Hai messo dieci cassette nido nel parco dello stabilimento e a fine stagione qualcuno ti chiede cosa scrivere nel report di sostenibilità. "Ne sono state occupate sette" è un dato, ma dice poco. Le cassette nido diventano uno strumento di monitoraggio della biodiversità quando per ognuna si registrano, con un protocollo fisso, quattro cose: se è occupata, quando comincia la deposizione, quante uova ci sono e quanti piccoli si involano. Gli studi recenti mostrano che questi indicatori possono dare risposte diverse sullo stesso sito e che il calendario dei controlli cambia il risultato.

Cosa si misura con una cassetta nido

Le variabili di base sono quattro. L'occupazione: una cassetta conta come occupata se dentro c'è una covata, non se ci è entrato un uccello. La data di deposizione del primo uovo. La dimensione della covata, cioè il numero di uova. Il numero di involati, i piccoli che lasciano il nido, che è la misura più diretta del successo riproduttivo.

Un esempio di protocollo viene da Montpellier, dove un gruppo di ricerca ha seguito le cinciallegre nelle cassette dal 2011 al 2023, in aree urbane e in un bosco di roverella e leccio a Montarnaud, poco lontano dalla città (Defrance e colleghi, Journal of Animal Ecology, 2026). Le cassette si controllano almeno una volta alla settimana da metà marzo a metà luglio. Quando un controllo trova uova dove la settimana prima non c'era niente, la data del primo uovo si ricostruisce a ritroso contando un uovo al giorno. Per ogni nido si ottengono così data di deposizione, uova, schiuse e involati.

Occupazione e successo riproduttivo possono dare risposte diverse

Lo studio che mostra meglio perché servono tutti e due gli indicatori arriva dall'Ungheria. Nella contea di Baranya, fra il 1988 e il 2019, sono state installate 163 cassette nido, il 95% nei campanili delle chiese, e i volontari di BirdLife Hungary ci seguono barbagianni e allocchi con un protocollo fisso. Lo studio usa solo le cassette dei campanili. Mátics e colleghi hanno confrontato le torri illuminate ogni notte con quelle buie o accese solo a Natale e a Pasqua (Scientific Reports, 2025).

In entrambe le specie la probabilità che una cassetta fosse occupata era più bassa nelle torri illuminate, con un effetto statisticamente significativo. Le coppie che nidificavano sotto i fari, però, deponevano un numero di uova e portavano all'involo un numero di piccoli non diversi in modo significativo da quelle al buio: per gli autori la luce non è associata a nessuno dei due parametri riproduttivi.

SpecieTorreUova per covataInvolati per nido
Barbagianniilluminata6,94 ± 1,474,86 ± 1,60
Barbagianninon illuminata6,79 ± 1,464,88 ± 1,61
Alloccoilluminata4,43 ± 1,073,22 ± 1,17
Allocconon illuminata3,89 ± 1,023,07 ± 1,04

Medie e deviazioni standard delle prime covate, escluse quelle predate o abbandonate. Fonte: Mátics e colleghi, Scientific Reports, 2025, tabella 3.

Contando solo uova e involati, le torri illuminate non si sarebbero distinte dalle altre; contando solo le cassette occupate, non si sarebbe visto che le coppie presenti si riproducevano senza differenze significative rispetto a quelle al buio. I due numeri vanno raccolti e letti insieme. L'illuminazione notturna, poi, è una variabile che un'azienda controlla direttamente. Gli stessi autori ricordano che nei pipistrelli l'illuminazione delle chiese porta all'abbandono dei rifugi, e su luce e rumore abbiamo scritto anche in quanto disturbano i pipistrelli di notte.

Fino a quando controllare le cassette nido

A Montpellier i controlli continuano fino a metà luglio, e i dati mostrano a cosa servono: il 33,1% dei tentativi di nidificazione nel bosco e il 27,9% in città erano covate successive alla prima, contando sia le seconde covate certe sia quelle tardive di femmine non identificate.

Lo stesso studio trova che in città le cinciallegre depongono in media 4,5 giorni prima che nel bosco e che la probabilità di una seconda covata dipende da quando parte la prima. In città scende da circa il 66% per le covate più precoci a quasi zero per le più tardive, nel bosco da circa il 39% al 5%. Considerando anche le seconde covate, il vantaggio di chi depone presto risulta più forte, soprattutto in città: chi si ferma alla prima covata sottovaluta quanto conti, in città, deporre presto.

Gli alberi intorno alla cassetta cambiano il numero di piccoli

In Scozia Claire Branston e colleghi hanno seguito per nove anni le cinciarelle in un numero di siti fra 5 e 20, a seconda dell'anno, lungo un gradiente urbano di 40 chilometri, con un numero di cassette per sito fra 5 e 161, in media 26, a circa 50 metri l'una dall'altra (Ecology, 2026). Nei siti con più fogliame di querce autoctone si involavano più piccoli, in quelli con più fogliame di specie non autoctone meno, e dove c'erano più querce si raccoglievano anche più larve di farfalle e falene, la preda preferita delle cinciarelle. Nei territori con più residenti intorno alla cassetta il successo dell'involo calava.

Lo studio ungherese e quello scozzese suggeriscono che fattori alla portata di un'azienda, come l'illuminazione o le specie piantate, lasciano traccia nei dati delle cassette, nell'occupazione o negli involati. Sono correlazioni osservate, non esperimenti: per capire se un intervento funziona serve un confronto, prima e dopo l'intervento o fra zone diverse dello stesso sito, ripetuto per più stagioni.

Come rendere confrontabili i dati delle cassette nido

Nel 2010 un ampio gruppo di ornitologi, fra cui gli italiani B. Massa e A. Sorace, ha passato in rassegna 696 pubblicazioni di 108 riviste sui passeriformi che nidificano in cavità (Lambrechts e colleghi, Acta Ornithologica, 2010). Il 70% degli studi verificati pubblicati dal 1992 non descriveva le cassette usate e non rimandava a un lavoro che lo facesse. Dove una caratteristica era citata, solo nel 25% dei casi c'era il diametro del foro d'ingresso. Forma, materiale e posizione della cassetta possono influire sui dati di riproduzione, e senza descriverli due serie di dati non si confrontano.

Gli autori propongono una lista minima di informazioni da riportare, che si adatta bene anche a un piano di monitoraggio aziendale:

  • dimensioni: foro d'ingresso, spessore e materiale delle pareti, misure interne;
  • posizione: altezza, supporto, orientamento, distanza fra le cassette e densità in cassette per ettaro;
  • manutenzione: se e quando si tolgono i vecchi nidi, eventuali trattamenti, età delle cassette;
  • protezioni contro i predatori;
  • ispezioni: ogni quanto e come si controllano le cassette;
  • sito: rapporto fra cavità artificiali e naturali, alberi dominanti, quota di cassette occupate, uso dell'area durante la nidificazione.

Per costruirle ci sono le misure della nostra guida al nido artificiale per uccelli selvatici. Per usarle come strumento di misura conta che restino le stesse, e documentate, da un anno all'altro.

Cassette nido e stazioni acustiche: come lavoriamo noi

Le cassette dicono se una specie che nidifica in cavità si riproduce su un sito e con che risultato, ma non dicono quali altre specie lo frequentano. Per le aziende Piantando misura la biodiversità con le stazioni Bird House: un microfono registra i canti, BirdNET del Cornell Lab of Ornithology riconosce le specie, i sensori rilevano il microclima e il satellite osserva vegetazione e habitat. Ogni rilevazione ha data, luogo e provenienza, e i dati confluiscono in un indice di biodiversità per area, con una baseline iniziale e un monitoraggio pluriennale. Secondo noi i due strumenti si completano: la stazione acustica registra chi c'è, 24 ore su 24, mentre le cassette controllate con un protocollo scritto dicono se alcune di quelle specie riescono anche a riprodursi. Se stai valutando un monitoraggio della biodiversità per le aziende, conviene decidere fin dall'inizio quali indicatori riproduttivi affiancare ai rilevamenti acustici.

Cosa questi studi non dicono

Nessuno dei tre studi è stato fatto in un sito industriale, e le specie sono diverse: rapaci notturni nei campanili ungheresi, cinciallegre a Montpellier, cinciarelle in Scozia. In Ungheria non è stato possibile misurare l'intensità della luce, quindi le torri risultano solo illuminate o buie. I dati su uova e involati riguardano le prime covate con valori maggiori di zero, e gli autori avvertono che la luce potrebbe agire su aspetti che non hanno misurato, come le difese immunitarie o la massa corporea. A Montpellier una parte delle covate tardive non è attribuita a una femmina identificata. Lo studio scozzese segue un solo gradiente urbano, e alcune delle sue variabili ambientali sono correlate fra loro, il che rende meno precise le stime dei singoli effetti.

Da dove partire con le cassette del tuo sito

Se le cassette ci sono già, il primo passo è scrivere il protocollo: quante sono, dove, come sono fatte, chi le controlla e ogni quanto, fino a metà luglio. Poi si registrano per ogni cassetta occupazione, data del primo uovo, uova e involati. Con più stagioni raccolte allo stesso modo si ha una base da confrontare dopo un intervento, da mettere accanto alle altre misure descritte nella nostra guida su cosa si misura nel monitoraggio della biodiversità. Se vuoi impostarlo insieme a noi, trovi come funziona il monitoraggio della biodiversità di un sito produttivo nella pagina dedicata.

Fonti