Se la tua azienda ha comprato, o sta pensando di comprare, tonnellate di CO2 da un bosco italiano, ti sarai chiesto che valore abbiano. Il registro nazionale dei crediti di carbonio forestali nasce per dare una risposta: un elenco pubblico, tenuto dal CREA, in cui un credito vale una tonnellata di CO2 equivalente assorbita, verificata da un ente accreditato e cancellata quando qualcuno la compra. La legge che lo istituisce è del 2023, le linee guida sono arrivate a fine 2025 e, a gennaio 2026, mancava ancora il decreto con le regole di iscrizione.

Cosa dice la legge sul registro nazionale

Il registro è previsto dall'articolo 45 del decreto-legge 13 del 2023, commi da 2-quater a 2-octies, aggiunti con la legge di conversione 41 del 21 aprile 2023. Il nome ufficiale è lungo: Registro pubblico dei crediti di carbonio generati su base volontaria dal settore agroforestale nazionale. Lo tiene il CREA, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria, ente pubblico vigilato dal Ministero dell'agricoltura (MASAF).

La legge fissa pochi punti. I crediti servono a un mercato volontario nazionale e non si possono usare nel sistema europeo di scambio delle quote di emissione (EU ETS) né nel sistema di compensazione dell'aviazione internazionale (CORSIA). Li chiedono i proprietari o i gestori dei terreni, per imboschimenti, rimboschimenti e gestione forestale sostenibile, e solo per attività aggiuntive rispetto a quelle già imposte dalle norme in vigore. Il resto lo affidava a due decreti del MASAF: le linee guida, entro 180 giorni, e poi, entro altri 60 giorni, le modalità di iscrizione, aggiornamento e controllo dei crediti.

Le linee guida sono state adottate con il decreto del 15 ottobre 2025, firmato con il Ministero dell'ambiente e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 novembre 2025. Riguardano solo la sezione forestale: quella agricola è rinviata a un provvedimento successivo. Sul secondo decreto, in una pagina del 18 gennaio 2026 il CREA scriveva che era in preparazione e che solo dopo si potrà costruire, dentro al Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN), la piattaforma del registro. Non abbiamo trovato traccia della sua adozione fino a oggi, novembre 2026.

Le regole del registro dei crediti di carbonio forestali

RequisitoCosa chiedono le linee guida
Unitàun credito è una tonnellata di CO2 equivalente assorbita
Progetti ammessiavviati dopo il 1° gennaio 2021
Durata minima20 anni per gli impegni sui terreni; almeno 35 anni di vita per i prodotti in legno
Riserva di garanzia (buffer)dal 15 al 40% dei crediti per le attività forestali, in base al rischio; dal 5 al 10% per i prodotti in legno di lunga durata
Verificaorganismo di certificazione esterno accreditato (in Italia presso ACCREDIA); un audit nei primi due anni, poi a intervalli non inferiori a cinque anni
Campione degli audit successivialmeno il 5% della superficie sotto i 100 ettari, il 3% fra 100 e 1.000, il 2% sopra i 1.000
Metodo di calcoloqualsiasi metodologia riconosciuta da un ente di certificazione, purché almeno di livello Tier 2 secondo l'IPCC
Contributi pubbliciammessi se non superano l'85% del costo totale del progetto
Venditadopo il primo audit, ogni cinque anni; il credito si esaurisce con l'acquisto, non si rivende e non va ad acquirenti esteri
Chi comprala vendita entra nel registro solo se l'acquirente ha un sistema certificato di gestione e riduzione delle proprie emissioni

Fonte: allegato al decreto MASAF del 15 ottobre 2025, capitoli 2, 4, 5, 6, 7 e 8. Le soglie sono quelle del testo; per i prodotti in legno ci sono regole a parte che qui non trattiamo.

Il Tier 2 è il livello intermedio delle linee guida dell'IPCC per gli inventari dei gas serra: si parte dai metodi di base (Tier 1) ma si usano dati e fattori specifici dell'area del progetto, non valori generici presi dalla letteratura.

Alcune soglie non sono nuove. Il Codice forestale del carbonio, la bozza preparata dal Nucleo monitoraggio del carbonio del CREA e rimasta in consultazione, chiedeva già una durata minima di 20 anni e un buffer fra il 15 e il 40%.

Come si calcolano i crediti e cosa vuol dire aggiuntivo

La formula delle linee guida è questa: crediti generati = (assorbimento del progetto meno assorbimento di riferimento) × (100% meno buffer), meno le emissioni di gas serra causate dal progetto. L'assorbimento di riferimento, la baseline, è quello che il bosco avrebbe comunque, anno per anno, gestito secondo le prescrizioni forestali di legge e senza rinunciare ai tagli. Il buffer è una quota di crediti messa da parte e non venduta, che copre le perdite di carbonio per cause esterne al progetto.

Prima del calcolo il progetto deve superare un triplice test di addizionalità. Il test legale verifica che l'attività vada oltre gli obblighi della normativa in vigore. Il test ambientale chiede che l'assorbimento nell'area sia maggiore di quello che ci sarebbe stato senza il progetto. Il test d'investimento chiede che il progetto non stia in piedi economicamente senza i ricavi dei crediti. Per i piccoli progetti di imboschimento o rimboschimento, fino a 5 ettari netti di impianto, si può assumere come baseline nessuna variazione degli stock di carbonio nel tempo.

Le esclusioni contano quanto i requisiti. Fra le attività che non danno crediti ci sono gli impianti a turno breve per biomassa, gli imboschimenti compensativi imposti da una valutazione di impatto ambientale, le siepi e le fasce tampone richieste dalla condizionalità della politica agricola comune. E non dà crediti la rinuncia, anche parziale, al prelievo previsto dai piani forestali, salvo diverse disposizioni delle regioni.

Uno studio piemontese: quanti crediti da un bosco gestito meglio

L'ultima esclusione pesa su uno dei pochi studi italiani con revisione fra pari che abbiano calcolato crediti forestali su un territorio vero. Giorgio Vacchiano e colleghi hanno pubblicato su iForest le linee guida e un caso pilota per i crediti da gestione forestale migliorativa in Alta Valle Tanaro e Val Maudania, in provincia di Cuneo: 22.059 ettari, di cui 11.548 di bosco, soprattutto faggio e castagno.

Per la baseline legale hanno simulato i tagli massimi ammessi dal regolamento regionale su 12 aree di saggio; per quella tecnica hanno raccolto 403 richieste di taglio presentate fra il 2010 e il 2013, cioè quello che i proprietari fanno davvero. Tolti i boschi privati, quelli con vincoli e quelli troppo lontani dalle strade, la superficie su cui si poteva lavorare era di 1.607 ettari, il 14% del bosco. Su quella superficie il taglio di riferimento era in media di 102 metri cubi per ettaro, il 46% della provvigione; con la gestione migliorativa scendeva a 78, il 35%. In 20 anni il taglio evitato valeva 39.362 metri cubi e 64.014 tonnellate di CO2 equivalente al netto delle emissioni dei lavori, pari a 1,99 tonnellate per ettaro all'anno. Il legno lasciato in piedi per il carbonio era l'11% della provvigione media.

Lo studio è del 2018 e segue le linee guida della Regione Piemonte, non quelle nazionali. Leggendolo accanto al decreto del 2025, un progetto costruito così dovrebbe oggi dimostrare che il taglio ridotto non intacca la ripresa prevista dal piano forestale, oppure appoggiarsi a un atto della regione. È una nostra lettura: le linee guida non citano questo caso.

Il mercato volontario forestale in Italia, oggi

Finché il registro non è attivo, in Italia si comprano tonnellate di CO2 da progetti forestali certificati con standard privati. Il Nucleo monitoraggio del carbonio del CREA le conta ogni anno con un questionario: nel rapporto sul 2023 e il 2024 hanno risposto 34 sviluppatori di progetti e 16 acquirenti.

AnnoCO2 assorbita dai progetti (t CO2e)Di cui venduta (t CO2e)Prezzo medio (€/t CO2)Valore delle transazioni (€)
2023279.157251.69722,525.669.206
2024473.874413.46824,139.976.933

Fonte: Maluccio, Grassi e Romano, Progetti forestali di sostenibilità in Italia 2023-2024, CREA, 2025. Dati da questionario, solo progetti forestali; le emissioni evitate dai progetti agricoli sono escluse.

Il rapporto stesso avverte che queste tonnellate non sono veri crediti di carbonio: i progetti italiani, piccoli, di solito non sostengono i costi di una certificazione internazionale di parte terza, e la CO2 che finanziano non si può contare nel bilancio delle emissioni di chi la compra. Il registro serve a cambiare questo. Il regolamento europeo 2024/3012 crea un quadro di certificazione per gli assorbimenti di carbonio e prevede un registro dell'Unione entro il 27 dicembre 2028; secondo il rapporto del CREA, il registro italiano sarà proposto come schema di certificazione nazionale e i suoi crediti confluiranno in quello europeo.

Nel nostro articolo sui crediti REDD+ abbiamo raccontato quanto possono gonfiarsi i crediti quando la baseline è scelta male; le linee guida del registro intervengono proprio lì, con una baseline fissata dalle norme forestali, il buffer e le verifiche periodiche. Il buffer serve per i rischi che conosciamo bene, come gli incendi che ogni estate bruciano carbonio nei boschi italiani.

Come misuriamo noi il carbonio di un bosco

Il registro lavora con i campioni: negli audit successivi al primo basta controllare almeno il 5% della superficie, o il 3 e il 2% nei progetti più grandi. Noi abbiamo scelto un'altra strada per i nostri progetti di crediti di carbonio misurati albero per albero: un censimento totale, in cui ogni albero ha un codice Arbotag univoco e permanente. Diametro, altezza e specie entrano nelle equazioni allometriche dell'Inventario forestale nazionale (INFC), costruite sui boschi italiani; dalla biomassa si ricava il carbonio, che si converte in CO2 equivalente moltiplicando per 3,67, il rapporto fra il peso di una molecola di CO2 e quello del carbonio che contiene. Sono dati specifici per specie e territorio, il tipo di informazione che il Tier 2 chiede. Come si passa dalla misura alla CO2 lo abbiamo spiegato nella guida su come si calcola la CO2 sequestrata da una riforestazione.

Cosa resta da chiarire

Senza il decreto sulle modalità di iscrizione non sappiamo ancora come si presenta una domanda, quanto costa e in che tempi il CREA verifica. Le linee guida lasciano aperte la metodologia di calcolo, purché sia almeno Tier 2, e la scelta del buffer dentro la forbice del 15-40%, che dipende dal rischio dichiarato. Anche lo studio piemontese ha limiti dichiarati dagli autori: considera solo il carbonio nella biomassa sopra il suolo, mentre quello del suolo, ricordano, vale tipicamente circa la metà del carbonio dell'ecosistema; e usa una differenza fra stock invece di un modello di crescita, perché modelli tarati sui boschi italiani mancavano. I dati di mercato del CREA, infine, vengono da un questionario volontario e non coprono tutti i progetti.

Se la tua azienda compra CO2 da un bosco italiano oggi, chiedi su quale standard è stata certificata, chi l'ha verificata, quale baseline usa e con quale buffer. Sono i punti che le linee guida del registro rendono obbligatori.

Fonti