Salviamo gli squali, salviamo l’Oceano

28 Set 2021 | Attivismo, Biodiversità

Gli squali sono tra le creature del mare più in pericolo: ogni anno ne vengono uccisi circa 100 milioni, di cui ben 73 milioni per le loro pinne.

Articolo di Carola Farci.

L’Oceano non sta bene.
Ogni anno, vengono riversate in mare 8 milioni di tonnellate di rifiuti, e non è una novità che da qui a trent’anni si preveda che a sguazzare nell’acqua sarà più plastica che pesci. Già cinque enormi isole di plastica galleggiano tra i continenti, e la più grande di queste si stima essere tre volte la Francia.

L’inquinamento non è l’unica minaccia:

I dati indicano che, tra sushi e scatolette, negli ultimi 60 anni la pesca è aumentata del mille per cento, arrivando a 5,8 milioni di tonnellate di catture annue. Ma, quando parliamo di scatolette di tonno, non parliamo davvero esclusivamente di tonno, bensì anche di delfini, mante, e squali.

Gli squali, essendo all’apice della catena alimentare, hanno un ruolo fondamentale: servono infatti a regolare l’equilibrio dell’Oceano. Un equilibrio precario, fatto di pesci grandi che mangiano pesci piccoli, e che, senza gli squali, sarebbe stravolto da un sovrappopolamento di pesci medi, con conseguente morte del mare stesso.

Eppure gli squali sono tra le creature del mare più in pericolo. Ogni anno ne vengono uccisi circa 100 milioni, di cui ben 73 milioni per le loro pinne. È, quello delle pinne di squalo, un mercato eccezionalmente florido, che vede come protagonista assoluto l’Asia sud-orientale. In particolare ad Hong Kong è considerata di grande pregio la zuppa di pinne di squalo, che arriva a costare circa 100 euro a piatto, ed è dunque riservata all’élite economica.

Affinché i signori del sud-est asiatico possano gustare la loro zuppa, gli squali vengono catturati, gli vengono recise le pinne, e vengono poi spesso ributtati in mare, ormai mutilati e incapaci di sopravvivere. Vanno quindi incontro ad una morte lenta e terribile. Questa pratica si chiama finning e, purtroppo, ci interessa molto da vicino. Se a mangiare la pinna di squalo sono infatti quasi esclusivamente gli asiatici, a vendergli le pinne siamo anche noi, l’Unione Europea. 3500 tonnellate di pinne di squalo è il quantitativo che ogni anno viene venduto ai Paesi orientali dall’UE.

Già nel 2013 si era ottenuto che le pinne restassero attaccate al corpo dello squalo sino allo sbarco, pratica che però da un lato viene spesso aggirata, in quanto il corpo dello squalo appesantisce la barca e non consente di caricare un numero importante di squali per volta; e dall’altro non riduce la pratica dello spinnamento, posticipandola semplicemente all’arrivo in porto invece che sull’imbarcazione.

Alcuni Paesi hanno già ottenuto lo stop totale del finning, come per esempio il Canada e, più di recente, il Regno Unito.
Fermare l’uccisione massiva degli squali in Europa adesso dipende da noi. È stata avanzata un’azione che chiede all’UE l’interruzione della commercializzazione di pinne di squalo. Per renderla effettiva serve un milione di voti tra i vari Stati Europei.

È dunque importante la firma di tutti.

Firma qui:

https://www.stop-finning-eu.org/it/

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