Con l'Omnibus la CSRD, la direttiva europea sulla rendicontazione di sostenibilità, vale ormai solo per le imprese con più di 1.000 dipendenti e più di 450 milioni di euro di ricavi. Per loro, sulla biodiversità, resta da rendicontare l'ESRS E4, lo standard europeo su biodiversità ed ecosistemi, nella versione rivista e solo quando il tema risulta rilevante. Chi è sotto quelle soglie non ha più l'obbligo, ma può ricevere richieste di dati dai clienti che lo hanno, e per quelle richieste ora c'è un tetto fissato da un regolamento europeo. Sulla biodiversità quel tetto ha una particolarità che conviene conoscere.

Chi resta nella CSRD dopo l'Omnibus

La Direttiva (UE) 2026/470, il cosiddetto Omnibus I, limita l'obbligo di rendicontazione alle imprese con ricavi netti superiori a 450 milioni di euro e con più di 1.000 dipendenti in media nell'esercizio; per i gruppi le soglie si calcolano su base consolidata. Le PMI quotate escono dall'obbligo. Gli Stati membri devono recepire queste regole entro il 19 marzo 2027. Prima era arrivata la Direttiva (UE) 2025/794, detta stop-the-clock, che aveva rinviato di due anni la seconda ondata, cioè le grandi imprese che non rendicontavano ancora, portandola agli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2027.

Quante imprese escono? Il dato ufficiale che abbiamo trovato è quello del comunicato della Commissione del 26 febbraio 2025: circa l'80% delle imprese fuori dall'ambito della CSRD. Riguarda però la proposta della Commissione, che fissava soglie più basse (1.000 dipendenti e 50 milioni di fatturato); per il testo approvato, con la soglia di 450 milioni di ricavi, non abbiamo trovato una stima ufficiale.

Dove si trova l'impresaCosa resta sulla biodiversitàTesto di riferimento
Sopra le due soglie (più di 1.000 dipendenti e più di 450 milioni di ricavi)ESRS E4 rivisto, se la biodiversità è rilevante: cinque obblighi di informativa, dal piano di transizione alle metriche, con l'elenco delle aree sensibili legate agli impatti negativi rilevantiReg. delegato (UE) 2026/1563, applicazione dagli esercizi 2027
Prima ondata (imprese che rendicontano dall'esercizio 2024) ancora sopra le sogliePuò omettere tutto l'E4 per gli esercizi fino al 2026, ma deve dire se la biodiversità è risultata rilevanteESRS 1 rivisto, punto 125; ESRS 2, punti 7-10
Prima ondata scesa sotto le soglieGli Stati membri possono esentarla per gli esercizi 2025 e 2026Dir. 2026/470, art. 3
Fuori dall'obbligo, fino a 1.000 dipendenti, nella catena del valore di un'impresa obbligataNessun obbligo; principio volontario con l'informativa B5 sulla biodiversità; tetto alle richieste dei clienti dagli esercizi 2027Reg. delegato (UE) 2026/1560

Cosa resta da rendicontare sulla biodiversità per le grandi imprese

Per chi resta dentro, l'E4 non è automatico: entra nella dichiarazione se la doppia rilevanza dice che la biodiversità conta, guardando sia gli impatti dell'azienda sulla natura sia i rischi che la natura porta ai suoi conti. Ne abbiamo parlato nella guida su cosa deve rendicontare un'azienda con l'ESRS E4. Lo standard rivisto chiede, per gli impatti rilevanti, dove si trovano le operazioni interessate, quali aree sensibili per la biodiversità sono collegate agli impatti negativi e quali attività li causano. Il primo passo pratico è sapere quali siti stanno vicino ad aree sensibili.

Il testo rivisto aggiunge un'indicazione sul tipo di dato: secondo il requisito applicativo RA 11 dello standard, i dati primari sullo stato della natura raccolti in loco o con il telerilevamento sono il mezzo migliore per capire gli impatti sulla biodiversità, e contano soprattutto quando i siti si trovano dentro o vicino ad aree sensibili.

Quanto le grandi imprese siano pronte lo racconta uno studio pubblicato nel 2025 su Current Research in Environmental Sustainability da Lindgren, Werner, Klungseth e Andersen. Hanno coinvolto 42 imprese norvegesi soggette alla CSRD: 39 hanno risposto a un questionario su 26 indicatori ambientali ESRS, 3 sono state intervistate. Il questionario chiedeva quali indicatori fossero rilevanti, quanta esperienza avesse l'impresa nel misurarli e quanto si aspettasse difficile farlo, su una scala da 1 (per niente) a 5 (moltissimo). L'indicatore della biodiversità era la superficie dei siti dentro o vicino ad aree protette o ad aree chiave per la biodiversità su cui l'impresa ha un impatto negativo.

Indicatore ESRS (versione 2023)Imprese che lo ritengono rilevante, su 39Esperienza di misura, media (dev. standard)Difficoltà attesa, media (dev. standard)
Emissioni dirette (Scope 1)29 (74%)4,10 (1,01)2,34 (0,97)
Emissioni lungo la catena del valore (Scope 3)34 (87%)3,21 (1,20)3,65 (1,04)
Superficie dei siti in o vicino ad aree protette o chiave per la biodiversità, con impatto negativo19 (49%)2,89 (1,10)3,26 (1,05)

Circa metà delle imprese considera rilevante l'indicatore sulla biodiversità, e chi lo fa dichiara un'esperienza di misura più bassa che per le emissioni dirette. Un responsabile ESG intervistato lo dice così: misurare la superficie occupata è facile, il difficile è capire che effetto ha sulla biodiversità.

Fornitori e PMI: il tetto alle richieste di dati

Per le imprese con al massimo 1.000 dipendenti che stanno nella catena del valore di un'impresa obbligata, l'Omnibus introduce un limite. Queste imprese, che la direttiva chiama protette, possono rifiutarsi di fornire più informazioni di quelle previste dal principio volontario, se la richiesta serve alla rendicontazione di sostenibilità. L'impresa obbligata non può imporle per contratto, e le clausole contrarie non sono vincolanti. Per i primi tre anni, se mancano dati sulla catena del valore, l'impresa obbligata spiega cosa ha fatto per ottenerli e perché non ci è riuscita.

Il principio volontario è stato adottato con il Regolamento delegato (UE) 2026/1560, pubblicato il 21 settembre 2026, e il limite per la catena del valore si applica dagli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2027. Dalla sua entrata in vigore la raccomandazione (UE) 2025/1710 sul VSME, lo standard volontario per le PMI, è da considerare priva di effetti giuridici. Sulla biodiversità c'è un'informativa sola, la B5: se l'impresa ha siti dentro o vicino a un'area sensibile per la biodiversità, li indica e scrive il nome dell'area. Tra le aree sensibili ci sono siti Natura 2000, siti Ramsar, aree chiave per la biodiversità e habitat di specie minacciate della lista rossa IUCN.

C'è poi un dettaglio che riguarda proprio la biodiversità. Il regolamento dice che il limite riguarda solo gli elementi elencati nel suo allegato II, che secondo i considerando sono quelli essenziali: per le imprese con più di 10 dipendenti l'elenco comprende energia ed emissioni, acqua, rifiuti e forza lavoro, per le microimprese è più corto, e in nessuno dei due c'è la B5. Il testo si presta a due letture. Nella prima, una richiesta sulla biodiversità va oltre il tetto e una PMI protetta può rifiutarla; nella seconda, la B5 resta fuori dal meccanismo del tetto, quindi il cliente può chiederla e la PMI non può appellarsi al tetto per rifiutare. Finché non arrivano chiarimenti ufficiali e il recepimento italiano, noi non daremmo per scontata nessuna delle due. Nei considerando il regolamento precisa anche che il limite non incide sulle richieste necessarie per rispettare altri obblighi europei o nazionali, per esempio i controlli sui fornitori previsti da altre norme.

Quante PMI ricevono già domande sulla biodiversità

Lo studio di Niemann, Morssinkhof, van der Linden e de Vries, pubblicato nel 2025 su Sustainability, ha raccolto le risposte di 431 PMI olandesi, da un panel di imprese fra 2 e 250 addetti equivalenti a tempo pieno, fra novembre e dicembre 2024, e ha condotto 48 interviste. Il 72% al momento non riceveva richieste di dati di sostenibilità dai partner di filiera, il 6% le riceveva regolarmente e il 18% ogni tanto. Fra le imprese da 51 a 250 addetti, il 71% le riceveva o se le aspettava.

Fra le PMI che ricevevano richieste, i temi più chiesti erano CO2, gas serra ed energia (50%) e uso dei materiali, con rifiuti ed economia circolare (45%). Uso del suolo e biodiversità locale arrivavano al 12%.

Come si produce il dato sulla biodiversità di un sito

Che tu sia una grande impresa con l'E4 rilevante o un fornitore che sceglie di rispondere con la B5, il primo dato è lo stesso: quali siti stanno dentro o vicino ad aree sensibili, e come si chiamano. Lo si ricava incrociando le coordinate dei siti con le banche dati delle aree protette e delle aree chiave per la biodiversità.

Il nostro servizio per le aziende che devono rendicontare la biodiversità e gli altri temi ESRS parte dai dati primari raccolti sul campo: per la biodiversità le stazioni Bird House registrano i canti degli uccelli e il microclima, le specie si riconoscono dai canti con BirdNET e i dati satellitari Copernicus descrivono la copertura del suolo. Misurare sul posto invece di stimare è anche il criterio del censimento totale che usiamo per gli alberi dei progetti di riforestazione, dove rileviamo ogni pianta invece di partire da un campione. Secondo noi, per chi resta nella CSRD, avere una serie di dati misurati sui siti vicini ad aree sensibili è il modo più diretto per rispondere all'RA 11; per chi ne è uscito, l'elenco della B5 è un punto di partenza leggero. Ne avevamo parlato anche raccontando come si costruisce un bilancio di biodiversità dei siti aziendali e le novità EFRAG per le PMI.

I limiti di questi dati

Lo studio norvegese ha un campione piccolo e autoselezionato di un solo paese, e gli stessi autori dicono che i risultati non si possono generalizzare; inoltre usa gli indicatori ESRS del 2023, non quelli rivisti. Lo studio olandese fotografa la fine del 2024, prima dell'Omnibus e del tetto alle richieste, e non ha abbastanza risposte per un'analisi per settore. Sul piano normativo, i dettagli per l'Italia arriveranno con il recepimento della direttiva, e le due letture possibili dell'allegato II sulla B5 andranno confrontate con i chiarimenti ufficiali, quando ci saranno.

Per capire in quale caso si trova la tua azienda e quali dati le servono, puoi partire dai dati primari per la rendicontazione di sostenibilità delle aziende.

Fonti