Se gestisci le aree verdi di una sede o di uno stabilimento, il taglio dell'erba è con ogni probabilità una voce fissa del contratto di manutenzione, e prima o poi qualcuno chiede cosa succederebbe a tagliare meno. Gli esperimenti europei sullo sfalcio ridotto più vicini a un prato aziendale danno una risposta abbastanza netta: in Inghilterra, nei prati di carceri e tribunali, le parcelle tagliate ogni sei o dodici settimane invece che ogni due hanno attirato più impollinatori, e a Milano le zone di parco lasciate crescere ospitavano più insetti, e quelle mai tagliate anche più specie, del prato tagliato circa una volta al mese. Sono però misure di una sola estate, in pochi siti, e dicono poco su cosa succede negli anni successivi.
Sfalcio ridotto nei prati di carceri e tribunali inglesi
Il Ministero della Giustizia britannico gestisce quasi 3.000 ettari di terreno intorno a carceri e tribunali, in buona parte prati. Nel 2023 Morgan Morrison e Mark Brown della Royal Holloway, Università di Londra, con Anna Bright del Ministero, hanno proposto ai siti un esperimento pubblicato su Conservation Evidence Journal nel 2025. In ogni sito quattro parcelle di almeno 10 metri quadrati: una tagliata come sempre, ogni due settimane, le altre ogni quattro, ogni sei, oppure lasciate senza taglio per dodici settimane. Dopo un primo taglio comune a inizio giugno, dal 14 giugno al 28 agosto ogni settimana il personale e i detenuti hanno osservato per 10 minuti un quadrato di 2 metri quadrati al centro di ogni parcella, contando gli insetti sui fiori per grandi gruppi, e poi hanno rilevato i fiori su un metro quadrato.
Dei 45 siti che avevano aderito, 40 non hanno mandato i dati dei rilievi, per mancanza di personale, problemi di sicurezza, ditte che hanno tagliato le parcelle sperimentali o rilievi fatti solo in parte. Dei 5 rimasti, 4 hanno completato i conteggi di fiori e insetti e uno ha compilato solo il questionario sul sito. In tutto sono stati contati 362 impollinatori: 42 per cento farfalle e falene, 30 per cento bombi, 23 per cento coleotteri, 5 per cento api domestiche.
| Cosa si misura | Taglio ogni 4 settimane | Taglio ogni 6 settimane | 12 settimane senza taglio |
|---|---|---|---|
| Impollinatori sui fiori, abbondanza | non diversa | 0,49 (0,03-0,95) | 0,71 (0,26-1,15) |
| Fiori, numero di specie | non diverso | non diverso | 0,37 (0,10-0,64) |
| Fiori aperti, copertura | non diversa | non diversa | 0,72 (0,14-1,30) |
| Gruppi di impollinatori, numero | non diverso | non diverso | non diverso |
Confronto con il taglio ogni due settimane. I valori sono coefficienti dei modelli statistici con l'intervallo di confidenza al 95 per cento: un valore positivo con un intervallo che non tocca lo zero indica una differenza significativa a favore della parcella tagliata meno. Non sono percentuali di aumento. "Non diverso" vuol dire nessuna differenza significativa.
Nel testo gli autori traducono il risultato in un aumento medio del 171 per cento degli impollinatori con il taglio ogni sei settimane e del 179 per cento senza taglio per dodici settimane, rispetto al taglio ogni due. Fra sei e dodici settimane la differenza non era significativa, e il taglio ogni quattro settimane non si distingueva dal controllo. Per i fiori, invece, solo le dodici settimane senza taglio hanno fatto la differenza. Per i prati dei complessi di edifici la loro indicazione è di lasciar passare almeno sei settimane fra un taglio e l'altro, meglio dodici, oppure di lasciare le parcelle senza taglio per dodici settimane nei periodi chiave per gli impollinatori, o di tagliarle in momenti diversi fra loro.
L'esperimento ha raccolto anche i costi. Tre dei quattro siti che hanno risposto al questionario hanno consumato meno carburante, e uno ha quantificato il risparmio in 40 sterline nelle dodici settimane, 0,24 sterline al metro quadrato. Tutti e quattro hanno riferito un effetto positivo sul benessere di personale o detenuti. Un sito ha giudicato le parcelle "disordinate" e ha segnalato che l'erba alta può offrire un nascondiglio, un problema di sicurezza legato al tipo di sito.
A Milano più insetti dove l'erba resta alta
Nel 2024, in diversi parchi di Milano, l'erba è stata lasciata crescere dall'inverno in zone designate, per la prima volta, mentre il resto del prato continuava a essere tagliato circa una volta al mese. Paolo Biella e colleghi dell'Università di Milano-Bicocca hanno studiato otto di questi parchi, distanti fra loro da 1 a 10,5 chilometri, e pubblicato i risultati su Urban Forestry & Urban Greening nel 2025. In alcuni parchi le zone alte non erano mai state tagliate, in altri erano state tagliate una volta poche settimane prima del rilievo e stavano ricrescendo. A luglio 2024 hanno osservato per 10 minuti ciascuna 230 parcelle scelte a caso, contando gli insetti per gruppi e distinguendo le specie a vista, dall'aspetto (le cosiddette morfospecie).
| Gestione nel 2024 | Altezza media dell'erba | Abbondanza di insetti | Numero di specie di insetti |
|---|---|---|---|
| Mai tagliata dall'inverno | 63,79 cm | riferimento | riferimento |
| Ricrescita dopo un taglio | 35,67 cm | non diversa | -18,66% |
| Tagliata circa una volta al mese | 18,33 cm | -14,9% | -27% |
Differenze per parcella rispetto alla zona mai tagliata, nella stima degli autori. La zona tagliata ha anche il 16,8 per cento di insetti in meno di quella in ricrescita.
L'erba alta favoriva la maggior parte dei gruppi di insetti, con l'eccezione dell'ape domestica e delle mosche, e molti gruppi erano legati a piante dominanti precise. Altri risultati riguardano chi progetta un'area verde. Il numero di specie in fiore nel prato era associato a un aumento del 65,2 per cento del numero di specie di insetti, fra il valore più basso e il più alto osservati. Più il prato era coperto di graminacee, meno insetti c'erano. Gli alberi raggruppati invece che in filare si associavano a un 11,9 per cento in più di insetti e al 41,78 per cento in più di specie. Gli autori propongono di inserire in modo sistematico zone non tagliate nella gestione del verde urbano, magari con uno sfalcio a mosaico in cui erba bassa e zone alte si tagliano in momenti diversi.
Conta anche il periodo del taglio, non solo la frequenza
Per le banchine stradali olandesi, che di solito si tagliano una volta a fine agosto, Bakker e colleghi (Journal of Applied Ecology, 2026) hanno applicato in 10 siti, dal 2021 al 2023, diversi calendari di taglio e ne hanno misurato gli effetti nel 2023: il taglio di fine agosto, uno spostato a inizio novembre, e due tagli con il primo a giugno, a 15 o a 6 centimetri. Rimandare l'ultimo taglio a novembre ha favorito i fiori e gli artropodi (insetti, ragni e simili) di fine stagione, sia nei siti fertili sia in quelli poveri, e la biomassa di artropodi che emergono dal suolo e dalla vegetazione a inizio autunno era più o meno pari a quella di primavera ed estate. Passare da uno a due tagli l'anno nei siti poco produttivi, dove il terreno è povero e l'erba cresce poco, non ha aiutato nessun gruppo di specie, mentre in quelli produttivi ha aumentato la diversità degli artropodi che vivono al suolo e i fiori di primavera. Il taglio di giugno però riduceva i fiori per più di un mese, e abbassava la biomassa estiva degli artropodi che emergono.
Il messaggio per chi gestisce un'area verde è che la frequenza non è l'unica leva. Un prato aziendale rasato ogni due settimane e una banchina tagliata una volta l'anno sono situazioni molto diverse: nel primo caso tagliare meno è la strada indicata dagli studi, nel secondo conta anche il periodo e quanto è fertile il terreno.
Come introdurre lo sfalcio ridotto in un'area verde aziendale
Dai tre studi ricaviamo alcune indicazioni pratiche, che sono una nostra lettura. La prima è partire da una parte del prato, non da tutto: lasciare zone tagliate ogni sei-dodici settimane accanto a fasce rasate lungo i percorsi, gli ingressi e i parcheggi risponde anche al problema dell'aspetto "disordinato" emerso nel Regno Unito. La seconda è non tagliare tutte le zone alte nello stesso momento, come suggeriscono sia gli autori inglesi sia quelli milanesi. La terza riguarda il contratto di manutenzione: il calendario dei tagli va scritto zona per zona, perché in Inghilterra parte dei dati si è persa anche perché le ditte di manutenzione hanno tagliato le parcelle sperimentali.
Nel report di sostenibilità lo sfalcio ridotto è un'azione e si descrive con superficie, zone e calendario dei tagli. Che abbia aumentato gli impollinatori o gli insetti si può scrivere solo con dati raccolti sul sito, con un confronto fra zone tagliate come prima e zone tagliate meno, misurate negli stessi giorni, meglio se anche prima del cambio: è il disegno prima-dopo con controllo che abbiamo descritto parlando di come si verifica se un intervento per la biodiversità funziona. Se vuoi spingerti oltre e seminare, ne abbiamo parlato nell'articolo sul prato fiorito per gli impollinatori; per gli altri interventi possibili in uno stabilimento c'è quello sulla biodiversità in un sito industriale.
Come lo misuriamo noi
Per il monitoraggio della biodiversità nei siti aziendali usiamo le stazioni Bird House: un microfono che registra i canti, sensori di microclima e alimentazione solare per funzionare ovunque. Le specie di uccelli si riconoscono dai canti con BirdNET, il modello del Cornell Lab of Ornithology, e ogni rilevazione ha data, luogo e provenienza; le immagini satellitari del programma Copernicus aggiungono copertura del suolo e vigore della vegetazione. Prima di installare, i nostri biologi fanno un sopralluogo e definiamo con l'azienda un piano di monitoraggio che parte dallo stato iniziale del sito, perché l'effetto di un cambio di gestione come lo sfalcio ridotto si legge solo come differenza nel tempo. Le stazioni ascoltano gli uccelli e non contano gli insetti né i fiori: per sapere se il prato tagliato meno attira impollinatori vanno affiancate a conteggi come quelli degli studi citati.
Cosa questi studi non dicono
Lo studio inglese si regge sui dati di 4 siti su 45 e su 362 insetti, contati da personale e detenuti, non da specialisti, per grandi gruppi e non per specie. Gli autori non hanno potuto controllare l'altezza di taglio, né se l'erba tagliata venisse raccolta, e scrivono che i benefici potrebbero crescere seguendo le parcelle per più anni. Lo studio milanese riguarda il primo anno di applicazione, con un solo mese di rilievi in una sola stagione, e gli autori stessi dicono che servono più anni per vedere gli effetti nel tempo; le specie sono distinte a vista, non identificate. Lo studio olandese è sulle banchine stradali, non su prati urbani. Nessuno dei tre misura gli uccelli, né dice quale superficie minima lasciare alta in un sito aziendale.
Fonti
- Morrison M.A., Bright A., Brown M.J.F., Reduced mowing frequencies increase pollinator abundance in urban lawns in the UK, Conservation Evidence Journal, 2025
- Biella P. e altri, Lawn management promoting tall herbs, flowering species and urban park attributes enhance insect biodiversity in urban green areas, Urban Forestry & Urban Greening, 2025
- Bakker W. e altri, Productivity-dependent effects of adapted mowing regimes on arthropod communities in roadside grasslands, Journal of Applied Ecology, 2026
- Foto di copertina: Oleg Zarevennyi, Unsplash