Un'azienda decide di trasformare un piazzale in prato, piantare una siepe o tagliare meno l'erba delle aree verdi, e fra qualche anno dovrà dire se è servito. Per dirlo le serve una baseline di biodiversità: la fotografia del sito prima degli interventi, scattata in modo che si possa rifare identica. In breve, si decide prima con che cosa si confronterà il risultato. Poi si misurano sul campo pochi gruppi di organismi con un protocollo fisso: stessa stagione, stesso numero di uscite, punti ritrovabili. Dove si può, si tiene un'area di confronto in cui non si interviene. E si annota l'elenco delle specie, oltre al loro numero. Il conteggio delle specie, da solo, può salire mentre la biodiversità della zona si impoverisce: lo mostrano dodici anni di rilievi nelle praterie austriache.

Cos'è la baseline di biodiversità di un sito

La UNI/PdR 179 è la prassi di riferimento italiana sull'impronta di biodiversità. La bozza messa in consultazione da UNI fino al 27 aprile 2025, con lo stesso titolo del testo poi pubblicato, definisce la baseline come il riferimento quantitativo dello stato della biodiversità nell'area in assenza del progetto. Nella bozza la baseline del sito nasce da un'analisi preliminare (i fattori di pressione, dei quali solo l'uso del suolo è obbligatorio per tutti, la vicinanza ad aree protette, la presenza di specie a rischio), il piano non può prevedere un peggioramento rispetto a quel punto di partenza e le dichiarazioni sulla gestione dell'impronta (il punto 5 della prassi) devono indicare la data a cui si riferiscono la baseline o il piano. Come si costruisce il resto del piano l'abbiamo raccontato nella guida alla UNI/PdR 179.

In ecologia la domanda è più vecchia della prassi. Nel 2014 Bull e colleghi, su Conservation Biology, hanno distinto due modi di fissare il termine di paragone: la baseline vera e propria, cioè la biodiversità nota in un momento preciso, e il controfattuale, cioè lo scenario che si sarebbe avuto senza l'intervento. Il loro esempio è il lago d'Aral: secondo il dato che citano, il 74% della sua superficie è passato da lago salato a macchia semiarida nei decenni recenti, quindi prendere come riferimento il 1960 o il 2000 cambia il giudizio su qualunque intervento.

Dodici anni di prati austriaci: il numero di specie sale, la varietà no

Kapitany, Wrbka e Dullinger hanno pubblicato online a novembre 2025 su Landscape Ecology i rilievi botanici fatti ogni giugno, dal 2013 al 2024, nei prati falciati, nei pascoli e negli incolti del Seewinkel, nel Burgenland austriaco, in gran parte nella fascia esterna del parco nazionale Neusiedler See. Ogni anno hanno campionato 120 aree di 2 metri per 5: quattro per sito, agli angoli di un quadrato di 30 metri ritrovato con il GPS. In dodici anni i siti sono stati 102, visitati da una a dodici volte, per più di 29.500 segnalazioni di piante.

Che cosa è stato misuratoRisultato fra il 2013 e il 2024Test statistico
Specie per area di campionamento (valori stimati dal modello)da 18,3 a 21p < 0,001
Specie in comune fra due aree (indice di Sørensen medio)dal 20,9% al 29%p < 0,001
Specie totali registrate ogni annonessuna tendenza significativaregressione non significativa
Specie analizzate una per una (presenti in almeno 5 anni)229: 95 più frequenti (41,5%), 134 meno frequenti (58,5%), lieve calo in media
Specie comuni all'inizio (13)più frequentip < 0,05
Specie intermedie (31) e rare (185) all'iniziomeno frequentip < 0,05
Specie minacciate per area di campionamentonessuna tendenza significativa

Chi guardasse solo la prima riga direbbe che i prati stanno meglio: quasi tre specie in più per area. Le altre righe raccontano come ci si è arrivati. Le specie già comuni nei primi tre anni si sono diffuse ancora, quelle intermedie e rare sono diventate meno frequenti, le aree di campionamento si sono assomigliate sempre di più e il numero complessivo di specie trovate ogni anno non è cresciuto. Gli autori parlano di omogeneizzazione e la legano soprattutto all'inaridimento: sono aumentate le piante dei suoli secchi e calate quelle dei suoli umidi e bagnati, in un'area dove, scrivono, pesano i prelievi di falda per le colture irrigue e il clima più caldo. Nel periodo studiato, però, l'indice di siccità che hanno controllato non mostra una tendenza: l'ipotesi che dietro ci sia il meteo non ha trovato conferma.

La loro conclusione riguarda da vicino chi deve dimostrare l'effetto di un intervento: l'andamento della ricchezza di specie locale, da solo, va trattato con cautela quando si valuta l'efficacia delle misure di conservazione. Per accorgersi del degrado bisogna seguire anche le singole specie.

Cosa registrare nella baseline di un sito aziendale

Dallo studio austriaco ricaviamo quattro indicazioni pratiche per chi prepara la baseline di un sito.

  • L'elenco delle specie per ogni punto, oltre al totale. Con l'elenco si può calcolare dopo quante specie hanno in comune due punti e quali specie salgono o scendono. Per riassumere i dati esistono indici come quello di Shannon o i numeri di Hill, ma i dati grezzi vanno conservati.
  • Punti fissi e ritrovabili. Gli autori indicano come limite del loro lavoro proprio il fatto che i siti non fossero sempre gli stessi, e raccomandano di ripetere i rilievi su un insieme fisso di siti.
  • Lo stesso periodo dell'anno. Nel Seewinkel si è campionato sempre a giugno; un rilievo fatto un altro mese misura un'altra stagione, non un cambiamento.
  • Il contesto oltre il recinto. Se la zona intorno sta cambiando, come con l'inaridimento austriaco, una baseline fissa rischia di attribuire all'azienda anche quello che succede fuori. Qui torna il controfattuale di Bull.

Baseline fissa o area di controllo: con cosa si confronta il risultato

Bull e colleghi hanno studiato le compensazioni, cioè gli interventi che devono bilanciare altrove la natura persa con un'opera, il cui obiettivo è nessuna perdita netta di biodiversità. Nei loro modelli, con una baseline fissa l'obiettivo si raggiungeva più difficilmente dove la biodiversità era già in calo che dove era stabile o in aumento; con il controfattuale senza l'opera, invece, era raggiungibile solo dove la biodiversità era in calo, perché in quel caso basta fare meglio del declino che ci sarebbe stato comunque. Gli autori ammettono che la scelta del riferimento è in parte soggettiva, ma chiedono una cosa sola: che venga dichiarata in modo trasparente, valutandone le conseguenze prima dell'intervento.

In pratica, per un sito aziendale il controfattuale si approssima con un'area di controllo simile al sito, dove non si interviene, misurata con lo stesso protocollo prima e dopo. È il disegno che in inglese si chiama BACI, prima e dopo, controllo e intervento.

Quante uscite servono: il protocollo europeo FRAMEwork

Un esempio di baseline progettata per essere rifatta viene da FRAMEwork, progetto europeo Horizon 2020 descritto da Nichols e colleghi su PLOS One a marzo 2026. Undici gruppi di aziende agricole vicine in nove paesi europei; dieci sono affiancati da un'area di controllo simile a circa 2 km di distanza, mentre quello inglese ne è rimasto senza. Nel 2021 si sono fatti rilievi di prova (in qualche caso tenuti come baseline), nel 2022 la baseline, prima di qualunque nuova misura per la biodiversità, e nel 2024 il secondo rilievo.

GruppoMetodoUscite per annoPeriodo
Uccelli nidificantitransetto (un percorso fisso lungo cui si contano gli animali) di 1 km o 500 m per quadrato, a partire da almeno un'ora dopo l'alba e finito entro metà mattina21 aprile - 15 maggio e 16 maggio - 30 giugno
Bombi e farfalletransetti di 50 m nei diversi habitat, fra le 10 e le 174, una al mese, a distanza di almeno due settimane1 maggio - 30 agosto
Api solitarie e sirfidi (mosche simili a piccole vespe che visitano i fiori)trappole a piatto colorate, lasciate da 6 a 48 ore4, con i transetti1 maggio - 30 agosto
Vegetazionerilievo di tutti i punti entro 2-3 settimane2fine primavera, prima dello sfalcio o del pascolo se possibile, e luglio-agosto

Prima di partire, il gruppo di ricerca ha calcolato che servivano almeno quattro quadrati nell'area d'intervento e quattro in quella di controllo per avere una fiducia del 72,8% di cogliere, a fine progetto, la direzione giusta del cambiamento fra intervento e controllo, in meglio o in peggio. Nel solo anno di baseline i rilievi hanno coperto 103,75 km², con più di 3.700 ore di lavoro sul campo e più di 2.600 ore di identificazione delle specie in laboratorio. Gli autori suggeriscono di ripetere i rilievi ogni 3-5 anni. Per gli uccelli, il confronto fra chi ascolta sul posto e i registratori l'abbiamo approfondito parlando di registratori acustici e punti d'ascolto.

Come fissiamo noi la baseline

Con le aziende partiamo da un sopralluogo dei nostri biologi, che individuano le aree di maggior valore ecologico e definiscono un piano di monitoraggio. Poi installiamo stazioni con un microfono che registra i canti degli uccelli 24 ore su 24: le specie si riconoscono con BirdNET, del Cornell Lab of Ornithology, e ogni rilevazione porta data, luogo e provenienza, mentre il satellite aggiunge habitat e vigore della vegetazione. Una stazione resta nello stesso punto e ascolta con lo stesso strumento prima e dopo gli interventi, in linea con la raccomandazione degli autori austriaci di ripetere i rilievi sugli stessi siti. L'indice di biodiversità che ne ricaviamo, una volta validato, viene bloccato, così il punto di partenza resta quello anche dopo. Le stazioni coprono gli uccelli: piante e insetti, se il piano li prevede, richiedono rilievi sul campo come quelli descritti sopra. Il percorso è spiegato nella pagina sul monitoraggio della biodiversità per le aziende; il quadro generale di cosa si misura lo trovi nella guida al monitoraggio della biodiversità.

Cosa queste fonti non dicono

Lo studio austriaco riguarda solo le piante vascolari di un'area di praterie e copre dodici anni, un periodo che gli autori stessi giudicano relativamente breve; il numero di visite variava da sito a sito, un limite che dichiarano. Il lavoro su FRAMEwork descrive il protocollo e mostra risultati attesi, non ancora l'esito del confronto fra prima e dopo; ricorda inoltre che riconoscere tutti gli uccelli di campagna a vista e a canto richiede rilevatori esperti, e che il gruppo inglese è rimasto senza area di controllo. Il modello di Bull ha parametri arbitrari e gli autori avvertono che anche una baseline fissa ha un errore di misura. Infine, la PdR 179 citata qui è la bozza in consultazione: prima di usarne le definizioni in un piano vero, vanno controllate sul testo pubblicato.

Fonti