Chi compila gli indicatori della tassonomia UE trova, fra i sei obiettivi ambientali, quello sulla biodiversità, e prima o poi si chiede quali criteri bisogna rispettare per contare un'attività come sostenibile per la natura. La risposta sta nell'allegato IV del Regolamento delegato (UE) 2023/2486, applicato dal 1° gennaio 2024. Le attività che possono dare un contributo sostanziale al sesto obiettivo sono due: la conservazione e il ripristino di habitat, ecosistemi e specie, e le strutture ricettive che contribuiscono, con denaro o in natura, alla tutela di un'area di conservazione. Per la conservazione e il ripristino servono una descrizione dello stato iniziale, un piano con il monitoraggio e verifiche almeno ogni 10 anni; per le strutture ricettive un accordo con chi gestisce l'area, un contributo minimo, un piano d'azione con il monitoraggio e un audit almeno ogni cinque anni. Per molte altre attività la biodiversità entra con il criterio "non arrecare danno significativo" (DNSH), che chiede valutazioni d'impatto e misure di mitigazione per i siti vicini ad aree sensibili.
Dove sta la biodiversità fra i sei obiettivi della tassonomia
Il Regolamento (UE) 2020/852 elenca sei obiettivi ambientali all'articolo 9; l'ultimo, alla lettera f), è "la protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi". Un'attività è allineata alla tassonomia se dà un contributo sostanziale ad almeno un obiettivo e non danneggia in modo significativo gli altri. I criteri tecnici dei primi due obiettivi, sul clima, sono nel Regolamento delegato 2021/2139; quelli degli obiettivi dal terzo al sesto (acqua, economia circolare, inquinamento e biodiversità) sono arrivati con il 2023/2486. Per il primo anno, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2024, le imprese non finanziarie dovevano comunicare per queste nuove attività solo la quota di attività ammissibili e non ammissibili.
I criteri del sesto obiettivo, attività per attività
L'attività 1.1, "Conservazione, compreso il ripristino, di habitat, ecosistemi e specie", può essere svolta da qualsiasi gestore, a prescindere dal suo settore principale di attività, quindi anche da un'impresa che di mestiere fa altro. Non comprende la conservazione fuori dal luogo d'origine, come orti botanici, zoo e banche dei semi. L'attività 2.1 riguarda alberghi, alloggi per vacanze e campeggi che, con un accordo con chi gestisce un'area di conservazione, contribuiscono alla sua tutela con denaro o in natura, per esempio organizzando visite in un'area con biglietto d'ingresso. Ecco cosa chiede il testo, punto per punto.
| Requisito | Attività 1.1, conservazione e ripristino | Attività 2.1, strutture ricettive |
|---|---|---|
| Stato iniziale | descrizione dettagliata delle condizioni ecologiche: mappa degli habitat e delle loro condizioni, specie principali con dimensione approssimativa della popolazione e dell'habitat, periodo in cui usano la zona (criterio 2.1) | si fa riferimento al piano di gestione dell'area di conservazione (criterio 2.1) |
| Piano | piano di gestione o di ripristino aggiornato almeno ogni 10 anni, con obiettivi per ogni habitat e specie bersaglio e scadenze (criterio 3.1) | piano d'azione con un quadro chiaro per il monitoraggio (criterio 2.1) |
| Monitoraggio | piano di monitoraggio con indicatori specifici e pertinenti per misurare i progressi e decidere le correzioni (criterio 3.1, lettera h) | compreso nel piano d'azione |
| Quanto si contribuisce | solo i miglioramenti netti della biodiversità; esclusa la compensazione degli effetti di un'altra attività (criterio 6.1) | almeno l'1% del fatturato annuo per un singolo esercizio, lo 0,7% per gruppi da 2 a 10 esercizi, lo 0,5% oltre 10 (criterio 1.3) |
| Verifica | certificatore terzo indipendente o autorità nazionale all'inizio; poi a fine piano e almeno ogni 10 anni (criteri 4.1 e 4.2) | audit all'inizio e poi almeno ogni cinque anni (criterio 5) |
| Durata garantita | area protetta, sito Natura 2000, piano di uso del suolo o accordo contrattuale (criterio 5.1) | accordo di almeno cinque anni, rivisto almeno ogni cinque anni (criterio 1.2) |
Alla verifica dopo dieci anni il certificatore deve confrontare una descrizione aggiornata delle condizioni ecologiche con quella iniziale e valutare se le misure hanno funzionato. Il regolamento non dice quali indicatori usare, né con quale frequenza raccogliere i dati: lo decide il piano. È qui che la qualità della misura conta.
Il criterio DNSH sulla biodiversità per le altre attività
Un impianto fotovoltaico o un nuovo edificio non contribuiscono al sesto obiettivo, ma per essere allineati devono rispettare, fra gli altri, il criterio generico dell'Appendice D del Regolamento delegato 2021/2139. Il testo chiede che sia stata fatta una valutazione d'impatto ambientale (VIA) o una verifica secondo la direttiva 2011/92/UE, con le misure di mitigazione e compensazione che ne derivano. Per i siti che si trovano in aree sensibili per la biodiversità o in prossimità, come la rete Natura 2000, i siti UNESCO e le Key Biodiversity Areas (le aree chiave per la biodiversità individuate con criteri internazionali), serve dove applicabile una valutazione appropriata, e vanno attuate le misure di mitigazione che indica. Come trovare questi siti lo abbiamo spiegato parlando di siti aziendali vicini ad aree sensibili per la biodiversità.
Il Regolamento delegato (UE) 2026/73, applicato dal 1° gennaio 2026, ha semplificato la tassonomia. Le imprese non finanziarie possono non valutare le attività che insieme valgono meno del 10% del fatturato, e lo stesso vale per le spese in conto capitale. Fra i criteri DNSH è stata riscritta l'Appendice C, quella sulle sostanze chimiche; l'Appendice D sulla biodiversità non è cambiata, e nemmeno i criteri di contributo sostanziale dell'allegato IV. Chi deve pubblicare gli indicatori lo stabilisce l'articolo 8 del regolamento 2020/852, che rimanda agli obblighi di rendicontazione della direttiva contabile: la direttiva (UE) 2026/470 li ha ristretti alle imprese con più di 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di euro di ricavi, con recepimento entro il 19 marzo 2027.
Perché il monitoraggio di un ripristino deve durare più anni
Un esperimento in Ungheria, pubblicato quest'anno su Ecological Applications da Piross e colleghi, mostra cosa succede se si guarda un ripristino per un anno solo. In 24 aree circolari di 500 metri di raggio, in paesaggi agricoli intensivi o più vari, i ricercatori hanno seminato a gennaio 2020 fiori selvatici in un campo compatto di mezzo ettaro o in tre strisce, lasciando aree di controllo senza semina. Ogni luglio, dal 2020 al 2023, hanno raccolto api selvatiche con trappole a piatto disposte a griglia: 19.911 esemplari di 167 specie.
| Anno | Api selvatiche raccolte | Api per trappola, media stimata (intervallo di confidenza al 95%) |
|---|---|---|
| 2020 | 2.239 | 2,74 (1,97-3,83) |
| 2021 | 9.814 | 10,23 (7,33-14,27) |
| 2022 | 6.940 | 9,99 (7,18-13,89) |
| 2023 | 918 | 1,04 (0,73-1,48) |
Con un numero di campioni quasi uguale ogni anno, le api raccolte sono passate da 2.239 a 9.814 e poi sono scese a 918. Nell'analisi della composizione delle comunità l'anno spiega il 36,7% della variabilità, la disposizione delle semine l'1,5% e il tipo di paesaggio l'1,4%. L'effetto della semina sull'abbondanza è emerso in un confronto: nei paesaggi agricoli omogenei i campi compatti avevano 1,46 volte le api delle aree di controllo (intervallo di confidenza 1,03-2,05). Chi avesse confrontato soltanto il 2021 con il 2023 avrebbe visto le api per trappola scendere da circa 10 a circa 1, in media su tutte le aree, seminate o no. Gli autori raccomandano un monitoraggio continuato nel tempo.
C'è anche il rischio opposto, che il punteggio salga senza che l'habitat arrivi. In Germania la compensazione degli impatti è obbligatoria per legge dal 1976 e si calcola con sistemi a punti. Uno studio uscito su Restoration Ecology ha rivisto 74 misure compensative con più di 20 anni nel Basso Reno, 661 unità di habitat su 408,9 ettari: il 64% delle unità aveva raggiunto il punteggio previsto, ma solo il 17% era diventato l'habitat che si voleva ottenere. Le foreste sono andate meglio, le praterie peggio. Di questo lavoro abbiamo letto solo l'abstract, che non riporta intervalli di confidenza. Secondo noi è un buon argomento a favore di quello che chiede l'allegato IV: obiettivi per ogni habitat e specie bersaglio, misurati con indicatori specifici.
Quanto pesa oggi la biodiversità nei report delle grandi imprese
Un gruppo di ricerca ha analizzato con modelli linguistici i report delle imprese dello STOXX Europe 600 dal 2014 al 2023, cercando 501 indicatori degli standard europei di rendicontazione (ESRS). Lo studio, su Nature Communications, misura per ogni tema la quota di indicatori pubblicati. Nel 2023 era del 54,7% per la forza lavoro propria e dell'8,3% per la biodiversità; per l'inquinamento era del 5,6%. Gli autori avvertono che hanno applicato gli ESRS a report scritti prima che fossero obbligatori, e che i dati sono dichiarati dalle imprese. Il quadro generale dello standard sulla biodiversità è nell'articolo su cosa deve rendicontare un'azienda con l'ESRS E4.
Come produciamo i dati che il piano di monitoraggio chiede
La descrizione iniziale e il piano di monitoraggio dell'attività 1.1 hanno bisogno di dati raccolti sul posto e ripetuti negli anni. È il lavoro che facciamo con il monitoraggio della biodiversità nei siti aziendali: le stazioni Bird House, con microfono per i canti, sensori di microclima e alimentazione solare, raccolgono dati sul campo, e i dati da satellite del programma Copernicus descrivono copertura del suolo, vigore della vegetazione e struttura dell'habitat su tutta l'area. Le specie si riconoscono dai canti con BirdNET, e i limiti di questo riconoscimento li abbiamo descritti in un articolo su quanto è affidabile BirdNET. I dati confluiscono in un indice per area che parte da una baseline iniziale, documenta ogni passaggio del calcolo e, una volta validato, non si modifica più. Per gli alberi dei progetti di riforestazione facciamo un censimento totale, albero per albero, invece di stimare da un campione. Dopo lo studio ungherese, secondo noi, ha poco senso giudicare un intervento confrontando due soli anni: servono più stagioni di dati e, dove si può, un'area di controllo.
Cosa questi studi non dicono
Nessuno dei tre lavori valuta direttamente la tassonomia. Lo studio ungherese riguarda le api selvatiche in un solo tipo di paesaggio, con un campionamento all'anno a fine luglio, e gli autori segnalano che le trappole a piatto catturano in modo diverso a seconda della coltura, fino a otto volte di più nel mais che nel girasole. Quello tedesco riguarda compensazioni previste dalla legge, cioè proprio ciò che la tassonomia esclude dall'attività 1.1. L'analisi dei report descrive la trasparenza e non dice se le imprese che pubblicano di più proteggono meglio la natura.
Se stai valutando se un intervento sui terreni dell'azienda possa rientrare nel sesto obiettivo, parti dalla descrizione delle condizioni ecologiche iniziali e scegli gli indicatori del piano di monitoraggio prima di cominciare i lavori: descrizione iniziale e piano sono ciò che il certificatore verifica all'avvio. Per impostare la misura trovi qui i nostri servizi per misurare e rendicontare i dati ambientali dell'azienda. Per il testo della norma abbiamo letto l'allegato IV del Regolamento 2023/2486 e l'Appendice D del 2021/2139 nella versione pubblicata in Gazzetta ufficiale, e il Regolamento 2026/73 che li modifica.
Fonti
- Unione europea, Regolamento (UE) 2020/852, relativo all'istituzione di un quadro che favorisce gli investimenti sostenibili, 2020
- Commissione europea, Regolamento delegato (UE) 2023/2486, criteri per gli obiettivi ambientali dal terzo al sesto, 2023
- Commissione europea, Regolamento delegato (UE) 2021/2139, criteri per gli obiettivi climatici e Appendice D, 2021
- Commissione europea, Regolamento delegato (UE) 2026/73, semplificazione della tassonomia, 2026
- Unione europea, Direttiva (UE) 2026/470, Omnibus sulla rendicontazione di sostenibilità, 2026
- Piross I.S., Bihaly Á.D., Szigeti V. e altri, Intensive arable farming calls for resilient wild bee restoration amid severe abundance fluctuations, Ecological Applications, 2026
- Storm J., Vollheyde A.-L., Kleinschroth F., Long-term restoration outcomes in biodiversity offsetting: evaluating 20 years of habitat development and target attainment, Restoration Ecology, 2026
- Forster K., Keil L., Wagner V., Müller M.A., Sellhorn T., Feuerriegel S., Assessing corporate sustainability with large language models: evidence from Europe, Nature Communications, 2026
- Foto di copertina: Polina Kuzovkova, Unsplash