In Inghilterra, dove sono state studiate a fondo, le siepi fra i campi di solito si tagliano ogni uno o due anni, e chi gestisce un'azienda agricola o una filiera si chiede se convenga farlo meno spesso. Fra gli studi su siepi campestri e biodiversità, la risposta più solida che abbiamo trovato riguarda proprio quel taglio. In 64 siepi di 20 aziende inglesi, quelle non potate da almeno tre inverni ospitavano il 32% di specie di falene grandi in più di quelle tagliate ogni anno. Le falene i cui bruchi mangiano foglie di arbusti e alberi erano più del doppio. Sotto le siepi, intanto, il suolo contiene più carbonio che sotto il prato vicino, e la differenza cresce con l'età della siepe.

Quanta biodiversità guadagna una siepe potata meno spesso

Lo studio è di Froidevaux, Broyles e Jones, uscito nel 2019 su Agriculture, Ecosystems & Environment. Fra giugno e agosto 2016 hanno campionato le falene adulte con trappole luminose lungo 64 siepi, in 20 aziende di allevamento e miste del sud-ovest dell'Inghilterra. Trenta siepi erano gestite secondo uno schema agroambientale che prevede il taglio al massimo ogni tre anni, pensato per proteggere il rinolofo maggiore, un pipistrello; le altre 34 erano tagliate ogni uno o due anni, come di consueto. Ogni siepe era lunga almeno 100 metri e distante almeno 200 metri dalle altre. In tutto hanno catturato 3.234 falene di 205 specie o gruppi, divise come si fa in Gran Bretagna in macrofalene, le specie più grandi, e microfalene, quelle piccole.

Cosa si confrontaGruppo di faleneStima del modello (± errore standard)Differenza
Siepe non tagliata da almeno 3 inverni, contro tagliata l'inverno primaspecie di macrofalene0,28 (± 0,11)+32%
Siepe non tagliata da almeno 3 inverni, contro tagliata l'inverno primaspecie che si nutrono di arbusti e alberi0,58 (± 0,17)+79%
Siepe non tagliata da almeno 3 inverni, contro tagliata l'inverno primaindividui che si nutrono di arbusti e alberi0,80 (± 0,20)+123%
Siepe fra prati, contro siepe fra seminativispecie di macrofalene0,30 (± 0,13)+35%
Siepe fra prati, contro siepe fra seminativiindividui di macrofalene0,39 (± 0,19)+48%
Siepe non tagliata da almeno 3 inverni, contro tagliata l'inverno primaspecie e individui di microfalenenon significativanessuna

Fonte: Froidevaux, Broyles e Jones (2019), tabella 1 e risultati. Le stime sono coefficienti di modelli statistici su scala logaritmica; le differenze in percentuale sono quelle riportate dagli autori.

Il guadagno si concentra sulle specie i cui bruchi mangiano foglie di arbusti e alberi, cioè quelle che dipendono dalla siepe stessa. Le microfalene non hanno risposto al regime di taglio, e quando gli autori hanno guardato agli anni passati dall'ultimo taglio come variabile continua, l'effetto si vedeva solo sulle specie legate ad arbusti e alberi. Lungo le siepi meno potate erano più abbondanti quattro specie in calo in Gran Bretagna, fra cui Acronicta rumicis ed Ennomos fuscantaria, che secondo i dati citati dagli autori fra il 1968 e il 2007 sono diminuite rispettivamente del 75% e del 98%.

Conta anche cosa c'è intorno. Le siepi fra i prati ospitavano più macrofalene di quelle fra i seminativi. Anche le falene legate ad arbusti e alberi erano meno abbondanti accanto ai seminativi, e per loro gli autori ipotizzano un effetto degli insetticidi spruzzati sui campi vicini, perché le siepi intercettano bene le gocce che il vento sposta. È una spiegazione proposta, non misurata.

Pipistrelli: meglio la capitozza del taglio al piede

Con le falene si nutrono i pipistrelli, ed è proprio per un pipistrello, il rinolofo maggiore, che era nato lo schema agroambientale delle siepi studiate nel sud-ovest dell'Inghilterra. Il lavoro sui pipistrelli è un altro: nel 2025 un gruppo di ricercatori, fra cui lo stesso Froidevaux, ha pubblicato sul Journal of Applied Ecology un monitoraggio acustico su 448 siepi, in paesaggi che andavano dai seminativi aperti al bocage, il mosaico di campi chiusi da siepi. Abbiamo potuto leggere solo il riassunto, che non riporta stime numeriche e non indica la regione dello studio.

I risultati vanno in una direzione chiara. La gestione a capitozza, che taglia i rami lasciando il tronco, ha aumentato in modo costante l'attività dei pipistrelli, mentre il taglio al piede l'ha ridotta in genere per il barbastello, il rinolofo maggiore e le specie con ecolocalizzazione a corto raggio, che cacciano fra la vegetazione fitta, mentre l'ha aumentata per quelle a lungo raggio, che cacciano in spazi aperti. Le siepi alte e con alberi erano le più frequentate, larghezza e densità del fogliame contavano meno, e i tratti senza interruzioni favorivano alcuni gruppi. Gli autori raccomandano di inserire negli schemi agroambientali protocolli semplici per valutare la qualità delle siepi. Il disturbo notturno da luce e rumore, l'altro fronte per questi animali, l'abbiamo raccontato nell'articolo sui pipistrelli che cacciano fra luce e rumore.

Anche una rassegna del 2020 sulle siepi come ecosistemi, di Montgomery, Caruso e Reid sull'Annual Review of Ecology, Evolution, and Systematics, conclude che una larghezza minima e intervalli più lunghi fra un taglio e l'altro favorirebbero sia la biodiversità sia l'accumulo di carbonio nelle siepi delle zone temperate. Per i prati la domanda è simile, e l'abbiamo affrontata parlando di sfalcio ridotto.

Quanto carbonio accumula il suolo sotto una siepe

Il secondo dato utile per un'azienda riguarda il clima. Biffi e colleghi hanno misurato il carbonio organico nei primi 50 centimetri di suolo sotto 26 siepi di cinque aziende da latte della Cumbria, nell'Inghilterra nord-occidentale, confrontandolo con il prato vicino. Lo studio, uscito nel 2022 sul Journal of Environmental Management, ha classificato le siepi per età: sotto quelle di 2-4 anni il suolo conteneva il 3,3% di carbonio in più del prato, sotto quelle di 10 anni il 14,4%, sotto quelle di 37 anni il 45,2% e sotto le più vecchie il 57,2%. In media la differenza era del 31,3%, pari a 41,5 tonnellate di carbonio per ettaro di superficie occupata dalla siepe, con un intervallo fra 27,2 e 55,9.

Età della siepet C per ettaro all'annot C per km all'annot CO2 per km all'anno
2-4 anni3,71 (da -2,08 a 9,5)0,56 (da -0,31 a 1,42)2,04 (da -1,14 a 5,23)
10 anni2,69 (da 1,25 a 4,13)0,40 (da 0,19 a 0,62)1,48 (da 0,69 a 2,28)
37 anni1,48 (da 0,74 a 2,22)0,22 (da 0,11 a 0,33)0,81 (da 0,41 a 1,22)
più vecchie1,22 (da 0,38 a 2,06)0,18 (da 0,06 a 0,31)0,67 (da 0,21 a 1,13)

Fonte: Biffi e altri (2022), tabella 4. Sequestro nel suolo fra 0 e 50 cm di profondità, per siepi larghe 1,5 metri; l'ettaro è quello occupato dalla siepe; fra parentesi l'intervallo riportato dagli autori. Solo suolo, senza il legno della siepe.

Il valore per chilometro è quello che serve a chi ragiona in metri lineari di siepe. Il passaggio da carbonio a CO2 si fa con il rapporto fra il peso della molecola di CO2 e quello dell'atomo di carbonio, 44,01 diviso 12,01, cioè 3,67: per le siepi di 37 anni 0,22 tonnellate di carbonio diventano 0,81 tonnellate di CO2 per chilometro all'anno. Per le siepi giovanissime l'intervallo comprende valori negativi, quindi il dato non è affidabile.

Una meta-analisi di Drexler, Gensior e Don, pubblicata nel 2021 su Regional Environmental Change con dati di 83 siti per il suolo e di 64 siepi per la biomassa, aggiunge il legno: rispetto a un seminativo, una siepe immagazzina in media 104 ± 42 tonnellate di carbonio in più per ettaro occupato (media ± deviazione standard), di cui 87 ± 40 nella biomassa e 17 ± 12 nel suolo. Piantarla su un seminativo sequestrerebbe fra 2,1 e 5,2 tonnellate di carbonio per ettaro all'anno, a seconda che il calcolo sia fatto su 50 o su 20 anni. In media, fra siepi e prati non hanno trovato differenze significative di carbonio nel suolo, mentre in Cumbria, dove i prati erano gestiti in modo intensivo, la differenza c'era; la stima delle radici viene da un solo studio ed è, scrivono, molto incerta. Di questa meta-analisi abbiamo letto solo il riassunto.

Siepi nella filiera agricola: cosa dice l'esperienza del latte

Le cinque aziende della Cumbria partecipavano al Milk Plan, un programma di filiera di Nestlé e First Milk che paga un premio agli allevatori che adottano pratiche ambientali come piantare alberi e siepi. Fra il 2017 e il 2020 hanno aderito 32 allevatori, 27 dei quali hanno scelto le siepi, per un totale di 12,9 chilometri. Il ritmo di impianto del programma, 3,2 chilometri l'anno (da 2,5 a 3,9), era quasi quattro volte quello degli schemi agroambientali pubblici nella stessa zona, 0,8 chilometri l'anno (da 0,1 a 1,5). Secondo gli autori, entro il 2050 le siepi piantate con i due canali avranno sequestrato quantità simili di carbonio nel suolo della valle, ma il programma di filiera ci è arrivato in tre anni invece che in quindici.

Per chi compra materie prime agricole l'esempio mostra che le siepi si possono chiedere e finanziare presso i fornitori, misurando quanto si pianta. Nel report di sostenibilità un intervento sulle siepi si racconta con i chilometri piantati o gestiti, la larghezza, l'età, le specie, l'anno dell'ultimo taglio e il tipo di taglio. Dire che ha aumentato la biodiversità è un'altra affermazione, che richiede rilievi sulle specie prima e dopo l'intervento, partendo da una baseline di biodiversità del sito.

Come lo misuriamo noi

Per il monitoraggio della biodiversità nelle aziende agricole e nei siti aziendali usiamo le stazioni Bird House: un microfono che registra i canti, sensori di microclima e alimentazione solare per funzionare ovunque. Le specie di uccelli si riconoscono dai canti con il modello BirdNET, e ogni rilevazione ha data, luogo e provenienza; le immagini satellitari del programma Copernicus aggiungono copertura del suolo e vigore della vegetazione. Prima di installare, i nostri biologi fanno un sopralluogo e definiamo con l'azienda un piano di monitoraggio che parte dallo stato iniziale, perché l'effetto di una siepe piantata o potata meno spesso si legge solo come differenza nel tempo. Per il carbonio degli alberi facciamo un censimento totale, ogni albero con un identificativo fisico, stimiamo la biomassa con le equazioni allometriche dell'Inventario forestale nazionale italiano e passiamo da carbonio a CO2 con il rapporto 3,67. Le stazioni non contano falene e pipistrelli: per quelli servono trappole luminose o registratori di ultrasuoni.

Cosa questi studi non dicono

Lo studio sulle falene ha campionato ogni siepe per una sola notte, una scelta che gli autori stessi dichiarano per poter coprire più siti, e riguarda una sola regione inglese e una sola estate. Il dato sul carbonio vale per siepi di biancospino e prugnolo intorno a prati, in un clima fresco e piovoso: gli autori lo definiscono indicativo e avvertono che sotto i 50 centimetri la differenza potrebbe continuare. Nessuno dei lavori viene dall'Italia, dove specie, clima e potature sono diversi, e lo studio sui pipistrelli e la meta-analisi sul carbonio li conosciamo solo dal riassunto. Nessuno dice quanti metri di siepe per ettaro servano per un certo risultato.

Fonti