In un pomeriggio di agosto, in una piazza lastricata, nessuno deve spiegarti dove sederti: vai sotto l'albero più grande. Quello che senti lì sotto è soprattutto ombra, ma c'è anche un secondo effetto che non si vede. Le foglie fanno evaporare acqua, e per farlo consumano calore che altrimenti scalderebbe la piazza. Il dubbio, fra chi studia gli alberi di città, è che proprio nei giorni più caldi gli alberi chiudano i rubinetti per non seccarsi, e smettano di rinfrescare quando servirebbe di più.
Un gruppo di ricercatori del politecnico di Losanna (EPFL) e dell'istituto federale svizzero di ricerca WSL è andato a controllare durante l'estate 2023, la terza più calda in Svizzera da quando si misura la temperatura, cioè dal 1864. Lo studio è uscito nel 2025 su Urban Forestry & Urban Greening, ed è leggibile per intero nell'archivio del WSL. Per gli otto alberi studiati, la risposta è che hanno continuato a rinfrescare anche con l'aria a 38 gradi.
Otto platani in una piazza di granito
La piazza è a Lancy, nella periferia di Ginevra: 50 metri per 45, interamente coperta da cubetti di granito, salvo le piccole buche in cui sono piantati otto platani (Platanus x acerifolia, il platano comune) piantati in due file da quattro. Su due lati ci sono palazzi di quattro piani, poco più alti delle chiome. Gli alberi hanno un diametro a petto d'uomo, cioè il diametro del tronco misurato a 1,30 metri da terra, fra 39,5 e 53,1 centimetri, e sono alti fra 9,2 e 12,3 metri. Secondo i giardinieri comunali, nell'estate dello studio nessuno li ha annaffiati.
L'estate è stata dura anche per gli standard recenti. Nella piazza l'aria ha toccato 38,6 °C il 24 agosto, mentre alla stazione meteorologica di Ginevra Cointrin si sono registrati 39,1 °C. Fra maggio e la fine di agosto sono caduti 100,2 millimetri di pioggia, contro una media di 321 millimetri per gli stessi quattro mesi nel periodo 1991-2020.
I numeri dell'estate 2023 in piazza
| Cosa si è misurato | Valore | Note |
|---|---|---|
| Temperatura massima dell'aria nella piazza | 38,6 °C | 24 agosto 2023; 39,1 °C alla stazione di Cointrin |
| Pioggia da maggio a fine agosto | 100,2 mm | media 1991-2020: 321 mm |
| Acqua traspirata da un albero, massimo orario | fino a 37,1 kg all'ora | flusso di linfa riportato a una chioma di dimensioni medie |
| Calore assorbito dall'evaporazione, per albero | fino a 25,3 kW | stesso momento di picco |
| Quota dell'energia solare in arrivo usata per far evaporare acqua (misurata) | 33,3% | valore mediano, stabile anche sopra 35 °C |
| Stessa quota secondo il modello di calcolo | 22,8% | sopra 35 °C |
| Chioma al sole rispetto al selciato al sole | in media 9,0 °C più fresca | fino a 14,8 °C nel pomeriggio |
Fonte: Bachofen e colleghi, 2025. Le temperature di chioma e selciato vengono da quattro giornate di misure, fra maggio e agosto.
Come si misura quanta acqua traspira un albero
L'energia che un albero spende per far evaporare acqua, e che quindi non scalda la piazza, si chiama calore latente. Per misurarlo bisogna sapere quanta acqua passa dentro al tronco. In primavera i ricercatori hanno inserito in ogni platano, a due metri da terra, un sensore a impulsi di calore, che scalda il legno per un istante e dal modo in cui quel calore si sposta ricava la velocità della linfa. Il sensore ha registrato un dato ogni dieci minuti, da maggio a ottobre.
La velocità da sola non basta: va moltiplicata per la superficie del legno che conduce l'acqua, l'alburno, cioè la parte più esterna e giovane del tronco. Gli autori l'hanno stimata dal diametro del tronco con equazioni allometriche specifiche per la specie, formule dello stesso tipo di quelle che legano le misure di un albero al suo peso o alla sua struttura. Moltiplicando la quantità d'acqua per il calore necessario a farla evaporare, alla temperatura del momento, si ottiene la potenza di raffreddamento in kilowatt.
Accanto ai sensori nei tronchi c'erano due stazioni meteo montate sui lampioni della piazza, a circa tre metri d'altezza, una termocamera per fotografare chiome e selciato e uno strumento per misurare l'apertura degli stomi, i minuscoli pori delle foglie da cui esce il vapore. Quattro volte fra maggio e agosto è stato misurato anche il potenziale idrico delle foglie (più è negativo, più la pianta fatica a tirare su acqua), all'alba e a mezzogiorno, per capire quanto gli alberi fossero vicini alla crisi idrica.
Il modello di calcolo sbagliava per difetto
Le misure sono state confrontate con un modello ecoidrologico per le città (Urban Tethys-Chloris), che usa una delle formule più diffuse per prevedere quanto si aprono gli stomi. La formula prevede che, quando l'aria diventa molto calda e secca, le foglie chiudano i pori e la traspirazione cali. Il modello prevedeva infatti che, sopra i 35 °C, la quota di energia solare trasformata in evaporazione scendesse al 22,8%.
I platani di Lancy non hanno seguito il copione. Il flusso di linfa è cresciuto con la temperatura senza mai calare, fino a 38,6 °C, e anche con un'aria molto secca: il deficit di pressione di vapore, che misura quanto l'aria "tira" acqua dalle foglie, è arrivato a 6,8 kilopascal. La quota misurata è rimasta intorno al 33,3% a tutte le temperature. Il modello, dicono gli autori, sottostimava il raffreddamento proprio nelle ore più calde del pomeriggio. Gli stessi autori ricordano che a Göteborg, in Svezia, uno studio precedente aveva trovato una quota del 30% con temperature fino a 24,4 °C: i platani di Ginevra hanno mantenuto una quota simile anche oltre i 35 gradi.
Gli alberi però non stavano bene. A metà agosto, prima della seconda ondata di calore, il potenziale idrico delle foglie a mezzogiorno ha raggiunto -1,7 megapascal, oltre la soglia a cui le foglie del platano perdono turgore (-1,58) e vicino a quella a cui il legno perde metà della capacità di trasportare acqua (-1,75). Danni visibili non ce ne sono stati, ma i platani hanno continuato a traspirare vicini al limite.
Cosa cambia per chi pianta alberi in città
I modelli come quello usato nello studio servono anche a decidere dove e cosa piantare. Se in un'ondata di calore attribuiscono agli alberi meno raffreddamento di quello che fanno davvero, a nostro avviso chi li usa per confrontare una fila di alberi con altre soluzioni parte con un conto che li penalizza. Secondo gli autori, le previsioni correnti potrebbero sottostimare in modo considerevole il raffreddamento degli alberi durante le ondate di calore.
Il secondo punto riguarda l'acqua. Secondo gli autori i platani potrebbero aver retto grazie a una falda poco profonda, documentata nella zona, che avrebbe lasciato acqua alle radici. Nella piazza, coperta di granito, l'umidità del suolo non si è potuta misurare. Altri studi citati nell'articolo, in giornate altrettanto calde, avevano visto calare il raffreddamento, e secondo gli autori la differenza può dipendere da un suolo più asciutto. Ne ricaviamo un'indicazione pratica per chi gestisce il verde: oltre alla specie, conta quanto spazio e quanta acqua trovano le radici sotto la pavimentazione.
Un terzo dato aiuta a capire cosa senti seduto sotto la chioma. Nella città portoghese di Coimbra, uno studio del 2026 su Science of the Total Environment ha misurato la temperatura dell'aria sotto tigli, platani, querce e cipressi: d'estate le chiome dense degli alberi a foglia caduca abbassano l'aria all'altezza dei pedoni di circa 1-5 °C, con l'effetto massimo nei parchi aperti e minore nelle strade strette fra i palazzi. Se ti è capitato di vedere un albero del genere abbattuto sotto casa, abbiamo scritto qui cosa puoi fare.
Ogni albero misurato uno per uno
Lo studio di Ginevra si regge su misure fatte albero per albero, ed è lo stesso principio che usiamo in Silva: ogni albero ha un identificativo fisico e viene censito, non stimato a campione, e il carbonio si calcola con le equazioni dell'Inventario forestale nazionale (INFC), che ricavano il peso secco del legno sopra il suolo da diametro e altezza, con coefficienti diversi per ogni specie. Anche quelle formule, confrontate con alberi misurati davvero, possono riservare sorprese, come abbiamo raccontato parlando dei giganti solitari delle città.
Cosa lo studio non dice
Gli alberi sono otto, di una sola specie, in una sola piazza e in una sola estate. Gli autori avvertono che i risultati non si possono estendere ad altre specie: il platano ha un legno a porosità diffusa, con i vasi distribuiti in tutto l'anello annuale, che secondo la letteratura citata consente una traspirazione da due a tre volte più alta di quella delle specie a porosità anulare. In un luogo più secco, dove l'ondata di calore arriva insieme alla siccità, il raffreddamento potrebbe ridursi molto di più.
Lo studio misura il calore che gli alberi trasformano in evaporazione, non quanti gradi in meno ci fossero nell'aria della piazza. Anzi, i sensori appesi dentro le chiome hanno registrato aria in media un po' più calda di quella della piazza, 0,35 °C di notte e 0,16 °C di giorno; gli autori lo attribuiscono al calore irraggiato che resta intrappolato sotto le foglie, e per questo non hanno usato quei valori. Per due degli alberi più grandi, infine, i sensori hanno avuto buchi da una a otto ore nei momenti di traspirazione più intensa, colmati con i dati degli alberi vicini: secondo gli autori senza introdurre distorsioni, ma con un po' di incertezza in più.
Fonti
- Bachofen C., Peillon M., Meili N., Bourgeois I., Grossiord C., High transpirational cooling by urban trees despite extreme summer heatwaves, Urban Forestry & Urban Greening 107, 2025 (testo completo nell'archivio WSL)
- Rochette Cordeiro A. M., Maltez Chaves M. F., Lameiras J. M., Tree canopy structure and phenology as drivers of microclimate regulation in Mediterranean urban ecosystems, Science of the Total Environment 1046, 2026
- Tabacchi G., Di Cosmo L., Gasparini P., equazioni di stima del volume e della fitomassa arborea, Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio (INFC), 2011
- Foto di copertina: Roberto Gomis Garcia, Unsplash