Se compri latte, grano o carne da decine di aziende agricole, prima o poi qualcuno ti chiede quanta biodiversità c'è nella tua filiera, e tu non puoi mandare un botanico in ogni campo. Per misurare la biodiversità presso i fornitori agricoli ci sono due tipi di indicatori: quelli che descrivono le pratiche del fornitore, come le siepi, i prati non arati o l'uso di insetticidi, e quelli che contano le specie. I primi si raccolgono con un questionario ma non misurano il risultato; i secondi costano di più, però uno studio appena pubblicato mostra che anche un conteggio fatto dall'agricoltore, in circa un'ora, va nella stessa direzione di quello di un esperto.
Pratiche o specie: cosa chiede l'ESRS E4 sulla filiera
Il principio europeo sulla biodiversità, l'ESRS E4, nella versione modificata dal regolamento delegato (UE) 2026/1563 del 3 luglio 2026, chiede all'impresa di rendere noti i propri obiettivi in materia di biodiversità. Nei requisiti applicativi spiega che questi obiettivi riguardano in genere le pressioni sulla natura, cioè i fattori che la cambiano, e lo stato della natura, cioè estensione e condizioni di specie ed ecosistemi. Aggiunge che si possono fissare a livelli diversi, fra cui quello della catena del valore a monte, cioè dei fornitori.
Per un'azienda della filiera agroalimentare questa distinzione corrisponde ai due tipi di indicatore. Un indicatore di pratica dice cosa fa il fornitore; un indicatore di stato dice cosa vive nei suoi campi. Per capire da dove partire abbiamo letto quattro lavori: uno su uno strumento a punteggio per le pratiche, uno che confronta i rilievi degli agricoltori con quelli dei botanici e due del progetto europeo BioBio sui costi del monitoraggio nelle aziende agricole. Il quadro normativo completo l'abbiamo raccontato nella guida all'ESRS E4 per le aziende.
Indicatori di pratica: come funziona un punteggio sulle azioni del fornitore
La Cool Farm Biodiversity metric è uno strumento online gratuito, descritto nel 2024 da Crowther e colleghi su Ecological Indicators. L'agricoltore risponde a domande sulla gestione della sua azienda e ottiene un punteggio per quattro componenti: prodotti, pratiche di produzione, piccoli habitat e grandi habitat. Ogni punteggio è la somma dei punti ottenuti, espressa in percentuale del massimo possibile. I punti di ogni azione vengono dal giudizio di esperti e, dove esistono, dalle prove sperimentali raccolte nel database Conservation Evidence. Secondo gli autori lo strumento è stato usato da oltre 4.000 aziende nel mondo ed è pensato sia per gli agricoltori sia per chi sta lungo la filiera.
| Versione dello strumento | Azioni definite | Azioni con punteggio positivo | Domande | Gruppi di specie | Azioni con prove sperimentali |
|---|---|---|---|---|---|
| Foreste temperate | 150 | 115 | 29 | 11 | 23 su 115 (20%) |
| Mediterraneo e zone semiaride | 188 | 148 | 30 | 12 | 19 su 148 (13%) |
Fonte: Crowther e altri (2024), paragrafi 3.1.1 e 3.1.2. Per "prove sperimentali" si intende un punteggio di evidenza pari ad almeno 1, per la biodiversità in generale o per almeno un gruppo di specie.
La tabella dice una cosa che chi compra deve sapere: nella versione per il Mediterraneo e le zone semiaride solo il 13% delle azioni premiate ha prove sperimentali che ne indicano l'efficacia, mentre il resto si regge sul giudizio degli esperti. Gli autori sono espliciti sui limiti. Lo strumento non misura i risultati in azienda, quindi confrontando due aziende un punteggio più alto non corrisponde sempre a più biodiversità. Gli habitat non sono pesati per superficie, e due aziende con un piccolo e un grande prato dello stesso tipo prendono gli stessi punti. I punteggi non vanno confrontati fra sistemi agricoli molto diversi, e la verifica sul campo deve ancora essere fatta. Come esempio di verifica citano un sistema svizzero a punti, convalidato su 133 aziende confrontando il punteggio con la biodiversità rilevata.
Indicatori di stato: quanto valgono i conteggi fatti dagli agricoltori
Lo studio che ci è sembrato più utile per chi vuole un dato sulle specie senza pagare un esperto per ogni fornitore è di Staton e colleghi, appena pubblicato su Agriculture, Ecosystems & Environment nel fascicolo datato febbraio 2027. Gli autori hanno prima esaminato 14 programmi europei di monitoraggio affidato agli agricoltori, poi hanno messo alla prova alcuni indicatori semplici su prati e pascoli di 26 aziende a bassa intensità: 10 nel Regno Unito, 6 in Svezia e 10 in Romania. In un campo per azienda un botanico ha scelto tre quadrati di 5 metri per 5 e vi ha elencato tutte le specie di piante. Nel Regno Unito e in Svezia, prima di lui e negli stessi quadrati, l'agricoltore aveva stimato la copertura di graminacee e altre piante, contato le specie di erbe a foglia larga, cioè le piante del prato che non sono graminacee, quasi tutte da fiore e legumi compresi, e stimato la copertura di alcune specie indicatrici. Di solito gli serviva circa un'ora.
| Indicatore rilevato dall'agricoltore | Regno Unito | Svezia | Romania |
|---|---|---|---|
| Numero di specie di erbe a foglia larga | 0,869 (da 0,518 a 1,238), R² 0,514 | 0,684 (da 0,188 a 1,180), R² 0,340 | 1,626 (da 0,439 a 3,160), R² 0,265 |
| Copertura delle specie indicatrici positive, in % | 0,232 (da -0,305 a 0,830), R² 0,008 | 0,702 (da -1,668 a 3,210), R² 0,018 | non rilevata |
Fonte: Staton e altri (2026), tabella 2. Pendenza della relazione con il numero di specie censite dal botanico, con l'intervallo di confidenza al 95% fra parentesi e l'R² marginale. Se l'intervallo comprende lo zero la relazione non è significativa. L'R² dice quanta parte delle differenze fra un campo e l'altro l'indicatore riesce a spiegare: 0,5 vuol dire circa la metà. In Romania il conteggio è stato fatto da un secondo botanico sulle foto dei fiori raccolti nei quadrati, non dall'agricoltore.
Il semplice conteggio delle specie di erbe a foglia larga ha seguito il numero di specie censite dal botanico in tutti e tre i paesi, anche se in Romania lo ha fatto un secondo botanico e non l'agricoltore, mentre le specie indicatrici, la scelta che sembrerebbe più raffinata, non hanno funzionato. Secondo gli autori la causa più probabile sono le liste troppo corte, da 4 a 7 specie per paese; può aver pesato anche la mancanza di formazione, e gli autori notano che 12 dei 14 programmi esaminati prevedevano corsi o materiali per insegnare a riconoscerle. Anche gli indicatori calcolati sull'intera azienda, come la varietà di habitat o la quota di superfici seminaturali, hanno dato relazioni deboli e diverse da un paese all'altro; secondo gli autori pesa il fatto che descrivano l'azienda intera, mentre il botanico ha guardato un solo campo. In un sondaggio fra 25 allevatori britannici del circuito Pasture for Life, 12 indicavano un metodo di rilievo facile come l'incentivo più gradito. Per i prati il conteggio delle specie è un buon punto di partenza; per altri gruppi, come gli uccelli che usano i campi, abbiamo spiegato cosa racconta il Farmland Bird Index.
Quante aziende campionare e quanto costa
Il progetto europeo BioBio aveva misurato piante, lombrichi, ragni e api in 12 casi di studio in tutta Europa. Con quei dati Geijzendorffer e colleghi, sul Journal of Applied Ecology nel 2016, hanno calcolato quante aziende per tipo bisognerebbe campionare per accorgersi di un cambiamento nel numero di specie nel tempo. Le api richiedono il numero di aziende più alto, le piante il più basso. I nove scenari di monitoraggio europeo che ne hanno ricavato costerebbero fra lo 0,01% e lo 0,74% del bilancio totale della Politica agricola comune 2014-2020. Un altro lavoro BioBio, di Targetti e colleghi su Ecological Indicators nel 2014, ha stimato il costo di una misura per azienda di sei parametri, dagli habitat alla gestione, confrontando tre strategie: agenzie professionali, agricoltori e volontari. Di questo lavoro abbiamo letto solo il riassunto, e ne esiste una rettifica del 2015 che non abbiamo potuto leggere, quindi le sue cifre non le riportiamo.
Come misurare la biodiversità presso i fornitori: la nostra proposta
Messi insieme, questi studi suggeriscono un sistema a due livelli, ed è la nostra lettura, non una conclusione degli autori. A tutti i fornitori si chiede un questionario sulle pratiche, con le stesse domande ogni anno, utile a capire dove si interviene e a fissare obiettivi sulle pressioni. Su un campione di aziende, scelto per tipo di produzione, si misura direttamente lo stato: le specie di piante nei prati con un protocollo semplice e, dove serve, gruppi più costosi come le api solo dove la domanda lo giustifica. I confronti si fanno nel tempo e fra aziende dello stesso tipo, mai fra un vigneto e un pascolo. E prima di cambiare qualcosa si fotografa la situazione di partenza, come abbiamo spiegato parlando di baseline di biodiversità.
Come lo misuriamo noi
Per il monitoraggio della biodiversità nelle aziende agricole e nei siti dei fornitori usiamo le stazioni Bird House: un microfono che registra i canti, sensori di microclima e alimentazione solare per funzionare ovunque. Le specie di uccelli si riconoscono dai canti con il modello BirdNET, e ogni rilevazione ha data, luogo e provenienza; le immagini satellitari del programma Copernicus aggiungono copertura del suolo e vigore della vegetazione. Prima di installare, i nostri biologi fanno un sopralluogo e definiamo con l'azienda un piano di monitoraggio che parte dallo stato iniziale. Nel sistema a due livelli le stazioni servono al secondo, quello delle misure dirette: danno un dato sullo stato della natura che non dipende dalle risposte a un questionario. Contano gli uccelli, non le piante né le api: per quelle servono i rilievi sul campo descritti sopra.
Cosa questi studi non dicono
Lo studio sui conteggi degli agricoltori riguarda solo prati e pascoli, quasi tutti in aziende agroecologiche a bassa intensità, con un solo campo per azienda e un solo rilievo nel tempo; in Romania il metodo era diverso. Non sappiamo quindi se il conteggio delle specie funzioni altrettanto bene in un seminativo intensivo o in un frutteto. Lo strumento a punteggio sulle pratiche non è ancora stato verificato con misure di campo, e la sua versione mediterranea si basa poco su prove sperimentali. Dei due lavori BioBio abbiamo letto solo i riassunti, e i costi che riportano si riferiscono al bilancio agricolo europeo 2014-2020, non al budget di un'azienda. Nessuno di questi studi è stato fatto in Italia.
Fonti
- Commissione europea, Regolamento delegato (UE) 2026/1563 che modifica il regolamento delegato (UE) 2023/2772 (ESRS), Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, 2026
- Crowther L.P., Luke S.H. e altri, The Cool Farm Biodiversity metric: An evidence-based online tool to report and improve management of biodiversity at farm scale, Ecological Indicators, 2024
- Staton T., Wagner M., Farley K., Gliga A., Sandor M., Smith L.G., Norton L., Feasibility and reliability of farmer-recorded plant diversity indicators in European grasslands, Agriculture, Ecosystems & Environment, 2027
- Geijzendorffer I.R., Targetti S., Schneider M.K. e altri, How much would it cost to monitor farmland biodiversity in Europe?, Journal of Applied Ecology, 2016
- Targetti S., Herzog F., Geijzendorffer I. e altri, Estimating the cost of different strategies for measuring farmland biodiversity: Evidence from a Europe-wide field evaluation, Ecological Indicators, 2014
- Foto di copertina: Kato Bergli, Unsplash