Prima di scrivere una riga sulla biodiversità nella dichiarazione di sostenibilità, qualcuno in azienda deve decidere se il tema è rilevante. È l'analisi di materialità, che gli standard europei di rendicontazione di sostenibilità (ESRS) chiamano valutazione della doppia rilevanza. Per la biodiversità la risposta breve è questa: da una parte si misura quanto l'azienda incide su specie ed ecosistemi, con gravità e probabilità degli impatti; dall'altra quanto la natura può pesare sui conti, anche solo perché l'azienda dipende da una risorsa naturale. Basta che una delle due risulti rilevante perché lo standard sulla biodiversità, l'ESRS E4, entri nella dichiarazione. Il punto di partenza, quasi sempre, è sapere dove stanno i siti.

Quante aziende trovano rilevante la biodiversità

Secondo l'ultimo rapporto dell'EFRAG, l'organismo tecnico che ha scritto gli standard, la biodiversità è rilevante per il 41% delle imprese esaminate, contro il 67% dell'economia circolare. Nei rapporti «State of Play» l'EFRAG analizza le dichiarazioni di sostenibilità redatte secondo gli ESRS: nell'edizione di luglio 2026 ha esaminato 905 dichiarazioni sull'esercizio 2025. Due studi con revisione fra pari guardano più da vicino un singolo paese e un singolo settore.

FonteCampioneEsercizioBiodiversità rilevante
Maas, Nandram, Thijssens, 202475 società quotate olandesi (indici AEX, AMX e AScX)2023, prima degli ESRS23 su 75, il 31%
Marín-Hernández e colleghi, 202613 aziende europee del servizio idrico2024 (per una, 2023/24), ESRS applicati per obbligo o seguiti in modo volontario8 su 13, il 61,5%
EFRAG, State of Play 2026905 dichiarazioni ESRS202541%
EFRAG, State of Play 2026, stesse imprese nei due anniimprese presenti in entrambe le analisi EFRAG2024 e 2025dal 40% al 44%

Lo studio olandese di Maas, Nandram e Thijssens ha letto le relazioni annuali del 2023 con una scheda costruita sui requisiti ESRS. Delle 23 società che dichiaravano rilevante la biodiversità, solo 6 specificavano quali aspetti; su tutto il campione, 11 società su 75, il 15%, dicevano in quale punto della catena del valore si trovava il problema. Allora la doppia rilevanza non era ancora obbligatoria per loro: gli autori hanno contato come rilevante quello che l'azienda dichiarava tale.

Lo studio di Marín-Hernández, Fernández-Martínez e Ortiz-Martínez guarda invece aziende dell'acqua di Francia, Regno Unito, Germania, Danimarca, Spagna e Italia, nei report sul 2024. Non tutte sono soggette alla CSRD, la direttiva europea sulla rendicontazione di sostenibilità: le cinque britanniche, per esempio, non sono soggette alla CSRD e applicano la doppia rilevanza in misura diversa: chi in modo esplicito, chi solo implicito o in parte. Clima e risorse idriche risultano rilevanti per tutte e 13; la biodiversità è il tema ambientale incluso meno spesso, e quando c'è prevale la rilevanza d'impatto. È un settore che preleva e restituisce acqua ai fiumi: se lì la biodiversità resta fuori in 5 casi su 13, viene da chiedersi come ci si sia arrivati, e lo studio non permette di saperlo.

Doppia rilevanza per la biodiversità: le due domande

Le regole stanno nell'ESRS 1, lo standard con le prescrizioni generali. La versione rivista è nel Regolamento delegato (UE) 2026/1563, che entra in vigore il 10 novembre 2026 e si applica agli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2027. Per l'esercizio 2026 l'impresa può applicare già i nuovi standard oppure restare su quelli del Regolamento delegato (UE) 2023/2772, modificati nel 2025, potendo usare alcune semplificazioni nuove, fra cui l'approccio dall'alto di cui parliamo più avanti; in ogni caso dichiara quale versione applica. I punti citati qui sotto sono quelli del testo italiano del 2026.

Rilevanza d'impattoRilevanza finanziaria
Domandaquanto l'impresa incide, o può incidere, su specie ed ecosistemiquanto la natura può incidere sui conti dell'impresa
Criterioimpatti negativi effettivi: gravità; negativi potenziali: gravità e probabilità (punto 40)entità potenziale degli effetti finanziari e probabilità (punto 50)
Su cosa pesaentità, portata e natura irrimediabile dell'impattoeffetti su risultato, flussi di cassa, accesso ai finanziamenti, costo del capitale (punto 47)
Da dove nasceoperazioni proprie e catena del valore a monte e a valleimpatti rilevanti, dipendenze dalle risorse naturali, altri fattori come le modifiche normative (punto 48)
Un esempio per un sitoampliamento di un piazzale su un prato confinante con un sito Natura 2000, la rete europea di aree protettestabilimento che dipende dall'acqua di un fiume il cui ecosistema si sta degradando

Due dettagli contano per la natura. Il primo: l'impatto può essere rilevante solo come impatto, anche se non sposta un euro (punto 35). Il secondo: le dipendenze possono generare rischi o opportunità anche quando l'impresa non danneggia la risorsa da cui dipende (punto 49). Un'azienda agricola che dipende dagli impollinatori può avere un rischio finanziario da valutare anche se i suoi campi non li minacciano. Lo standard mette entità, portata e irrimediabilità sullo stesso piano, perché ne basta una a rendere grave un impatto negativo (ESRS 1, RA 22, cioè il requisito applicativo 22); per la biodiversità, secondo noi, l'irrimediabilità è quella da guardare per prima, perché un habitat distrutto non torna nel giro di un esercizio.

Lo standard dice anche da dove cominciare: in generale dalla valutazione degli impatti, verificando poi se ci sono rischi non legati agli impatti dell'impresa (punto 36). È lo stesso ordine che seguiamo quando misuriamo l'impronta di biodiversità delle aziende, che non coincide con quella climatica.

Come si fa l'analisi di materialità sulla biodiversità, in pratica

L'ESRS 1 rivisto ammette due strade. Con l'approccio «dall'alto verso il basso» (punto 27) l'impresa può concludere che un tema è o non è rilevante partendo da strategia, modello aziendale, settori, aree geografiche e catena del valore, senza valutare un impatto alla volta. Con l'approccio «dal basso verso l'alto» (punto 28) valuta i singoli impatti, rischi e opportunità. Le due strade si possono combinare, una per alcuni temi e l'altra per altri (RA 10). Per la valutazione d'impatto le fasi indicate sono tre: comprendere attività, rapporti commerciali e portatori di interessi; individuare gli impatti effettivi e potenziali; valutarne la rilevanza (RA 20).

Per la natura lo standard rimanda alle prime tre fasi dell'approccio LEAP (dalle iniziali inglesi di individuare, analizzare, valutare e preparare), messo a punto dalla task force internazionale sull'informativa finanziaria legata alla natura (TNFD), come «valido punto di riferimento» (RA 16). In pratica, per un'azienda con più siti, i passaggi diventano questi:

  • Individuare. Si incrociano le coordinate dei siti, e quando serve dei fornitori principali, con le aree sensibili: la rete Natura 2000, le aree protette, le zone dove vivono specie minacciate. Il RA 16 cita esplicitamente la presenza di specie ed ecosistemi minacciati in aree sensibili fra i fattori locali che fanno nascere impatti negativi.
  • Analizzare. Per ogni sito o gruppo di siti simili si descrivono pressioni e dipendenze: suolo occupato, scarichi, prelievi d'acqua, luce e rumore notturni, traffico. Le aree geografiche si possono analizzare a livelli diversi, fino al singolo sito (RA 11).
  • Valutare. Si assegnano gravità e probabilità, con considerazioni qualitative e soglie quantitative (punto 37). Con l'approccio dall'alto può bastare un'analisi qualitativa (RA 19), e i punteggi numerici non sono obbligatori (RA 13).

C'è poi una regola nuova su come trattare le mitigazioni (punto 43). Un impatto effettivo si giudica per come si è manifestato nell'anno, senza contare le azioni correttive avviate in quell'anno. Per un impatto potenziale si tiene conto solo delle misure già attuate e di cui si può presumere l'efficacia: un progetto di rinaturalizzazione ancora sulla carta non abbassa la gravità. Sulla catena del valore l'impresa non deve valutare ogni impatto possibile, ma concentrarsi dove è probabile che ce ne siano di rilevanti (punto 32). A ogni chiusura d'esercizio verifica se qualcosa è cambiato, per esempio un sito nuovo o un'acquisizione, e solo allora aggiorna la valutazione (punto 34).

Infine, cosa si scrive. L'ESRS 2, nell'obbligo di informativa IRO-1 dedicato proprio al processo di valutazione, chiede una descrizione concisa del processo, delle metodologie, delle ipotesi principali e delle soglie usate. Se la biodiversità non risulta rilevante, come per ogni tema, le informazioni dell'E4 non vanno pubblicate, salvo le informazioni aggiuntive che lo standard consente (ESRS 1, punto 24). La guida applicativa EFRAG IG 1 sulla valutazione della rilevanza, scritta nel 2024 sugli standard precedenti, osserva che gli ESRS non prescrivono una documentazione specifica, ma che una certa documentazione serve comunque all'impresa e a chi rilascia l'attestazione sul report.

Tre errori da evitare

I due studi descrivono quello che le aziende hanno scritto, non come hanno lavorato, quindi qui aggiungiamo la nostra lettura. Il caso olandese mostra il primo errore: dichiarare la biodiversità rilevante senza dire quale aspetto e dove. Lo abbiamo visto nei numeri olandesi riportati sopra. Una conclusione così non si verifica e non si trasforma in obiettivi.

Il secondo errore, secondo noi, è fermarsi alla media di settore. Le banche dati per settore servono a capire dove guardare, e lo standard ammette dati medi regionali o di settore per la catena del valore (punto 33). Ma la biodiversità dipende dal luogo: lo stesso capannone ha un impatto diverso in una zona industriale consolidata e al margine di una zona umida protetta. Il RA 16 prevede che il contesto specifico vada considerato quando può cambiare la conclusione. Ne abbiamo scritto anche a proposito del bilancio di biodiversità dei siti aziendali.

Il terzo è contare come mitigato quello che è solo previsto. Il punto 43 dell'ESRS 1 rivisto lo esclude in modo esplicito.

Il dato che serve è quello raccolto sul sito

Per valutare gravità e contesto di un sito servono informazioni su cosa c'è attorno e su come cambia. È il lavoro che facciamo con il monitoraggio della biodiversità dei siti produttivi: installiamo stazioni Bird House con un microfono per i canti e sensori di microclima, che registrano 24 ore su 24; le specie si riconoscono dai canti con BirdNET, l'algoritmo sviluppato dal Cornell Lab of Ornithology con la Chemnitz University of Technology, e ogni rilevazione ha data, luogo e provenienza. Dal satellite del programma Copernicus arrivano copertura del suolo, vigore della vegetazione e struttura dell'habitat. Nella valutazione di rilevanza questo dato serve a passare da «il sito è vicino a un'area protetta» a «nel sito e attorno vivono queste specie»; dopo, se il tema è rilevante, diventa la situazione di partenza per le metriche E4. Cosa chiede l'E4 rivisto una volta superata l'analisi lo abbiamo spiegato nella guida su cosa deve rendicontare un'azienda con l'ESRS E4.

Cosa questi numeri non dicono

Le quote in tabella dicono quante imprese hanno dichiarato rilevante la biodiversità, non se la conclusione fosse giusta. Gli autori dello studio sull'acqua avvertono che 13 aziende sono un campione piccolo ed eterogeneo, che le osservazioni dentro la stessa impresa non sono indipendenti, che si basano solo su informazioni pubbliche e su un primo anno di applicazione, con aziende che seguono gli ESRS in misura diversa, e che non misurano la qualità di quanto pubblicato. Lo studio olandese ha letto solo le relazioni annuali, non i report di sostenibilità separati, e riguarda un anno in cui la doppia rilevanza non era obbligatoria. I conteggi dell'EFRAG riguardano un campione di dichiarazioni raccolte per i suoi rapporti, non tutte quelle pubblicate. Nessuna di queste fonti misura quante aziende hanno usato dati raccolti sul posto per decidere.

Se stai preparando la prima analisi con gli ESRS rivisti, conviene partire dall'elenco dei siti con le coordinate, incrociarlo con le aree sensibili e scrivere, per ciascuno, perché l'impatto è o non è grave. Se ti serve il dato di campo per farlo, qui trovi i nostri servizi di dati primari per la rendicontazione ESRS.

Fonti