Ad Halloween i pipistrelli finiscono appesi alle finestre, di cartone, accanto alle zucche illuminate. Quelli veri con la luce hanno un rapporto più complicato: alcune specie la evitano quando cacciano o si spostano, altre ne sono attratte, e secondo la letteratura riassunta da uno studio uscito quest'anno tutte le specie studiate tendono ad abbandonare un rifugio illuminato, dentro o all'uscita.

Quanta luce basti per dare fastidio si sapeva poco. Per il rumore la domanda è simile: i pipistrelli cacciano emettendo ultrasuoni e ascoltando gli echi deboli che tornano indietro, quindi un rumore sulle stesse frequenze copre proprio i suoni che usano. Un gruppo di ricercatori danesi ha provato a misurarlo lungo un fiume di Odense, e lo studio, pubblicato quest'anno su Scientific Reports, dice due cose: anche una luce debole allontana i pipistrelli, e quanto li allontani il rumore dipende parecchio da come li si conta.

Una lampada e un altoparlante in mezzo al fiume

La specie è il vespertilio di Daubenton (Myotis daubentonii), un pipistrello che caccia volando basso sull'acqua: la sua altezza mediana di volo è di circa 30 centimetri. Il fiume, largo una dozzina di metri, in quel tratto non ha lampioni. Fra il 27 luglio e il 28 settembre 2024 i ricercatori hanno registrato 30 notti. Al centro del fiume, a 30 centimetri dall'acqua, hanno messo a turno una lampada da 170 lumen e un altoparlante che diffondeva un rumore fra 20 e 90 kilohertz, sulle frequenze dei richiami di questa specie e fuori dalla portata del nostro orecchio, a 79 decibel misurati a un metro.

Ogni notte la prima ora dopo il tramonto restava libera, per lasciare che i pipistrelli cominciassero a cacciare indisturbati. Poi arrivavano tre trattamenti da dieci minuti, separati da 50 minuti di pausa: luce accesa, rumore acceso e un controllo in cui non si accendeva niente, in un ordine estratto a sorte. Lungo una riva, nove registratori acustici AudioMoth fissati a 30 centimetri dall'acqua, a distanze crescenti dalla fonte fino a 20 metri per lato, raccoglievano i richiami.

Quanto cala l'attività dei pipistrelli con luce e rumore

In tutto i registratori hanno catturato più di 5 milioni di richiami. Per l'analisi sono rimaste cinque postazioni su nove, perché le quattro da un lato della fonte avevano pochi richiami e troppo variabili, e oltre un milione di richiami abbastanza forti da superare una soglia fissa. Per ogni trattamento si confronta il numero di richiami nei 10 minuti di esposizione con quello dei 15 minuti precedenti. Nella tabella il margine indica fra quali valori si trova, con buona probabilità, il calo vero.

SituazioneCalo dell'attivitàMargine (95%)
Luce, accanto alla fonte (circa 30 lux)43%28-58%
Rumore, accanto alla fonte49%30-65%
Luce, a 20 metri (circa 1 lux)23%8-38%
Rumore, a 20 metrinessuna differenza dal controllo-
Controllo, niente accesonessuna variazione, a ogni distanza-

A 20 metri la luce stimata scende a circa 1 lux (il lux misura quanta luce arriva su una superficie), eppure l'attività resta più bassa di quasi un quarto. Gli autori citano un lavoro precedente sulla stessa specie che aveva trovato un calo simile, del 25%, con 250-310 lux, cioè con una luce centinaia di volte più intensa. Ne deducono che il vespertilio di Daubenton, mentre caccia, è sensibile anche a livelli di luce molto bassi.

Il rumore agisce solo da vicino. Fra 0 e 5 metri, con livelli fra 79 e 63 decibel, l'attività si dimezza (50 ± 6%); a 10 metri, sotto i 55 decibel, l'effetto non si vede più, perché nell'aria gli ultrasuoni si smorzano in fretta. Cambiano anche i tempi di recupero: spenta la luce, i pipistrelli tornano quasi subito (circa un minuto, un valore che statisticamente non si distingue da zero), mentre dopo il rumore ci vogliono un paio di minuti (la costante di recupero stimata è di 2,4 minuti, con un intervallo fra 0,5 e 4,3).

Contare richiami non è contare pipistrelli

Un registratore acustico non vede gli animali, sente i loro richiami. Se i richiami calano, le spiegazioni possibili sono due: i pipistrelli se ne sono andati, oppure sono rimasti e usano meno l'ecolocalizzazione e più la vista. Gli autori ritengono più probabile la prima, perché in una prova di laboratorio, in cui dovevano posarsi, i vespertili di Daubenton non cambiavano il modo di ecolocalizzare con la luce artificiale accesa, ma un microfono sul campo da solo non basta a distinguere i due casi. È una domanda che ci eravamo già fatti con il DNA ambientale nei fiumi: il segnale dice che qualcuno c'è, meno facilmente quanti sono.

Poi c'è il modo in cui il software separa un richiamo dal rumore di fondo. Lo studio usa una soglia fissa: un suono conta come richiamo se supera i 70 decibel, qualunque sia il fondo. Molti programmi di riconoscimento usano invece una soglia relativa, che si alza quando il fondo diventa più rumoroso; così, con il rumore acceso, perdono una parte dei richiami. Rifacendo l'analisi con un rilevatore di questo tipo, il calo dovuto al rumore passa dal 50% al 75% (± 23%). Secondo gli autori, almeno una parte dei cali molto forti riportati da studi precedenti potrebbe dipendere proprio da questo.

Terzo punto, lo strumento con cui si misura il rumore. Molti studi usano i decibel A dei fonometri comuni, una scala pesata sull'udito umano che dà peso soprattutto alle frequenze sotto i 20 kilohertz e lascia fuori gli ultrasuoni, dove i pipistrelli sentono meglio e cacciano. Per gli autori un valore in dB(A) non dice niente di utile sul rumore che arriva davvero ai pipistrelli.

Cosa cambia per chi gestisce un'area vicino all'acqua

La conclusione degli autori è che luce e rumore ultrasonico, anche moderati, possono allontanare i pipistrelli dalle zone di caccia, e che vanno ridotti attorno agli habitat importanti per loro. La sensibilità a una luce di circa 1 lux, aggiungono, suggerisce cautela anche per altre specie che evitano la luce.

Per noi la parte più utile riguarda il monitoraggio. Chi deve dimostrare l'effetto di un nuovo impianto di illuminazione su un argine, un parco o un'area produttiva vicino a un corso d'acqua dovrebbe chiedere tre cose a chi misura: quale rilevatore e quale soglia ha usato per contare i richiami, in che banda di frequenza ha misurato il rumore, e se la luce è stata misurata sul posto o stimata. Sono dettagli che stanno nella sezione dei metodi, e in questo studio, per il rumore, possono spostare il risultato dal 50% al 75%.

Lo stesso limite lo conosciamo bene. Con le stazioni di Bird House per le aziende riconosciamo gli uccelli dai canti con BirdNET, il sistema del Cornell Lab of Ornithology, e un canto registrato dice che una specie è lì, non quanti individui ci sono; per questo il dato acustico si affianca a microclima e immagini satellitari dell'habitat. Con gli alberi, nella riserva di Silva, il conteggio si può fare davvero e facciamo un censimento totale, albero per albero, con le equazioni allometriche dell'Inventario forestale nazionale (INFC).

I limiti dello studio sui pipistrelli di Odense

La luce non è stata misurata sul fiume. Per limiti dell'attrezzatura i ricercatori l'hanno misurata in una camera oscura, fra 5 e 35 centimetri dalla lampada, e poi hanno estrapolato i valori alle distanze dell'esperimento: i 30 lux accanto alla fonte e il valore di circa 1 lux a 20 metri sono stime.

Le esposizioni duravano dieci minuti. Lo studio precedente con 250-310 lux usava esposizioni di tre ore, e gli autori ipotizzano che con una luce accesa a lungo, nelle prime ore della notte quando gli insetti sono più numerosi, i pipistrelli finiscano per tollerarla almeno in parte, spinti dal bisogno di mangiare. Un lampione acceso tutta la notte quindi non è detto che produca lo stesso calo.

Si tratta poi di una sola specie, su un solo fiume, in una sola estate, con quattro postazioni su nove escluse. Gli autori ricordano che un altro studio, con 5 lux lungo una rotta di spostamento, non aveva trovato cali nel vespertilio di Daubenton, e che questa specie usa adattamenti della retina per stimare la distanza dalla superficie dell'acqua: forse è più vulnerabile alla luce mentre caccia sul fiume che mentre si sposta. Quanto valgano questi numeri per altre specie, o per un pipistrello che caccia attorno a un lampione di città, lo studio non lo dice.

Fonti