Un cliente o un investitore ti chiede se la tua azienda ha obiettivi basati sulla scienza per la natura, e la sigla che salta fuori è SBTN, lo Science Based Targets Network. La risposta breve è che SBTN chiede tre passi prima di arrivare a un numero. Nel primo si individuano le pressioni sulla natura che contano davvero per le tue attività e per la tua filiera. Nel secondo si scelgono i luoghi dove intervenire, incrociando quelle pressioni con lo stato della natura del posto. Nel terzo si fissano obiettivi per l'acqua dolce e per il suolo, calcolati su quanto può sopportare il bacino o il paesaggio, e li si può far validare da un ente indipendente. Qui seguiamo la versione 2.0 delle regole, uscita a ottobre 2026.
Cos'è SBTN e quante aziende hanno già obiettivi validati
SBTN ha costruito un metodo per fissare obiettivi sulla natura; per i gas serra rimanda alla Science Based Targets initiative. Il metodo è volontario, ma la guida del passo 1 ricorda che i risultati dei primi due passi servono anche per la rendicontazione CSRD e per la due diligence, e la guida sull'acqua dolce precisa che chi rendiconta secondo la CSRD può riusare gli obiettivi per l'acqua validati nelle informative richieste dagli ESRS.
Secondo l'annuncio della versione 2.0, a ottobre 2026 più di 300 aziende in 40 paesi stavano lavorando con i metodi SBTN, 45 avevano dichiarato pubblicamente di voler fissare obiettivi e oltre 60 obiettivi per il suolo e per l'acqua dolce erano stati validati, distribuiti su 18 aziende. Secondo la guida del passo 1, la versione 2.0 tiene conto del pilota di validazione condotto con 17 aziende fra il 2023 e il 2024. La tabella riassume cosa chiede ciascuno dei tre passi.
| Passo SBTN | Domanda a cui risponde | Cosa chiede in concreto |
|---|---|---|
| 1. Assess (valutare) | Quali pressioni sulla natura sono materiali? | Screening su 8 categorie di pressione; poi inventario del 100% dei siti propri e di almeno il 90% dei volumi acquistati, sia delle materie prime ad alto impatto sia del resto; stato della natura con almeno un indicatore di specie e uno di ecosistema per luogo |
| 2. Interpret & Prioritize (interpretare e scegliere) | Dove intervenire per primi? | Classifica dei luoghi per pressione e per biodiversità; consigliati almeno 10 luoghi per categoria di pressione, senza un minimo obbligatorio |
| 3. Measure, Set & Disclose: acqua dolce | Di quanto ridurre ed entro quando? | Obiettivi su prelievi o consumi, nutrienti e pesticidi; base di 5 anni; anno obiettivo a 5 anni dall'invio, fino a 10 se la riduzione è del 25% o più, oppure con una giustificazione |
| 3. Measure, Set & Disclose: suolo | Cosa non convertire e cosa ripristinare? | Tre obiettivi insieme se il suolo è materiale: nessuna conversione di ecosistemi naturali dopo il 2020, rigenerazione dei terreni produttivi, impegno nel paesaggio |
Passo 1: quali pressioni sulla natura sono materiali per la tua azienda
Il primo passo parte da uno screening rapido. Si elencano le attività economiche dei propri siti e gli acquisti degli ultimi cinque anni, e per ognuna si guarda quali pressioni sono probabilmente materiali, cioè abbastanza rilevanti da richiedere un obiettivo. Le categorie sono otto: uso del suolo, uso di acque dolci, uso del fondale marino, volume d'acqua prelevato, prelievo di risorse biologiche, gas serra, nutrienti e sostanze tossiche rilasciate in acqua e suolo. Lo strumento è il Materiality Screening Tool di SBTN oppure la banca dati ENCORE nella versione 2024, senza combinarli: una pressione conta come materiale quando il punteggio dell'attività supera la mediana di tutte le attività di ENCORE per quella pressione. Abbiamo raccontato come leggere quei giudizi nell'articolo su ENCORE, dipendenze e impatti sulla natura. In questa fase non servono ancora luoghi né volumi.
Gli acquisti si confrontano con la lista SBTN delle materie prime ad alto impatto, che comprende tutte quelle del regolamento europeo sulla deforestazione. Poi arriva l'inventario, con le pressioni quantificate luogo per luogo per tutti i siti propri e per almeno il 90% degli acquisti.
Accanto alle pressioni si raccoglie lo stato della natura, perché, come scrive la guida, pressioni della stessa entità possono avere un peso diverso a seconda del contesto ecologico. Per la biodiversità bisogna valutare almeno un indicatore a livello di specie e uno a livello di ecosistema per ogni luogo. La guida raccomanda STAR (Species Threat Abatement and Restoration), disponibile tramite lo strumento IBAT, per il rischio di estinzione, e l'Ecosystem Integrity Index per l'integrità degli ecosistemi terrestri, ma ammette metriche alternative che rientrino nelle stesse categorie. Questi indicatori si applicano alla scala del bacino o dell'ecoregione.
Quale indicatore di biodiversità usare: tre risposte dagli stessi dati
Che cosa cambia scegliendo un indicatore invece di un altro lo mostra uno studio pubblicato nel 2025 su Nature Communications da Rabeschini, Persson, West e Kastner. Con gli stessi dati di uso del suolo del Cerrado brasiliano, su una griglia di 5 km, hanno calcolato l'impatto dell'agricoltura sui vertebrati terrestri con tre indicatori: la relazione specie-area nella variante detta countryside (cSAR), STAR e lo Species Habitat Index (SHI).
| Indicatore | Cosa misura | Impatto dell'agricoltura nel Cerrado al 2021 |
|---|---|---|
| cSAR, scala dell'ecoregione | specie che rischiano di scomparire dalla regione | 287 specie, circa il 13% di quelle presenti |
| cSAR, scala globale | specie a rischio di estinzione globale | 14 specie |
| STAR | quanto si ridurrebbe il rischio di estinzione eliminando una minaccia | l'agricoltura pesa per il 60% del punteggio totale, calcolato su 635 specie minacciate di declino |
| SHI | perdita di estensione e connessione degli habitat | 35% in media, fra il 41% e il 51% nelle aree più colpite del sud-ovest |
Gli autori concludono che gli indicatori sono complementari: cSAR e SHI servono per guardare indietro, cioè per attribuire la responsabilità delle trasformazioni passate, mentre STAR serve per guardare avanti, cioè per trovare le aree dove ridurre le minacce evita più estinzioni. Anche SBTN chiede più di un indicatore di biodiversità per luogo, e secondo noi lo studio mostra perché: ogni indicatore risponde a una domanda diversa. Per chi fissa obiettivi aziendali la conseguenza pratica è dichiarare quale indicatore si usa e per quale domanda, perché le classifiche dei luoghi del passo 2 dipendono da questa scelta.
Passo 2: dove fissare gli obiettivi basati sulla scienza per la natura
Il secondo passo trasforma l'inventario in una classifica. Per ogni categoria di pressione si normalizzano fra 0 e 1 la pressione dell'azienda e lo stato della natura sensibile a quella pressione, e si moltiplicano: un prelievo d'acqua modesto in un bacino già in crisi può finire più in alto di un prelievo grande in un bacino abbondante. Alla classifica per pressione si somma quella per biodiversità, costruita con gli indicatori di specie e di ecosistema. Le dipendenze dai servizi ecosistemici servono solo a sciogliere i pareggi: la guida avverte di non considerare prioritario un luogo da cui l'azienda dipende molto ma su cui pesa poco.
La guida consiglia di scegliere almeno dieci luoghi per categoria di pressione, senza imporre un minimo, e chiede di pubblicare la posizione in classifica di quelli scelti. Dove la filiera non è abbastanza tracciabile si possono fissare due obiettivi di supporto: il coinvolgimento dei fornitori, perché adottino a loro volta obiettivi validati, e il miglioramento della tracciabilità. Il percorso somiglia alla fase di localizzazione dell'approccio LEAP del TNFD.
Passo 3: gli obiettivi per l'acqua dolce
Per l'acqua dolce la guida del terzo passo parte dal bacino: prima si calcola quanta pressione il bacino può sopportare per restare nello stato di natura desiderato, poi la riduzione necessaria si applica alla pressione dell'azienda in quel bacino. Gli obiettivi sono tre: quantità prelevata, nutrienti e, novità della versione 2.0, pesticidi. Per i nutrienti le soglie globali sono 0,80 mg di azoto totale per litro e 0,046 mg di fosforo totale per litro. I pesticidi altamente pericolosi vanno eliminati almeno per metà entro il 2030 e del tutto entro il 2035.
Passo 3: gli obiettivi per il suolo
Se il suolo risulta materiale nel primo passo, la guida sul suolo chiede tutti e tre gli obiettivi. Il primo è nessuna conversione di ecosistemi naturali, con una data limite non successiva al 2020: entro due anni da quando si fissa l'obiettivo per i siti propri, entro il 2030 per le forniture, qualunque sia l'anno in cui l'obiettivo viene fissato. Il riferimento sono tutti gli ecosistemi naturali, non solo le foreste, e i dati spiegano perché. Uno studio pubblicato nel 2026 su PNAS da Kan e colleghi ha trovato che fra il 2005 e il 2020 gli ecosistemi naturali non forestali, come praterie e zone umide, sono stati convertiti a un tasso quasi quattro volte superiore a quello delle aree con alberi più alti di 5 metri, e che metà della conversione era legata ai pascoli.
Il secondo riguarda i terreni produttivi, con obiettivi di superficie o di qualità del suolo a scelta: per esempio mantenere o portare la copertura di ecosistemi naturali o seminaturali ad almeno il 25% per chilometro quadrato oppure, per chi ha un legame materiale con l'agricoltura, ridurre l'impronta agricola dello 0,35% l'anno, cioè del 3,5% al 2030 rispetto al 2020. Il terzo è l'impegno in iniziative di paesaggio: una che copra almeno il 10% dell'area di impatto stimata dell'azienda, oppure due di qualsiasi dimensione.
Validazione, pubblicazione e cosa non si può dichiarare
Gli obiettivi li valida l'Accountability Accelerator, l'ente indipendente indicato da SBTN, e, secondo la guida del passo 1, la validazione resta valida cinque anni, dopo i quali va rinnovata. Secondo la guida sulle dichiarazioni pubbliche, gli obiettivi validati vanno pubblicati entro sei mesi dalla lettera di esito, e chi non intende pubblicarli non può fare dichiarazioni pubbliche. Sono vietati il logo SBTN e le espressioni "nature positive" e "net positive" legate agli obiettivi.
Dove servono dati misurati sul sito
Gli indicatori globali raccomandati da SBTN descrivono il bacino o l'ecoregione. Per un sito produttivo scelto come prioritario resta da sapere cosa succede dentro il perimetro, e se gli interventi lo cambiano nel tempo. Con il monitoraggio della biodiversità per le aziende produciamo dati primari tracciabili: le stazioni Bird House registrano i canti con un microfono e il microclima con i sensori, le specie si riconoscono dai canti con BirdNET, e i dati del satellite Copernicus descrivono copertura del suolo, vigore della vegetazione e struttura dell'habitat. Li fondiamo in un punteggio confrontabile nel tempo e fra siti, con una baseline iniziale e un monitoraggio pluriennale; per gli alberi dei progetti di riforestazione facciamo un censimento totale invece di stimare da un campione. Secondo noi questi dati si affiancano agli indicatori di SBTN sui luoghi già scelti, come per i dati che chiede l'ESRS E4.
I limiti degli studi e della guida
Lo studio sul Cerrado usa apposta gli stessi dati per tutti e tre gli indicatori, quindi mostra l'effetto della scelta dell'indicatore e non l'incertezza dei dati di partenza; gli autori avvertono che attribuire gli impatti a singole colture aumenta molto l'incertezza, perché i dati spaziali esistono solo per alcune colture. Lo studio pubblicato su PNAS non riporta intervalli di confidenza, perché manca una verifica di accuratezza delle mappe, e per questo dà solo stime in proporzione e non superfici assolute. Quanto a SBTN, la guida sulle dichiarazioni pubbliche che abbiamo letto, la 1.2 del 2025, copre le versioni precedenti dei metodi e non ancora la 2.0, e il passo dedicato al monitoraggio dei progressi è ancora in preparazione.
Se stai valutando di fissare obiettivi SBTN, il primo lavoro utile è l'inventario dei siti con le loro attività: è lì che si vede quali luoghi avranno bisogno di dati di stato della natura e quali di una misura sul campo, e da lì puoi partire con un piano di monitoraggio della biodiversità nei siti aziendali.
Fonti
- Science Based Targets Network, Technical Guidance Step 1: Assess, versione 2.0, 2026
- Science Based Targets Network, Technical Guidance Step 2: Interpret & Prioritize, versione 2.0, 2026
- Science Based Targets Network, Technical Guidance Step 3: Freshwater, versione 2.0, 2026
- Science Based Targets Network, Technical Guidance Step 3: Land, versione 2.0, 2026
- Science Based Targets Network, Claims and Disclosure Guidance V1.2, 2025
- Science Based Targets Network, Science-Based Targets for Nature 2.0: a practical route to credible action on nature, 2026
- Rabeschini G., Persson U.M., West C., Kastner T., Choosing fit-for-purpose biodiversity impact indicators for agriculture in the Brazilian Cerrado ecoregion, Nature Communications 16, 1799, 2025
- Kan S. e altri, Overlooked and overexploited: Extensive conversion of grasslands and wetlands driven by global food, feed, and bioenergy demand, PNAS 123(9), 2026
- Foto di copertina: Valentin Balan, Unsplash