Hai l'elenco degli stabilimenti, dei magazzini e dei terreni dell'azienda, e chi prepara la rendicontazione ti chiede quali siti stanno all'interno o in prossimità di un'area sensibile per la biodiversità. Per l'ESRS E4, lo standard europeo di rendicontazione su biodiversità ed ecosistemi, la risposta si costruisce su una mappa: le coordinate o il perimetro di ogni sito, sopra i confini dei siti Natura 2000, delle altre aree protette e delle Key Biodiversity Areas; intorno a ogni sito un'area di influenza ampia quanto richiede il tipo di attività; infine l'elenco, per nome e tipo, delle aree che ci cadono dentro. Lo standard non fissa una distanza unica, quindi la scelta va motivata, e per i siti che risultano vicini indica i dati misurati sul posto come i più adatti a valutare gli impatti.
Cosa chiede l'ESRS E4 sui siti in aree sensibili
Il testo da seguire è quello del Regolamento delegato (UE) 2026/1563 del 3 luglio 2026, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 21 settembre 2026. Nell'ESRS E4 i siti in aree sensibili compaiono in tre punti:
- politiche (obbligo E4-2, punto 13, lettera b): l'impresa descrive cosa prevedono le sue politiche per i siti delle operazioni proprie che si trovano all'interno o in prossimità di un'area sensibile;
- metriche (obbligo E4-5, punto 19): per le ubicazioni con impatti, rischi o opportunità rilevanti, l'impresa comunica l'elenco delle aree sensibili, con nome e tipo, connesse ai suoi impatti negativi rilevanti, e le attività dell'impresa collegate a quegli impatti;
- dati (requisito applicativo RA 11): i dati primari sullo stato della natura, raccolti in loco o con il telerilevamento, sono indicati come il mezzo migliore per determinare gli impatti, e il loro uso è particolarmente importante per i siti all'interno o in prossimità di aree sensibili.
Per decidere se un sito che sta fuori da un'area sensibile le è vicino, il requisito RA 5 chiede di definirne l'area di influenza, che si può stabilire con distanze cuscinetto specifiche per il tipo di attività, scelte secondo le prescrizioni normative, le raccomandazioni basate su dati scientifici e le migliori pratiche del settore. Il RA 8 non obbliga a un elenco completo sito per sito: le informazioni si possono aggregare per gruppi di siti, per esempio quelli che insistono sulla stessa area sensibile, a condizione che il raggruppamento non nasconda informazioni rilevanti.
Quali aree contino come sensibili lo dice il glossario rivisto nel 2026. Sono le aree protette per legge o con altri mezzi efficaci, fra cui i siti Natura 2000, i siti del patrimonio naturale mondiale dell'UNESCO, le zone umide Ramsar e le altre aree protette dall'ordinamento nazionale; e poi le principali aree di biodiversità (le Key Biodiversity Areas, o KBA), le zone marine significative dal punto di vista ecologico o biologico, gli ecosistemi della lista rossa della IUCN (l'Unione internazionale per la conservazione della natura) e gli habitat delle specie minacciate della lista rossa. Del quadro generale dello standard abbiamo scritto nell'articolo su cosa deve rendicontare un'azienda con l'ESRS E4.
Le mappe da sovrapporre per un sito italiano
Per un sito italiano a terra gli strati di base sono quattro, e non coincidono. Un indicatore dell'ISPRA, calcolato con i dati Natura 2000 di dicembre 2022, trova che il 75,20% della superficie terrestre protetta italiana si sovrappone a Key Biodiversity Areas: circa un quarto resta fuori, e uno screening fatto su un solo strato può lasciare fuori qualche area.
| Strato | Che cosa contiene | Dato più recente che abbiamo letto | Dove si trovano i confini |
|---|---|---|---|
| Rete Natura 2000 | siti di importanza comunitaria e zone speciali di conservazione della direttiva Habitat (SIC e ZSC), zone di protezione speciale della direttiva Uccelli (ZPS) | in Italia 2.649 siti, il 19,38% della superficie a terra (ministero dell'Ambiente, MASE, gennaio 2026) | shapefile del MASE in UTM fuso 32, WGS84; banca dati dell'Agenzia europea dell'ambiente (EEA), versione di fine 2024 |
| Elenco ufficiale delle aree protette (EUAP) | parchi e riserve nazionali e regionali | 1.048 aree, 3.356.239,55 ettari a terra (VII aggiornamento, Gazzetta ufficiale del 10 settembre 2026) | geoportale nazionale del MASE |
| World Database on Protected Areas (WDPA) | aree protette di tutto il mondo; la banca dati si aggiorna ogni mese | Italia: 4.137 aree, il 21,94% del territorio a terra (novembre 2026) | Protected Planet; per l'uso commerciale, IBAT |
| Key Biodiversity Areas | siti individuati con lo standard globale del 2016 della IUCN | 16.634 KBA confermate nel mondo | keybiodiversityareas.org; per l'uso commerciale, IBAT |
I numeri non si sommano, perché aree protette e siti Natura 2000 in parte si sovrappongono: per l'insieme dei due il MASE indica oltre il 22% della superficie terrestre nazionale. Per i confini dei siti Natura 2000 italiani la fonte ufficiale è la banca dati che il ministero ha inviato alla Commissione europea a gennaio 2026; la versione europea dell'EEA si aggiorna una volta l'anno. Le condizioni d'uso del WDPA vietano l'uso commerciale senza permesso scritto, rimandano le aziende a IBAT e chiedono di non usare una versione superata da una successiva: conviene annotare nel report la data di ogni strato usato.
Quanto deve essere ampia l'area di influenza
L'ESRS E4 non dà un numero. IBAT, l'Integrated Biodiversity Assessment Tool che distribuisce WDPA e KBA alle aziende, offre un rapporto di prossimità per un singolo sito con fino a tre distanze a scelta fra 1 e 50 km e le specie della lista rossa IUCN nel raggio di 50 km, e un rapporto per preparare l'informativa secondo l'ESRS E4 e il TNFD (Taskforce on Nature-related Financial Disclosures), fino a 1.000 siti, che applica in automatico una fascia di 5, 10, 20 o 50 km secondo il tipo di attività. Sono impostazioni dello strumento; tre studi recenti aiutano a capire quanto pesa la scelta.
| Studio | Che cosa misura | Fascia stretta o variabile | Fascia larga o fissa |
|---|---|---|---|
| Ren e colleghi, 2026 | perdita di foresta causata dalle miniere, nel mondo, 2001-2020 | dentro le aree protette: circa 1.372 km² | entro 10 km dal confine: circa 4.113 km² |
| van Strien e Grêt-Regamey, 2025 | zone in cui il traffico delle strade extraurbane disturba la fauna | fascia variabile con il traffico, al massimo 300 m: 1,8% delle terre emerse, Antartide esclusa | fascia fissa di 1 km da tutte le strade, stima precedente: 20% |
| Erhart e colleghi, 2025 | impianti industriali del registro E-PRTR vicino a siti Natura 2000 con specie d'acqua dolce protette | dentro i siti: 51 impianti; entro 100 m: 126 | entro 500 m: 370 impianti |
Lo studio di Ren e colleghi, pubblicato su Nature Communications, ha incrociato le mappe globali della perdita di foresta con i perimetri delle miniere e con le aree protette del WDPA, con fasce esterne da 1 a 10 km. Dentro le aree protette è avvenuto circa l'11% della perdita di foresta causata dalle miniere; fra il 2001 e il 2020 la quota è cresciuta con una tendenza di circa 0,8 punti l'anno, fino a circa il 19% nel 2016-2020. Già nella fascia di 4 km la perdita supera quella interna.
Van Strien e Grêt-Regamey, su Nature Sustainability, hanno mappato le zone di disturbo intorno alle strade principali con una larghezza che dipende dal traffico. Nel 2015 il 63% delle Key Biodiversity Areas del mondo, 9.309 aree, aveva zone di disturbo da traffico moderato o più intenso al suo interno o ai margini. Gli autori citano una meta-analisi secondo cui le strade influenzano l'abbondanza degli animali entro distanze stimate in 105 metri per i mammiferi, 48 per gli anfibi, 27 per i rettili e 655 per gli uccelli. Per un sito vicino a una strada la distanza utile cambia quindi con il gruppo di specie; come cambi con il volume di traffico, avvertono gli autori, non è ancora chiaro.
Impianti industriali vicino ai siti Natura 2000 d'acqua dolce
Erhart e colleghi (Environmental Impact Assessment Review, 2025) hanno collegato il registro europeo delle emissioni inquinanti E-PRTR ai confini dei siti Natura 2000, per stimare il rischio per la biodiversità d'acqua dolce. Oltre ai numeri della tabella, trovano che circa il 3% degli impianti che dichiarano scarichi in acqua è più vicino a un sito Natura 2000 di un altro paese, con pesci o anfibi d'acqua dolce, che al sito analogo più vicino nel proprio paese: per uno stabilimento vicino al confine va controllata anche la mappa del paese accanto. Fra le regioni più esposte gli autori indicano il Nord Italia, insieme a Benelux, Germania meridionale e Francia sud-occidentale, con rischi che vengono soprattutto dal settore della depurazione e del trattamento delle acque.
Come si individuano i siti in aree sensibili, passo per passo
- Elenca i siti delle operazioni proprie con le coordinate e, quando il sito è esteso, con il perimetro.
- Prendi gli strati: Natura 2000 dal MASE, aree protette dal geoportale nazionale, WDPA e KBA tramite IBAT se l'uso è commerciale. Riporta tutti gli strati nello stesso sistema di coordinate. Siti UNESCO, zone Ramsar e liste rosse vanno controllati a parte: per questi non abbiamo verificato le fonti dei confini.
- Scegli la fascia per tipo di attività e scrivi perché: un magazzino e un impianto che scarica in un fiume non hanno la stessa area di influenza. Se un'autorizzazione o una norma fissa già una distanza, si parte da quella.
- Interseca e compila l'elenco: per ogni sito, le aree che cadono nella fascia, con nome, tipo e distanza, comprese quelle oltre confine.
- Raggruppa dove serve, come consente il RA 8, e annota versione e data di ogni strato.
Secondo noi conviene calcolare almeno due fasce, quella scelta e una più ampia, e tenere traccia dei siti che cambiano categoria passando dall'una all'altra: è il modo più semplice per mostrare che la distanza non è arbitraria. Lo stesso elenco serve alla fase Locate dell'approccio LEAP del TNFD.
Dopo lo screening: misurare la natura nei siti vicini
Per i siti che risultano dentro o vicino a un'area sensibile, l'ESRS E4 indica i dati primari raccolti sul posto o con il telerilevamento. È qui che lavoriamo con il monitoraggio della biodiversità nei siti aziendali: le stazioni Bird House, con microfono per i canti, sensori di microclima e alimentazione solare, raccolgono dati sul campo, e i dati da satellite del programma Copernicus descrivono copertura del suolo, vigore della vegetazione e struttura dell'habitat su tutta l'area. Per un sito accanto a una ZPS, designata per proteggere gli uccelli, le registrazioni ripetute nel tempo aiutano a capire quali specie frequentano anche il terreno dell'azienda. Dei limiti del riconoscimento automatico dei canti abbiamo scritto in un articolo su quanto è affidabile BirdNET, e di quelli del satellite parlando del monitoraggio della biodiversità da satellite.
Che cosa questi dati non dicono
Gli studi citati non danno una distanza da copiare nel report. Quello di Ren e colleghi riguarda le miniere e la sola perdita di foresta, si ferma al 2020 e ha la maggior parte dei casi in Sud America, dove sta l'84,8% della perdita dentro le aree protette. Van Strien e Grêt-Regamey tengono ferma la rete stradale nel tempo, escludono le strade minori e avvertono che a livello locale ci saranno scostamenti; le distanze della meta-analisi che citano valgono per l'abbondanza degli animali vicino alle strade, non per altri impatti come gli scarichi. Dello studio di Erhart e colleghi abbiamo potuto leggere solo il riassunto, perché il testo completo non era accessibile; gli autori vi scrivono che la riservatezza chiesta su parte dei dati di emissione limita una stima precisa del rischio.
Per la norma abbiamo letto il testo del Regolamento delegato 2026/1563, glossario compreso. Per passare dallo screening alle misure sul posto trovi qui come lavoriamo per misurare la biodiversità di un sito produttivo.
Fonti
- Commissione europea, Regolamento delegato (UE) 2026/1563, ESRS rivisti, 2026
- ISPRA, Overlap of terrestrial protected areas with Key Biodiversity Areas, 2023
- MASE, SIC, ZSC e ZPS in Italia, 2026
- MASE, Schede e cartografie Natura 2000, 2026
- MASE, Aree naturali protette e Rete Natura 2000, 2026
- MASE, 1.048 aree protette in Italia, comunicato sull'EUAP, 2026
- MASE, Geoportale nazionale, aree naturali, 2026
- Agenzia europea dell'ambiente, Natura 2000 data, the European network of protected sites, 2025
- UNEP-WCMC, Protected Area Profile for Italy from the World Database on Protected Areas, 2026
- UNEP-WCMC e IUCN, Protected Planet, termini d'uso, 2026
- KBA Partnership, About Key Biodiversity Areas, 2026
- IBAT Alliance, IBAT services, 2026
- Ren H., Hu Y., He T. e altri, Global mining has undermined forest conservation within and beyond protected areas, Nature Communications, 2026
- van Strien M.J., Grêt-Regamey A., Global expansion of the ecological impact of extra-urban road traffic, Nature Sustainability, 2025
- Erhart S., Menyhért B., Erhart K., Hagyó A., Freshwater biodiversity risk exposure of Natura 2000 sites to industrial pollution, Environmental Impact Assessment Review, 2025
- Foto di copertina: Pascal Kiefer, Unsplash