Hai letto le raccomandazioni del TNFD, la Taskforce on Nature-related Financial Disclosures, e ora qualcuno ti chiede da dove si comincia. L'approccio LEAP è la procedura che il TNFD propone per applicarle, e si fa in quattro fasi: Locate (trovare dove l'azienda tocca la natura), Evaluate (misurare dipendenze e impatti), Assess (valutare rischi e opportunità) e Prepare (decidere, fissare obiettivi, rendicontare). Il punto di partenza sono i luoghi: l'elenco dei siti e delle filiere, il controllo di quali stanno in aree sensibili, poi la misura dello stato della natura dove conta. Usare LEAP è facoltativo; la versione 2.0 della guida è uscita a ottobre 2026, e gli standard europei ne indicano le prime tre fasi come punto di riferimento per l'analisi di rilevanza.

Le quattro fasi dell'approccio LEAP, componente per componente

La guida LEAP 2.0 tiene le quattro fasi della versione 1.1 del 2023, con quattro componenti ciascuna. Locate ed Evaluate restano identiche; in Assess e Prepare cambiano i nomi di cinque componenti, e P2 ora comprende anche i piani di transizione. Prima delle fasi c'è lo scoping: una ricognizione rapida che produce un'ipotesi di lavoro e individua le competenze e i dati che mancano. La guida raccomanda di non spenderci troppo tempo né troppe risorse (p. 36).

FaseComponenti nella versione 2.0Che cosa ne esce
LocateL1 ampiezza del modello di business e della catena del valore; L2 screening di dipendenze e impatti; L3 interfaccia con la natura; L4 interfaccia con le località sensibilisiti e filiere, settori con dipendenze o impatti alti, siti in località sensibili
EvaluateE1 beni ambientali, servizi ecosistemici e fattori d'impatto; E2 identificazione di dipendenze e impatti; E3 misura di dipendenze e impatti; E4 valutazione della rilevanza degli impattidipendenze e impatti misurati e quali sono rilevanti
AssessA1 identificazione di rischi e opportunità; A2 adeguamento della gestione esistente di rischi e opportunità; A3 valutazione e priorità; A4 valutazione delle informazioni rilevanti su rischi e opportunitàrischi e opportunità in ordine di priorità
PrepareP1 governance, strategia e allocazione delle risorse; P2 obiettivi, piani di transizione e gestione delle prestazioni; P3 rendicontazione; P4 presentazionedecisioni, obiettivi e informazioni da pubblicare

Locate: trovare i siti in località sensibili

Il primo lavoro è un elenco con le coordinate: stabilimenti, magazzini, terreni, e le zone da cui arrivano le materie prime. Per lo screening per settore (L2) la guida indica strumenti come ENCORE e la High Impact Commodity List dello Science Based Targets Network, e precisa che l'azienda può correggere i giudizi di ENCORE per adattarli al contesto locale (p. 53). Per l'interfaccia con la natura (L3) cita fra gli altri IBAT, l'Integrated Biodiversity Assessment Tool (p. 77).

Una località è sensibile se soddisfa almeno uno di cinque criteri (p. 79): è importante per la biodiversità, specie comprese; ha un'alta integrità ecologica; vi sta calando rapidamente l'integrità ecologica; ha un alto rischio idrico fisico; è importante per i servizi ecosistemici, compresi i benefici per popoli indigeni e comunità locali; per essere sensibile ne basta uno. Le raccomandazioni del TNFD aggiornate a ottobre 2026 chiedono di dichiarare, nella voce Strategy D, le località prioritarie, cioè quelle rilevanti e quelle sensibili, con un elenco o una mappa e la descrizione degli strumenti, delle fonti e delle metriche usati per individuarle (pp. 64-65). Per un sito italiano il controllo parte da aree protette e siti Natura 2000, che gli standard europei includono fra le aree sensibili sotto il profilo della biodiversità, insieme alle Key Biodiversity Areas: ne abbiamo scritto parlando dell'ESRS E4 e di cosa deve rendicontare un'azienda.

Evaluate: misurare lo stato della natura nei siti

È la fase in cui la versione 2.0 cambia di più. Nelle raccomandazioni del 2023 le metriche sullo stato della natura erano solo un segnaposto, e il rapporto sullo stato del TNFD del 2026 spiega che LEAP 2.0 le ha definite (p. 24). Le metriche globali di base sono tre (raccomandazioni 2026, tabella 4, p. 103):

  • C5.0, estensione degli ecosistemi: area, perdite e guadagni degli ecosistemi naturali e seminaturali per tipo, in km² e in percentuale;
  • C5.1, condizione degli ecosistemi: a livello di sito, area, perdite e guadagni per ogni classe di condizione;
  • C5.2, rischio di estinzione delle specie: il contributo del sito al rischio di estinzione globale.

Per misurarle la guida distingue dati primari, secondari e modellati, e precisa che le categorie non sono una scala di qualità. Scrive però che i dati primari sono particolarmente utili per misurare lo stato della natura in luoghi specifici (p. 152) e che ai dati secondari o modellati si dovrebbe ricorrere solo se bastano all'azienda per valutare i rischi, se bastano a chi legge il report, oppure se raccogliere dati primari è impossibile o troppo costoso (p. 155). Nella pagina precedente spiega che i dati medi di mercato possono segnalare dipendenze o impatti alti o bassi che non corrispondono all'attività reale, e rendono difficile dimostrare i progressi, perché lo sforzo di un'azienda che pesa poco sul mercato non si vede nella media. Quando si usano indicatori indiretti, la guida chiede di verificarli con dati raccolti sul posto e di coinvolgere esperti, ecologi compresi (p. 155). La misura diretta, sul sito o tramite consulenti, serve quando lo stato della natura va conosciuto ad alta risoluzione nello spazio o nel tempo, o con variabili legate al contesto locale (p. 312).

Assess e Prepare: dai dati ai rischi e al report

Nelle ultime due fasi gli impatti e le dipendenze misurati diventano rischi e opportunità per l'azienda, con un ordine di priorità, e poi decisioni, obiettivi e informazioni da pubblicare. Le voci da rendicontare restano 14, divise in quattro pilastri: governance, strategia, gestione di rischi e impatti, metriche e obiettivi. Lo stesso rapporto 2026 conta oltre 1.000 aziende in 56 paesi, l'82% quotate, che rendicontano su almeno una delle 14 voci (p. 9).

Come applicano LEAP le aziende: cosa dicono i report

Uno studio pubblicato nel 2026 sul Journal of Environmental Management da Goodsell, Granqvist, Christiaen e Ronquist ha letto 84 report allineati al TNFD, presi fra gli esempi elencati sul sito della Taskforce: 57 di aziende e 27 di istituzioni finanziarie. Ha cercato quali dati e strumenti usavano per valutare rischi e impatti legati alla natura.

Che cosa dichiarano i reportAziende (57)Istituzioni finanziarie (27)
usano ENCORE67%93%
usano almeno uno strumento o dataset globale95%non riportato
usano anche dati interni, locali o nazionali61%26%
usano dati interni per la valutazione dei rischi di tutta l'azienda49%non riportato
usano i risultati per una mappa di calore o uno screening generale75%85%

Sull'intero campione, IBAT compare nel 24% dei report e il WWF Biodiversity Risk Filter nel 21%; l'uso dei risultati per quantificare dati da rendicontare compare nel 4%. Secondo gli autori, per metà delle aziende i dataset e gli strumenti di terzi vengono presi così come sono, senza adattarli con dati propri.

La seconda parte dello studio misura quanto costa questa scelta. Gli autori hanno usato i dati dell'Insect Biome Atlas, con trappole Malaise per insetti in 198 località in Svezia e 50 in Madagascar, hanno ricavato la ricchezza di specie dal DNA degli insetti catturati e hanno addestrato modelli che la prevedono a partire da dati di osservazione della Terra e da variabili stagionali. Quando il modello prevede siti dove non ha raccolto dati, l'errore medio assoluto sulla ricchezza di specie cresce del 62% in Svezia e del 68% in Madagascar. Se i siti si dividono in fasce di priorità, il 78% resta nella fascia giusta quando la previsione riguarda siti già campionati, e solo il 35% in Svezia e il 44% in Madagascar quando riguarda siti nuovi. Gli autori ricordano anche che solo lo 0,3% delle osservazioni registrate sulla piattaforma GBIF viene da aziende.

Un secondo studio, di Colesanti Senni e colleghi (Environmental Research Communications, 2025), ha analizzato con uno strumento di intelligenza artificiale i report di sostenibilità di 91 aziende della lista Nature Action 100. In circa il 72% dei passaggi sugli impatti dell'azienda sulla natura il tono è positivo. Gli autori hanno dovuto usare i paesi citati nei report al posto della localizzazione delle attività, perché i dati sulla localizzazione mancavano.

LEAP e ESRS: serve anche a chi rendiconta in Europa

Gli ESRS rivisti, nel Regolamento delegato (UE) 2026/1563, dicono che le prime tre fasi dell'approccio LEAP sono un valido punto di riferimento per individuare dove le operazioni proprie e la catena del valore interagiscono con la natura e per valutare i rischi e le opportunità associati (ESRS 1, requisito applicativo 16). Chi ha costruito la sua analisi di materialità sulla biodiversità con LEAP può partire da lì. Nel 2024 la mappatura di corrispondenza fra TNFD ed ESRS, pubblicata dall'EFRAG e riferita agli standard del 2023, concludeva che tutte le 14 voci raccomandate dal TNFD trovano risposta negli ESRS.

Nel 2026 il TNFD ha completato il lavoro tecnico su valutazione e rendicontazione delle aziende. Il rapporto 2026 annuncia che LEAP 2.0 diventerà la base di uno standard ISO (p. 33), e a ottobre 2026 l'ISSB ha pubblicato una bozza in consultazione sulle informazioni legate alla natura, costruita in larga parte sul lavoro del TNFD, con commenti aperti fino al 19 febbraio 2027.

Come portiamo i dati di campo nella fase Evaluate

Il monitoraggio della biodiversità nei siti aziendali che facciamo con Bird House parte da un sopralluogo dei nostri biologi e usa stazioni con microfono per i canti, sensori di microclima e alimentazione solare. Le specie si riconoscono dai canti con BirdNET, del Cornell Lab of Ornithology, e i dati di campo si leggono insieme a quelli da satellite su copertura del suolo e salute della vegetazione. Nel linguaggio di LEAP sono dati primari sullo stato della natura in un luogo specifico, quelli con cui la guida chiede di verificare gli indicatori indiretti. Dei limiti del riconoscimento automatico abbiamo scritto in un articolo su quanto è affidabile BirdNET. Lo studio di Goodsell, secondo noi, dice una cosa utile a chi deve decidere dove misurare: le previsioni sui siti campionati reggono molto meglio di quelle sui siti nuovi, quindi conviene campionare proprio i siti che lo screening segnala come prioritari.

Che cosa gli studi non dicono

Lo studio di Goodsell e colleghi ha letto solo report in inglese, scelti fra quelli che il TNFD presenta come esempi, e li ha analizzati con NotebookLM, uno strumento di intelligenza artificiale, controllando poi i risultati a mano. Le cifre riportate qui vengono dalla versione depositata dagli autori su EcoEvoRxiv: il testo impaginato dalla rivista non era accessibile e non abbiamo potuto confrontarle. Gli autori avvertono che gli errori dei modelli cambiano con la variabile, il luogo e la stagione, e i dati sono di insetti svedesi e malgasci, non di siti italiani. Lo studio di Colesanti Senni e colleghi riguarda grandi aziende già molto osservate, giudica solo ciò che è scritto nei report ed è una fotografia di un solo momento.

Se devi partire adesso, comincia dall'elenco dei siti con le coordinate e dal confronto con aree protette e Key Biodiversity Areas: è il lavoro di L1-L4, e serve sia per il TNFD sia per l'ESRS E4. Poi scegli dove misurare. Per un aiuto su questa parte trovi i nostri servizi per misurare e rendicontare i dati ambientali dell'azienda.

Fonti