Un credito di carbonio forestale promette che una tonnellata di CO2 resti chiusa nel legno per decenni. Poi arriva un incendio, o un'estate di siccità, e quel carbonio torna in atmosfera. Per difendere la permanenza dei crediti di carbonio forestali, i programmi accantonano una riserva di garanzia, cioè una parte dei crediti che non viene venduta e copre le perdite dei progetti. Funziona solo se la riserva è abbastanza grande, e il caso meglio studiato, quello della California, dice che non lo era.
Cos'è la riserva di garanzia dei crediti di carbonio
In inglese si chiama buffer pool. Ogni progetto, quando riceve i crediti, ne accantona una quota in un fondo comune. Se un bosco perde carbonio per cause che il proprietario non controlla, come un incendio, una malattia o una tempesta, dal fondo si ritirano tanti crediti quante sono le tonnellate perse. Finché nel fondo restano crediti, quelli già in circolazione restano validi. È un'assicurazione mutua, pagata da tutti i progetti insieme.
La quota da accantonare dipende dal rischio stimato per ogni progetto. Ecco come la fissano il programma californiano, il più studiato, e le linee guida italiane per il registro pubblico dei crediti di carbonio forestali.
| Voce | California (protocollo forestale 2015) | Italia (linee guida del registro, 2025) |
|---|---|---|
| Durata dell'impegno | 100 anni | durata del progetto |
| Quota accantonata, totale | dall'8,7 al 19,2% dei crediti | dal 15 al 40% dei crediti generabili |
| di cui incendi | dal 2 al 4% | stabilita dall'analisi del rischio del progetto |
| di cui malattie e insetti | 3% | stabilita dall'analisi del rischio del progetto |
| di cui altre catastrofi naturali (vento, ghiaccio, alluvioni) | 3% | stabilita dall'analisi del rischio del progetto |
| di cui rischi finanziari e gestionali | dall'1 al 9% | stabilita dall'analisi del rischio del progetto |
Fonti: Badgley e colleghi, Frontiers in Forests and Global Change, 2022; decreto MASAF e MASE del 15 ottobre 2025. Le percentuali italiane valgono per gestione forestale sostenibile, rimboschimento, imboschimento, arboricoltura da legno e sistemi agroforestali; per i prodotti legnosi di lunga durata la quota va dal 5 al 10%. In Italia la quota si ricalcola ogni cinque anni.
Incendi e crediti di carbonio: quanto ha retto la riserva californiana
Il programma della California è grande e ha dati pubblici. Ogni credito vale una tonnellata di CO2 equivalente e, fino al 5 gennaio 2022, nella riserva erano finiti 31,0 milioni di crediti, il 13,4% dei 231,5 milioni emessi. Badgley e colleghi hanno fatto su questi numeri un'analisi di tipo attuariale, pubblicata nel 2022 su Frontiers in Forests and Global Change: hanno confrontato quanto c'era nella riserva con le perdite già avvenute e con quelle prevedibili.
Per gli incendi gli autori hanno incrociato i confini dei progetti con i perimetri dei fuochi e hanno trovato sei progetti colpiti. Due perdite, del 2015 e del 2018, erano già state verificate e avevano fatto ritirare più di 1,1 milioni di crediti. Per gli altri quattro progetti, bruciati nelle stagioni 2020 e 2021, hanno stimato la mortalità degli alberi con le mappe satellitari del Servizio forestale degli Stati Uniti o, dove mancavano, con i dati di incendi simili, e hanno costruito due scenari, uno più favorevole e uno meno.
| Voce | Milioni di crediti |
|---|---|
| Crediti accantonati per il rischio di incendio (circa il 19% della riserva) | circa 6, di cui 4,9 rimasti dopo i ritiri già fatti |
| Perdite già verificate (incendi del 2015 e del 2018) | oltre 1,1 |
| Perdite stimate per gli incendi del 2020 e del 2021 | da 4,6 a 5,7 |
| Perdite totali da incendio | da 5,7 a 6,8 |
| Quota per gli incendi già consumata | dal 95 al 114% |
Fonte: Badgley e colleghi, 2022. La quota per gli incendi doveva coprire cento anni di rischio; le perdite si riferiscono più o meno ai primi dieci anni del programma.
In meno di un decennio gli incendi hanno quindi consumato almeno il 95% dei crediti messi da parte per un secolo di incendi. Per le malattie il quadro è simile. Venti progetti contengono il tanoak, un albero dei boschi di California e Oregon colpito da un patogeno invasivo che provoca la morte improvvisa della quercia. Nei tre scenari degli autori la malattia porterebbe via da 4,7 a 9,1 milioni di crediti, cioè dall'82 al 159% della quota accantonata per tutte le malattie e gli insetti. Il protocollo, ricordano gli autori, assume che malattie e insetti non facciano perdere in media più del 3% del carbonio accreditato.
Perché la riserva copre meno di quanto sembra
C'è poi un problema di contabilità. La riserva si riempie con una quota dei crediti, ma deve coprire tutto il carbonio presente nel bosco, che è molto di più: i crediti premiano solo il carbonio in eccesso rispetto a una baseline, cioè a quanto il bosco avrebbe immagazzinato comunque, mentre se il bosco brucia si perde anche il resto. In 74 progetti la riserva conteneva 20,3 milioni di crediti sui 121,2 milioni emessi nel primo periodo di accreditamento, circa il 17%. Ma nei boschi di quei progetti c'erano 447,5 milioni di tonnellate di CO2, e rispetto a questo totale la riserva vale meno del 5%. Per gli autori il rischio andrebbe calcolato su tutto il carbonio esposto, circa tre volte i crediti emessi; una soluzione sarebbe aumentare la quota da accantonare.
I disturbi nei boschi europei sono in aumento
La California ha incendi più grandi dei nostri, ma anche in Europa le perdite crescono. Patacca e colleghi hanno raccolto più di 170.000 dati di campo sui danni nei boschi di 34 Paesi dal 1950 al 2019 e li hanno pubblicati su Global Change Biology nel 2023. Nelle serie completate dagli esperti dove mancavano dati, i disturbi naturali hanno danneggiato in media 42,6 milioni di metri cubi di legname l'anno fra il 1950 e il 2000 e 78,5 milioni fra il 2001 e il 2019. In proporzione al legname in piedi, la quota danneggiata ogni anno è passata dallo 0,23 allo 0,27%.
Sull'intero periodo il vento pesa per il 46% del volume danneggiato, gli incendi per il 24% e i bostrici, piccoli coleotteri che scavano sotto la corteccia (il più noto è il bostrico tipografo dell'abete rosso), per il 17%; nel decennio 2010-2019 i bostrici da soli hanno danneggiato in media 23 milioni di metri cubi l'anno. Gli autori avvertono che solo il 22% delle serie storiche nazionali era completo e che molti dati derivano dal legname recuperato dopo il danno, che può sottostimare i danni piccoli e diffusi oppure sovrastimarli, perché nei tagli di recupero a volte si abbattono anche alberi sani. Per l'Italia trovi i numeri sulla CO2 emessa dal fuoco nel nostro articolo sugli incendi boschivi in Italia.
Una rassegna pubblicata su Science nel 2020 da Anderegg e colleghi, fra cui lo stesso Badgley, mette insieme fuoco, siccità, insetti e patogeni e conclude che questi rischi, spinti dal clima, possono compromettere l'assorbimento di carbonio dei boschi in questo secolo. La rassegna esamina anche come i programmi che usano i boschi per il clima potrebbero tenere conto meglio di quello che oggi si sa su questi rischi. Nel disegno della riserva californiana, osserva lo studio del 2022, la siccità non è nemmeno citata fra le cause di perdita.
Permanenza dei crediti di carbonio: cosa prevede il registro italiano
Le linee guida del registro pubblico dei crediti di carbonio, adottate con il decreto del 15 ottobre 2025, chiedono di fissare la quota con un'analisi del rischio, quella descritta in appendice o uno strumento simile: il progettista elenca i rischi per la permanenza, descrive le azioni per ridurli e assegna a ciascuno una percentuale, documentando la scelta con studi, rapporti tecnici o rilievi in campo. La somma deve stare fra il 15 e il 40%, e i crediti generati si calcolano togliendo questa quota all'assorbimento aggiuntivo rispetto alla baseline, prima di sottrarre le emissioni dovute al progetto.
Rispetto alla California cambiano due cose. Nel decreto la quota accantonata è legata al progetto: sono crediti che il progetto non vende e che può rimettere in vendita alla fine, se non ci sono state perdite; se invece un disturbo naturale fa perdere più di quanto accantonato, la vendita dei crediti si ferma finché il bosco non torna al livello di carbonio precedente. Chi vende l'area o abbandona il progetto deve comprare altrettanti crediti o realizzare un nuovo progetto. Il minimo italiano, 15%, è più alto di quello californiano. Quanto pesino incendi e siccità lo decide l'analisi di ciascun progetto, entro la forbice del decreto.
Cosa guardare se la tua azienda compra crediti forestali
Se usi crediti forestali nella rendicontazione, la permanenza è una domanda da fare al fornitore insieme a quella sull'addizionalità. Chiedi quale quota è accantonata, come è stata calcolata, se considera la siccità e i patogeni oltre al fuoco, e cosa succede ai tuoi crediti se il bosco brucia. Una percentuale senza un'analisi che la giustifichi è proprio la debolezza che Badgley e colleghi hanno trovato in California: non hanno trovato nessuna analisi esplicita dietro le quote fissate dal protocollo.
Una riserva copre la perdita, ma per sapere quanto carbonio si è perso bisogna misurarlo. Nei nostri progetti di crediti di carbonio misurati albero per albero facciamo un censimento totale e non a campione: ogni albero ha un codice Arbotag permanente, che non viene riassegnato, con coordinate GPS, data di messa a dimora e storico del diametro. Se una pianta muore per la siccità o per il fuoco, al rilievo successivo manca quell'albero, con la sua biomassa calcolata dalle equazioni allometriche dell'Inventario forestale nazionale. La perdita si legge pianta per pianta invece di stimarla da una media.
Cosa questi studi non dicono
Lo studio di Badgley guarda un solo programma e lo ferma a una data: non conta i crediti che i nuovi progetti, magari in zone meno esposte, porteranno nella riserva. Gli autori ne discutono e ritengono che non basti, ma è una loro valutazione. I due scenari sugli incendi indicano un intervallo plausibile, non un'incertezza statistica, e le perdite del 2020 e del 2021 erano ancora da verificare sul campo. Gli scenari sulla morte improvvisa della quercia riguardano perdite future e sono, per ammissione degli stessi autori, più speculativi. Per l'Italia non esiste ancora una verifica simile: il registro è recente e non ci sono dati pubblici su quanto le quote accantonate abbiano dovuto coprire.
Fonti
- Badgley G., Chay F., Chegwidden O. S., Hamman J. J., Freeman J., Cullenward D., California's forest carbon offsets buffer pool is severely undercapitalized, Frontiers in Forests and Global Change, 2022
- Patacca M. e altri, Significant increase in natural disturbance impacts on European forests since 1950, Global Change Biology, 2023
- Anderegg W. R. L. e altri, Climate-driven risks to the climate mitigation potential of forests, Science, 2020
- Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, Decreto 15 ottobre 2025, linee guida del registro pubblico dei crediti di carbonio, sezione forestale, Gazzetta Ufficiale, 2025
- Foto di copertina: Chad Peltola, Unsplash