Dal 2 febbraio 2026 chi progetta o costruisce per un ente pubblico lavora con i nuovi Criteri Ambientali Minimi per l'edilizia, adottati con il decreto del Ministero dell'Ambiente del 24 novembre 2025. Gran parte dei commenti si è concentrata su materiali, energia e cantiere. Qui guardiamo un'altra parte del testo: i criteri che riguardano il verde, il suolo e gli animali che vivono intorno all'opera.
Cosa è cambiato e da quando
Il decreto è uscito nella Gazzetta Ufficiale n. 281 del 3 dicembre 2025 ed è in vigore dal 2 febbraio 2026, come indica la pagina del Ministero. Abroga il decreto n. 256 del 23 giugno 2022 e il correttivo del 5 agosto 2024. C'è un regime transitorio: i vecchi criteri restano validi per le gare bandite entro tre mesi dalla validazione di un progetto approvato con le regole precedenti.
Secondo l'allegato tecnico, i criteri si applicano a tutti i contratti pubblici di progettazione e di lavori, non solo agli edifici. Per ogni criterio il progettista deve spiegare, in una Relazione CAM di progetto scritta già dal primo livello di progettazione, in che modo lo ha rispettato. Se un criterio non si applica, le ragioni vanno motivate.
I criteri che parlano di natura
Questi sono i criteri dell'Allegato 1 che toccano più da vicino suolo, verde e fauna.
- 2.2.1 Protezione della biodiversità e degli ecosistemi. Gli ecosistemi presenti nell'area, anche se non tutelati, vanno conservati: fossi, siepi, filari, muri a secco, prati in evoluzione. Devono restare "il più possibile conservati e interconnessi fisicamente ad habitat esterni all'area di intervento", cioè collegati alle reti ecologiche. Le nuove aree verdi devono rispettare i criteri del decreto 63 del 2020 sul verde pubblico, e le specie autoctone vanno scelte anche in base alla loro capacità di rimuovere CO2 e inquinanti.
- 2.2.2 Adattamento ai cambiamenti climatici. Nelle nuove costruzioni almeno il 60% della superficie territoriale di progetto deve essere permeabile e almeno il 30% destinato a verde. Nei parcheggi almeno il 10% dell'area lorda deve avere copertura verde.
- 2.2.9 Rapporto sullo stato dell'ambiente. Per nuove costruzioni e ampliamenti va allegato un rapporto che descrive lo stato del sito prima dei lavori, "suolo, flora, vegetazione, fauna, biodiversità", con i dati di rilievo, gli impatti del progetto e le misure di mitigazione. Lo firma un professionista esperto di quelle componenti.
- 2.3.16 Piano di manutenzione dell'opera. Comprende il piano di gestione delle aree verdi e la "verifica dei livelli prestazionali, qualitativi e quantitativi" riferiti alle prestazioni ambientali dei criteri.
- 2.5.1 Prestazioni ambientali del cantiere. Vanno protette le formazioni vegetali autoctone, rimosse le specie invasive come ailanto e robinia, e previste misure per gli habitat con specie sensibili alla presenza umana.
- 2.5.2 Conservazione dello strato superficiale del terreno. Il suolo fertile asportato si accantona e si riusa nelle opere a verde.
Nidi e fauna arrivano dal CAM del verde pubblico
Nel testo dei nuovi CAM edilizia uccelli, pipistrelli e nidi non compaiono. Entrano attraverso il rimando del criterio 2.2.1 al decreto 63 del 10 marzo 2020. Nella parte dedicata alla progettazione di nuove aree verdi, quel decreto chiede di tutelare la fauna selvatica con punti d'acqua, corridoi ecologici, zone di vegetazione spontanea lasciate senza interventi, specie nettarifere e specie arboree e arbustive tipiche della zona, oltre all'"inserimento di strutture per favorire la nidificazione/riproduzione (esempio nidi artificiali)".
Per le ristrutturazioni c'è un altro strumento, a livello comunale. Le delibere Salvarondini promosse dalla LIPU servono a organizzare i lavori sugli edifici in modo compatibile con le specie che ci nidificano, anche con l'installazione di nidi artificiali. Secondo la LIPU, dal 1999 le hanno adottate almeno 155 comuni. Per i pipistrelli il riferimento tecnico sono le linee guida sui chirotteri nelle costruzioni pubblicate dal Ministero dell'Ambiente e da ISPRA nel 2008.
Cosa i CAM non chiedono
Il decreto chiede di descrivere la fauna prima dei lavori, ma non chiede di tornare a contarla dopo. Nell'allegato la parola monitoraggio compare per gli impianti dell'edificio e per il radon, non per la biodiversità. Il rapporto sullo stato dell'ambiente è una fotografia ante operam e nessun criterio prevede un confronto con la situazione a opera finita.
Lo spazio per farlo però c'è. Il piano di manutenzione deve indicare come verificare nel tempo le prestazioni ambientali legate ai criteri, e la gestione del verde ne fa parte. Una stazione appaltante o un progettista possono quindi usare il rilievo iniziale come termine di confronto e ripeterlo negli anni successivi, con lo stesso metodo e negli stessi punti.
Come impostare un rilievo che si possa ripetere
Perché il rapporto ante operam diventi una base di confronto servono alcune scelte fin dalla progettazione:
- punti di rilievo georeferenziati, da riusare dopo i lavori;
- un periodo dell'anno dichiarato, perché la presenza di molte specie cambia con le stagioni;
- dati grezzi conservati, come registrazioni audio e foto, oltre alla lista delle specie;
- nel piano di manutenzione, una frequenza per le verifiche successive e chi le esegue;
- per i nidi artificiali previsti dal decreto sul verde, un controllo di quanti vengono effettivamente occupati.
Per gli uccelli il monitoraggio acustico aiuta perché registra in continuo e lascia una traccia riascoltabile. Esistono modelli che riconoscono le specie dal canto, come BirdNET del Cornell Lab of Ornithology. Restano dei limiti: il microfono sente solo le specie che cantano o emettono richiami, e il rilievo di un professionista, che il criterio 2.2.9 richiede, resta necessario.
Un contesto che si allarga
Il tema non riguarda solo gli appalti. Il regolamento europeo sul ripristino della natura, il 2024/1991, all'articolo 8 chiede che entro il 2030 città e periferie non abbiano meno aree verdi e meno copertura arborea rispetto al 2024, come spiega ISPRA. Le aree verdi realizzate con i CAM finiranno anche in quel conteggio.
Il nostro lavoro sul monitoraggio
Con Bird House per le aziende installiamo stazioni con un microfono per i canti, sensori di microclima e alimentazione solare, che funzionano 24 ore su 24. Le specie si riconoscono con BirdNET e i dati satellitari Copernicus aggiungono copertura del suolo e salute della vegetazione. Ne risulta un indice di biodiversità per area, con i suoi trend nel tempo, che si blocca una volta validato e può quindi essere verificato da terzi. Su un cantiere soggetto ai CAM può servire per il confronto tra prima e dopo i lavori.
Fonti
- Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, DM 24 novembre 2025, Gazzetta Ufficiale n. 281, 2025
- Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, CAM edilizia, Allegato 1, 2025
- Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, Criteri ambientali minimi per l'edilizia, 2026
- Ministero dell'Ambiente, DM 10 marzo 2020 n. 63, CAM verde pubblico, 2020
- ANCE, CAM edilizia, pubblicato il nuovo decreto, 2025
- LIPU, Delibere Salvarondini
- Agnelli P., Russo D., Martinoli A. (a cura di), Linee guida per la conservazione dei Chirotteri nelle costruzioni antropiche, Ministero dell'Ambiente e ISPRA, 2008
- ISPRA, Art. 8, ripristino degli ecosistemi urbani
- Piantando, Bird House per le aziende
- Foto di copertina: Declan Sun, Unsplash