiettivi di biodiversità misurabili si parte dalla misura: prima l'indicatore e la sua unità, poi l'area a cui si riferisce, il valore di partenza con il suo anno, il valore da raggiungere, la scadenza e il metodo con cui si rifarà la misura. Gli obiettivi globali di Aichi, fissati per il 2011-2020, mostrano un legame fra il modo in cui un obiettivo è scritto e i progressi ottenuti.
Cosa è andato storto con gli obiettivi di Aichi
Nel 2010 i paesi della Convenzione sulla diversità biologica (CBD) hanno adottato i 20 obiettivi di Aichi, da raggiungere quasi tutti entro il 2020. A metà strada il mondo non era in linea per raggiungerne la maggior parte, e una parte del problema, secondo gli studi che citiamo, stava nel modo in cui erano scritti. Nel 2016 Butchart, Di Marco e Watson li hanno analizzati parola per parola su Conservation Letters: il 70% degli obiettivi non conteneva elementi quantificabili, cioè una soglia numerica o un sì/no da verificare; alcuni usavano termini vaghi come "sostanzialmente"; la maggior parte metteva insieme troppe cose, fino a sette elementi diversi nello stesso obiettivo, e un terzo conteneva ripetizioni. Solo tre avevano soglie numeriche esplicite, almeno per una parte dei loro elementi, come la conservazione di almeno il 17% delle terre emerse e delle acque interne.
Tre anni dopo Green e colleghi hanno provato a misurare quanto contasse la scrittura. Su Conservation Biology hanno chiesto a esperti di organizzazioni non governative, università, governi ed enti internazionali di dare un voto da 0 a 10 agli elementi di almeno cinque obiettivi a testa (in tutto gli elementi sono 54), secondo criteri ricavati dallo schema SMART della gestione dei progetti: specifico, misurabile, ambizioso, realistico, senza ambiguità, applicabile a scale diverse. Hanno risposto 49 dei 441 invitati, con 20-34 voti per elemento. I voti sono stati poi confrontati con i progressi registrati da due valutazioni ufficiali, il Global Biodiversity Outlook 4 della CBD (GBO-4) e la valutazione globale dell'IPBES, la piattaforma scientifica intergovernativa sulla biodiversità.
Nella tabella, per ogni criterio, il valore p delle regressioni dello studio: sotto 0,05 il legame con i progressi si considera statisticamente significativo.
| Criterio | Come l'hanno definito gli autori | Legame con i progressi (GBO-4) | Legame con i progressi (IPBES) |
|---|---|---|---|
| Misurabile | i progressi si possono valutare con dati già disponibili o raccoglibili in tempo | positivo, p = 0,029 | positivo, p = 0,015 |
| Realistico | raggiungibile con i tempi, i mezzi e i finanziamenti plausibili | positivo, p = 0,007 | positivo, p = 0,017 |
| Senza ambiguità | facile da capire, con una sola interpretazione | positivo, p = 0,031 | positivo, p = 0,020 |
| Applicabile a scale diverse | vale a livello globale, regionale e nazionale | al limite, p = 0,055 | positivo, p = 0,017 |
| Specifico | obiettivi chiari, con percentuali e termini definiti | al limite, p = 0,057 | non significativo, p = 0,073 |
| Ambizioso | punta abbastanza in alto da fermare la perdita di biodiversità | nessun legame significativo, p = 0,318 | nessun legame significativo, p = 0,231 |
Con un altro test riportato nello studio, quello del rapporto di verosimiglianza, anche specificità e applicabilità risultano significative sui dati GBO-4. Per la specificità gli autori segnalano "qualche indizio": con un modello diverso, applicato ai dati IPBES, il legame risulta significativo. La scadenza, la T di SMART, non è stata valutata perché tutti gli obiettivi di Aichi ne avevano una, al 2015 o al 2020.
L'esempio più chiaro è dentro un singolo obiettivo, l'11 sulle aree protette. Le parti espresse come percentuale di superficie protetta avevano voti alti e, per le terre emerse, secondo la valutazione della CBD del 2014 erano sulla buona strada; le parti qualitative, come la gestione "efficace ed equa" o i sistemi "ben collegati", avevano voti molto più bassi e secondo la stessa valutazione difficilmente sarebbero state raggiunte entro il 2020.
Obiettivi di biodiversità misurabili: gli elementi che servono
Nel 2021, sempre su Conservation Letters, Martine Maron e altri quattordici autori, fra università, The Nature Conservancy, BirdLife International e UNEP-WCMC, hanno proposto sette principi per scrivere obiettivi di risultato che non si prestino a letture di comodo. Pensavano al nuovo quadro globale per la biodiversità allora in discussione, ma indicano che i principi valgono a ogni livello, dal globale al locale. Quelli che servono a un sito aziendale sono questi.
- Un anno di riferimento fisso. Senza, un "aumento" può voler dire soltanto fare meglio di un declino che sarebbe avvenuto comunque. Con un valore fissato in un anno preciso, gli indicatori si misurano sempre contro quel numero.
- Uno stato da raggiungere. "Guadagno netto" senza una cifra ammette ogni interpretazione, compreso un guadagno trascurabile.
- Gli elementi di biodiversità nominati uno per uno. Specie ed ecosistemi vanno trattati con obiettivi distinti.
- Nessuna sostituzione non dichiarata. Il calo di una specie bilanciato dall'aumento di un'altra può essere accettabile solo se la specie in calo non è minacciata e quella in aumento sì; e va deciso prima se la superficie persa di un habitat possa essere compensata dalle condizioni migliorate di un habitat simile in un altro luogo.
- I limiti. Per ciò che è insostituibile l'obiettivo è nessuna perdita, non nessuna perdita netta.
C'è poi la distinzione fra obiettivi di azione e obiettivi di risultato. Gli autori notano che tutti e sette gli obiettivi di azione collegati al primo obiettivo della bozza del quadro globale si potevano raggiungere senza ottenere il risultato atteso per la natura, e chiedono che ogni azione dichiari anche l'effetto che dovrebbe produrre. Piantare una siepe è un'azione; le specie di uccelli che la usano sono un risultato.
Una formula vaga si può riscrivere con questi elementi. Nella tabella i valori fra parentesi quadre li sceglie l'azienda, partendo dalla propria baseline.
| Formulazione vaga | Formulazione verificabile |
|---|---|
| Migliorare la biodiversità delle aree verdi | Entro il [anno], nelle [n] aree a prato del sito di [luogo], portare il numero medio di specie di uccelli rilevate in primavera da [valore del 2026] a [valore], con lo stesso protocollo di monitoraggio |
| Favorire gli impollinatori | Entro il [anno], trasformare [n] metri quadrati di prato rasato in prato fiorito (azione) e verificare con [n] uscite estive l'aumento delle visite di api selvatiche rispetto al [anno base] (risultato) |
| Ridurre le specie invasive | Entro il [anno], ridurre del [percentuale] la superficie occupata da [specie] nell'area [nome], misurata con la mappatura del [anno base]; nessuna specie protetta presente nel [anno base] deve scomparire dal sito |
Cosa chiedono ESRS E4 e UNI/PdR 179 sugli obiettivi
Gli ESRS sono i principi europei di rendicontazione di sostenibilità previsti dalla CSRD. La versione rivista dal regolamento delegato (UE) 2026/1563, che entra in vigore il 10 novembre 2026 e si applica agli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2027, rimanda per gli obiettivi di biodiversità (obbligo E4-4) alla regola generale sugli obiettivi dell'ESRS 2, chiamata GDR-T. Chi ha fissato obiettivi deve comunicare, fra l'altro, il valore da conseguire con la sua unità di misura, l'ambito e i confini geografici, il valore base e l'anno da cui si misurano i progressi, il periodo e gli eventuali traguardi intermedi, le metodologie usate e se l'obiettivo si basa su "dati scientifici certi", cioè informazioni biofisiche sottoposte a revisione fra pari o provenienti da fonti autorevoli. Il requisito applicativo dell'E4 aggiunge che gli obiettivi possono riguardare le pressioni sulla natura o il suo stato, e possono essere fissati per un sito, un paesaggio, l'impresa o la catena del valore. Chi non ha fissato obiettivi misurabili deve dire se e come controlla comunque l'efficacia delle proprie azioni. Sono in buona parte gli stessi elementi indicati dagli studi sugli obiettivi di Aichi. Il resto dell'obbligo è spiegato nell'articolo sull'ESRS E4.
La UNI/PdR 179 è la prassi di riferimento italiana sull'impronta di biodiversità delle organizzazioni. La sua bozza, messa in consultazione fino al 27 aprile 2025, chiede invece che il piano di biodiversità fissi target a cinque anni legati agli indicatori scelti nella valutazione iniziale, con la MSA (Mean Species Abundance, abbondanza media delle specie) obbligatoria, e che il piano non preveda un peggioramento rispetto alla baseline. Fra gli esempi cita l'aumento del 15% della copertura vegetale con specie autoctone e la riduzione del 10% delle specie invasive. Scritti così, come esempi, non indicano il valore e l'anno di partenza né il metodo: nel piano vanno presi dalla baseline e dal disegno di monitoraggio che la stessa bozza chiede di definire. Come si costruisce il resto del piano è nella nostra guida alla UNI/PdR 179, mentre per gli obiettivi che partono dalla scienza ambientale a livello d'impresa c'è l'articolo sugli obiettivi basati sulla scienza per la natura.
Il valore di partenza deve restare fermo
Un obiettivo misurabile è utile solo se il numero di partenza non cambia mentre lo si insegue. Prima dei target serve quindi una baseline di biodiversità raccolta con un protocollo che si possa ripetere identico. Nel nostro monitoraggio della biodiversità per le aziende partiamo da un sopralluogo dei biologi, che definiscono con l'azienda un piano di monitoraggio; le stazioni sul campo registrano i canti degli uccelli 24 ore su 24 e li riconoscono con BirdNET, del Cornell Lab of Ornithology, mentre il satellite segue copertura del suolo e vigore della vegetazione. I dati confluiscono in un indice di biodiversità confrontabile nel tempo e tra siti, tracciato in ogni passaggio e bloccato una volta validato. Un valore bloccato può fare da valore base, quello che la GDR-T chiede di dichiarare con il suo anno, e un indicatore rilevato sempre con lo stesso metodo permette di valutare i progressi con dati disponibili, che è la definizione di misurabile usata da Green e colleghi.
Cosa questi studi non dicono
Green e colleghi presentano i loro risultati come indicativi: le risposte sono 49, in maggioranza dal gruppo regionale ONU dell'Europa occidentale e altri paesi, e lo studio mostra associazioni, non cause. I voti sull'ambizione, inoltre, erano molto simili fra un elemento e l'altro, e questo rende più difficile vedere un legame. I meccanismi, scrivono, andrebbero studiati. I voti misurano come gli esperti percepivano gli obiettivi e i progressi vengono da valutazioni globali: lo studio non dice quanto lo schema valga per un singolo sito aziendale. Butchart e colleghi analizzano il testo degli obiettivi, senza dati sui risultati. Maron e colleghi propongono principi in un articolo di indirizzo, senza raccogliere dati nuovi. Della UNI/PdR 179 abbiamo letto la bozza in consultazione, che UNI avverte potrebbe differire dal testo definitivo.
Fonti
- Green E.J., Buchanan G.M., Butchart S.H.M., Chandler G.M., Burgess N.D., Hill S.L.L., Gregory R.D., Relating characteristics of global biodiversity targets to reported progress, Conservation Biology 33(6), 1360-1369, 2019
- Butchart S.H.M., Di Marco M., Watson J.E.M., Formulating smart commitments on biodiversity: lessons from the Aichi Targets, Conservation Letters 9(6), 457-468, 2016
- Maron M., Juffe-Bignoli D., Krueger L. e altri, Setting robust biodiversity goals, Conservation Letters 14(5), e12816, 2021
- Commissione europea, Regolamento delegato (UE) 2026/1563 che modifica gli ESRS, GU L del 21/9/2026
- UNI, progetto di prassi di riferimento UNI/PdR 179 in consultazione pubblica fino al 27/04/2025, 2025
- Foto di copertina: Natalie Kinnear, Unsplash