Un campo abbandonato al margine di un bosco, lasciato stare, si riempie da solo di arbusti e giovani alberi. Lo stesso campo si può piantare a file, con una specie scelta per crescere in fretta. Se devi rendicontare la CO2 di un progetto forestale e scegliere se piantare il terreno o lasciarlo ricrescere da solo, la risposta breve è che dipende da cosa conti. Per ettaro e per anno, le piantagioni più veloci accumulano sopra terra (fusto, rami, foglie) più carbonio della ricrescita naturale; se però metti nel conto i tagli periodici, su trent'anni, se il bosco ricresciuto non viene tagliato, la ricrescita naturale ne trattiene di più in mediana, nel confronto di Busch e colleghi su 138 paesi a reddito basso e medio. In clima mediterraneo, poi, la ricrescita naturale è lenta e raggiunge il suo ritmo massimo tardi.
Quanto carbonio accumulano piantagioni e ricrescita naturale nei primi anni
Il primo pezzo del confronto viene da due raccolte di dati con autori in comune. Nel 2020 Susan Cook-Patton e colleghi hanno messo insieme 13.112 misure georeferenziate di accumulo di carbonio in boschi ricresciuti da soli, e ne hanno ricavato una mappa mondiale, a maglia di un chilometro, del carbonio che si accumula sopra terra (nel fusto, nei rami, nelle foglie) nei primi trent'anni di ricrescita. Nel 2022 Jacob Bukoski e colleghi, Cook-Patton compresa, hanno fatto lo stesso per le piantagioni di una sola specie: 4.756 misure da 829 siti, estratte da 424 pubblicazioni.
Usando le stesse classi d'età e le stesse zone ecologiche della FAO, Bukoski trova per le piantagioni giovani tassi medi da 0,9 a 8,2 tonnellate di carbonio sopra terra per ettaro all'anno, contro 0,1-6,0 della ricrescita naturale nella mappa di Cook-Patton. In basso i valori si somigliano; in alto le piantagioni vanno da 1,4 a 2,3 volte più veloci. Gli autori avvertono che piantagioni e boschi ricresciuti sono sistemi diversi e che il tasso di accumulo è solo uno dei metri di confronto.
Il secondo pezzo riguarda quello che succede quando la piantagione si taglia. Jonah Busch e colleghi, nel 2024, hanno modellato trent'anni di accumulo in 138 paesi a reddito basso e medio, mettendo nel conto anche il carbonio che dopo ogni taglio resta per un po' nei prodotti di legno.
| Fonte | Cosa misura | Ricrescita naturale | Piantagione di una specie |
|---|---|---|---|
| Cook-Patton 2020 e Bukoski 2022 | tasso medio di accumulo sopra terra nei boschi giovani, per zona ecologica (t C per ettaro all'anno) | 0,1-6,0 | 0,9-8,2 |
| Busch 2024 | carbonio sopra terra dopo 30 anni (t C per ettaro, mediana e intervallo interquartile) | 36,5 (10,3-50,4) | 15,2 (1,1-35,7) |
| Busch 2024 | carbonio nei prodotti di legno dopo 30 anni (t C per ettaro) | 0 | 23,5 (0,7-71,2) |
| Busch 2024 | totale dopo 30 anni, con radici, suolo e prodotti di legno (t C per ettaro) | 60,2 (26,4-77,7) | 44,6 (3,7-115,8) |
I valori di Busch sono attualizzati al 5% annuo, cioè pesano meno il carbonio accumulato negli ultimi anni, e valgono per 138 paesi a reddito basso e medio, non per l'Europa. L'intervallo interquartile contiene la metà centrale delle celle della mappa.
Perché il taglio cambia il conto
Nel modello di Busch la piantagione, con i suoi tagli a cadenza regolare, finisce i trent'anni con meno carbonio della ricrescita naturale in mediana, anche contando il legno trasformato in prodotti. Il risultato dipende però da un'ipotesi che gli autori dichiarano: il bosco ricresciuto non viene mai tagliato. Se lo si tagliasse con la stessa cadenza della piantagione, e senza vendere il legno, la CO2 che si potrebbe togliere dall'aria spendendo meno di 50 dollari a tonnellata scenderebbe del 74%; se invece la piantagione non si tagliasse mai, la CO2 tolta dalle piantagioni allo stesso costo salirebbe del 70%.
Su questo punto Lewis e colleghi erano stati più netti nel 2019, in un commento su Nature: le piantagioni tagliate e ripiantate ogni 10-20 anni restituiscono all'atmosfera il carbonio immagazzinato, mentre i boschi naturali continuano ad accumularne per decenni. Nei loro scenari al 2100, cento milioni di ettari lasciati a bosco naturale tratterrebbero 12 miliardi di tonnellate di carbonio, la stessa superficie a piantagione 0,3. È un commento con scenari di modello, non uno studio di campo, e va letto come tale.
La conclusione di Busch è più sfumata: considerando anche i costi, la ricrescita naturale costa meno per tonnellata di CO2 sul 46% della superficie adatta al rimboschimento, la piantagione sul restante 54%. Secondo gli stessi autori le piantagioni producono in genere più legname e i boschi ricresciuti da soli ospitano in genere più biodiversità. Che uno dei due metodi costi meno in un punto della mappa, aggiungono, non vuol dire che sia il migliore per quel terreno.
E in un bosco mediterraneo?
I numeri qui sopra vengono soprattutto da fuori Europa: Busch lavora solo su paesi a reddito basso e medio, e dei siti di Bukoski il 59% è in Asia e il 16% in Europa. Per capire cosa succede da noi serve un dato diverso, e lo dà uno studio del 2025 guidato da Nathaniel Robinson, di nuovo con Cook-Patton. Il gruppo ha costruito le curve di crescita del carbonio sopra terra nei boschi ricresciuti da soli per i primi cento anni, combinando 109.708 stime di campo con 66 variabili ambientali; i dati sono concentrati nelle zone temperate, Canada, Stati Uniti ed Europa compresi.
| Bioma | Tasso massimo medio di accumulo (t C per ettaro all'anno) | Età del bosco al massimo (anni) |
|---|---|---|
| Media mondiale | 0,85 ± 0,54 | 30 ± 12 |
| Foreste tropicali e subtropicali umide | 1,57 ± 0,49 | 23 ± 7 |
| Foreste, boscaglie e macchia mediterranee | 0,40 ± 0,33 | 48 ± 19 |
Fonte: Robinson et al. 2025, solo ricrescita naturale e solo carbonio sopra terra; il ± è la deviazione standard fra le celle della mappa. Il tasso massimo è quello dell'anno migliore della curva, non una media sui primi decenni, quindi non si confronta direttamente con le righe della tabella precedente.
Il bioma mediterraneo ha il tasso massimo medio più basso di tutti e lo raggiunge più tardi, verso i 48 anni. Le foreste temperate di latifoglie ci arrivano prima, verso i 25 anni (± 7), e nella gran parte delle ecoregioni forestali (84%) il massimo cade fra i 20 e i 40 anni. Per questo gli autori sostengono che proteggere un bosco giovane che c'è già rende spesso più che farne nascere uno nuovo: la finestra di 25 anni più favorevole rimuove in media 20,7 ± 13,1 tonnellate di carbonio per ettaro, contro 18,8 ± 12,4 dei primi 25 anni di una ricrescita appena partita. In media è il 10% in più, ma in alcuni luoghi il guadagno arriva all'820%. Secondo gli autori, entro il 2050 un bosco giovane che c'è già può rimuovere per ettaro fino a otto volte il carbonio di una ricrescita appena avviata. Dei boschi più vecchi abbiamo parlato a proposito di quanto carbonio catturano le foreste vecchie.
Nessuno di questi studi contiene dati italiani separati, e per l'Italia non abbiamo trovato un confronto diretto fra ricrescita e piantagione con le stesse regole. La scelta della specie, poi, conta anche dentro un bosco piantato: ne abbiamo scritto a proposito di bosco misto e bosco di una sola specie.
Cosa cambia per chi rendiconta la CO2 di un rimboschimento
Attento prima di tutto ai valori predefiniti. Secondo Cook-Patton i tassi standard dell'IPCC, il gruppo intergovernativo sul clima dell'ONU, potrebbero sottostimare in media del 32% l'accumulo sopra terra nei primi trent'anni di ricrescita. Robinson, con più dati, trova invece tassi più bassi del 26% rispetto all'IPCC nei boschi fino a 20 anni e più alti del 18% fra i 21 e i 100 anni. Lo stesso valore predefinito può quindi sbagliare per eccesso o per difetto, a seconda dell'età del bosco.
Poi ci sono i primi anni. Bukoski fa notare che la fase di insediamento di una piantagione, intorno ai cinque anni, occupa metà dell'orizzonte di molti impegni al 2030: chi conta un tasso costante fin dal primo giorno rischia di sovrastimare il beneficio climatico sui decenni.
Se il bosco produce legname, il bilancio deve dire quanto carbonio esce con ogni taglio e quanto ne resta nei prodotti, e per quanto tempo. Busch, per passare dal carbonio alla CO2, moltiplica per 3,67, il rapporto fra le masse di CO2 e di carbonio: con lo stesso fattore, le 60,2 tonnellate di carbonio per ettaro della ricrescita naturale diventano circa 221 tonnellate di CO2 e le 44,6 della piantagione circa 164 (nostro calcolo, valori attualizzati).
Come lo misuriamo noi
Per noi la scelta fra piantare e lasciar ricrescere si decide meglio con un dato misurato sul posto che con un tasso medio di bioma, perché gli studi qui sopra mostrano forbici molto ampie anche dentro la stessa zona. Per i progetti di crediti di carbonio misurati albero per albero facciamo un censimento totale, senza campionamento: ogni anno registriamo diametro a 1,30 metri da terra, altezza e specie di tutti gli alberi, ciascuno con un codice Arbotag permanente. La biomassa si calcola con le equazioni allometriche dell'Inventario forestale nazionale (INFC) specifiche per specie. Dalla biomassa si ricava il carbonio con la frazione di carbonio, e il carbonio si converte in CO2 equivalente moltiplicando per 3,67. Così un albero nato da solo e uno messo a dimora entrano nel conto allo stesso modo, con la crescita che hanno avuto davvero. Sul perché la frazione di carbonio non si fissa a metà del peso secco abbiamo scritto in quanto carbonio c'è davvero in un albero.
Cosa questi studi non dicono
I dati di Cook-Patton vengono per lo più da dieci paesi e la loro qualità varia da studio a studio; restano scoperte le condizioni ambientali dell'Africa settentrionale e dell'Asia nordorientale. Il modello di Bukoski ha un'incertezza ampia: l'errore tipico del modello va dal 74% al 258% del carbonio medio a seconda del genere di albero, e i valori massimi di carbonio vengono da piantagioni gestite su turni economici, non lasciate crescere. Busch non considera il clima che cambia, gli incendi, la sopravvivenza degli alberi né gli effetti del bosco sulla luce riflessa (l'albedo) e sulla temperatura, e lavora solo su paesi a reddito basso e medio. Robinson conta solo il carbonio sopra terra, si basa sul clima medio del passato e ha gli errori più grandi proprio nei boschi di 5 e 10 anni, quelli che interessano chi avvia un progetto. Nessuno di questi studi dice quanto carbonio va nel suolo in un campo abbandonato in Italia.
Se stai valutando un rimboschimento, chiedi prima che cosa c'era sul terreno, se il bosco verrà tagliato e con quale metodo verrà misurato negli anni. Il metodo con cui lo facciamo noi è descritto nella pagina sul sequestro di carbonio misurato nei progetti forestali.
Fonti
- Cook-Patton S. C. et al., Mapping carbon accumulation potential from global natural forest regrowth, Nature, 2020 (letto l'abstract)
- Bukoski J. J. et al., Rates and drivers of aboveground carbon accumulation in global monoculture plantation forests, Nature Communications, 2022
- Busch J. et al., Cost-effectiveness of natural forest regeneration and plantations for climate mitigation, Nature Climate Change, 2024
- Robinson N. et al., Protect young secondary forests for optimum carbon removal, Nature Climate Change, 2025
- Lewis S. L. et al., Restoring natural forests is the best way to remove atmospheric carbon, Nature, 2019 (commento)
- Foto di copertina: Sean Thoman, Unsplash