Alla fine di una raccolta in spiaggia restano dei sacchi pieni e un numero da scrivere da qualche parte, quasi sempre in chili. I programmi europei di monitoraggio dei rifiuti dispersi, però, non pesano: contano. Ogni oggetto più lungo di 2,5 centimetri, trovato su un tratto fisso di 100 metri, viene registrato con un codice di una lista comune, quattro volte l'anno. Il risultato si esprime in oggetti ogni 100 metri di costa e si confronta con una soglia europea di 20.

Come si contano i rifiuti dispersi su una spiaggia

Il riferimento è la guida al monitoraggio dei rifiuti marini scritta nel 2013 dal gruppo tecnico sui rifiuti della direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino (2008/56/CE, che in sigla si chiama MSFD) e pubblicata dal Centro comune di ricerca della Commissione europea, il JRC. Le regole principali sono queste.

VoceCosa prevede il protocollo europeo
Spiaggialunga almeno 100 m, pendenza fra 15 e 45 gradi, accesso libero al mare, raggiungibile tutto l'anno, se possibile senza altre pulizie
Unità di campionamentoalmeno 2 tratti fissi da 100 m sulla stessa spiaggia; 2 tratti da 50 m se la spiaggia è molto sporca
Frequenzaalmeno 4 rilievi l'anno: metà dicembre-metà gennaio, aprile, metà giugno-metà luglio, metà settembre-metà ottobre
Dimensionealmeno 2,5 cm nella dimensione più lunga, nessun limite superiore
Unità di misurail numero di oggetti; peso e volume sono possibili, ma lo standard è il conteggio
Classificazionelista comune JRC del 2021: 281 tipi e gruppi di rifiuti; i singoli oggetti hanno un codice J
Valutazionemediana dei rilievi, almeno 40 per Paese e sottoregione marina in un ciclo di 6 anni
Soglia UE20 oggetti ogni 100 m di costa

Fonti: Hanke et al. 2013 per le prime cinque righe, Fleet et al. 2021 per la classificazione, van Loon et al. 2020 per valutazione e soglia.

Il tratto copre tutta la spiaggia in profondità, dalla riva fino al retro, oppure dalla linea dei depositi lasciati dal mare fino al retro. Il limite di 2,5 centimetri è scelto per far entrare nel conteggio tappi e mozziconi di sigaretta. La guida chiede di compilare la scheda mentre si raccoglie: se si riempie il sacco e si classifica dopo, gli oggetti si aggrovigliano o si rompono e i numeri cambiano. Raccolta e monitoraggio vanno fatti insieme, così il tratto resta pulito e il rilievo successivo misura solo quello che è arrivato nel frattempo.

Come si classificano: la lista comune dei rifiuti

Nel 2013 il gruppo tecnico aveva unito in una sola lista, la Master List, le voci dei vari programmi di monitoraggio, come quelli della convenzione per l'Atlantico nord-orientale (OSPAR) e del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP): oltre 200 oggetti, ognuno con un codice G. Nel 2021 il JRC l'ha aggiornata con la lista comune delle categorie di rifiuti (Joint List), preparata con gli Stati membri, le convenzioni dei mari regionali, le associazioni e l'Agenzia europea dell'ambiente.

La lista è gerarchica. Al primo livello c'è il materiale, una fra nove classi allineate alla decisione (UE) 2017/848, quella che fissa i criteri europei del buono stato del mare, per esempio plastica, gomma, vetro e ceramica, legno lavorato o sostanze chimiche come le palline di catrame. Al secondo livello c'è l'uso, una fra 13 categorie: pesca, acquacoltura, fumo, consumo di cibo, igiene personale, attività ricreative e altre. Poi si scende fino al singolo tipo di oggetto, con un codice J che riprende il numero del vecchio codice G quando l'oggetto è lo stesso: J7 sono le bottiglie di plastica fino a mezzo litro, J8 quelle più grandi, J27 i mozziconi.

Questa struttura permette di leggere gli stessi dati in due modi. Raggruppando per materiale si vede quanto pesa la plastica; raggruppando per uso si vede, per esempio, quanto contano gli oggetti della pesca. Una regola evita di gonfiare la voce dei frammenti: un pezzo che si riconosce come parte di un oggetto va registrato come quell'oggetto. Un brandello di sacchetto della spesa va sotto J3, i sacchetti, e non sotto J79, i frammenti di plastica non espansa (cioè non polistirolo) fra 2,5 e 50 cm.

La lista è pensata per i macrorifiuti, cioè gli oggetti sopra i 25 millimetri. Fra 5 e 25 millimetri si parla di mesorifiuti, sotto i 5 di microrifiuti: per ciascuna classe servono metodi di campionamento diversi.

Da dove viene la soglia europea di 20 oggetti ogni 100 metri

Il rapporto del JRC del 2020 sulla soglia per i rifiuti sulle coste parte dai dati europei di riferimento del 2015 e del 2016: 1.470 rilievi. Solo il 76% era stato fatto su 100 metri esatti, quindi tutti i conteggi sono stati riportati a 100 metri. Sono stati tolti i frammenti sotto i 2,5 centimetri, perché raccolti in modo troppo diverso da Paese a Paese, e i rilievi da 10 metri; i mozziconi sono rimasti.

Su quei dati la media è di 504 oggetti ogni 100 metri e la mediana di 133. Il gruppo tecnico non ha potuto legare la soglia a un danno ecologico misurato, perché mancano studi sul danno dei rifiuti sulle spiagge: ha scelto il decimo percentile, cioè il valore sotto cui sta il 10% dei rilievi europei, pari a 13 oggetti. Considerando il margine di incertezza della stima (l'intervallo di confidenza al 95%), quel valore può arrivare a 15. Tenendo conto anche dell'incertezza della mediana con cui la soglia si confronta, calcolata su 40-100 rilievi, il valore finale è stato fissato a 20 oggetti ogni 100 metri, il quindicesimo percentile. Si confronta con la mediana dei rilievi di una zona, scelta perché resiste ai valori estremi, frequenti nei conteggi in spiaggia.

Le spiagge italiane del periodo di riferimento erano molto lontane da quel valore.

Paese e sottoregioneRilieviMediana (oggetti ogni 100 m)
Italia, Adriatico56590
Italia, Ionio e Mediterraneo centrale33376
Italia, Mediterraneo occidentale88623
Spagna, Mediterraneo95120
Soglia europea20

Fonte: van Loon et al. 2020, tabella 2, dati 2015-2016. Sono numeri di dieci anni fa, utili a capire l'ordine di grandezza, non lo stato attuale.

Lo stesso rapporto ricorda che circa il 90% degli oggetti registrati sulle spiagge è di plastica. Un caso concreto di questo tipo di conteggio, sulla spiaggia di un festival portoghese, l'abbiamo raccontato in Festival in spiaggia: cosa succede quando tutto finisce?

Cosa sfugge al conteggio dei macrorifiuti

Uno studio pubblicato nell'ottobre 2026 su Environmental Monitoring and Assessment da Passetti e colleghi ha guardato proprio ai pezzi piccoli. In tre spiagge su 18 chilometri di costa marchigiana, due delle quali nella rete europea di aree protette Natura 2000, gli autori hanno fissato 112 quadrati da 2 metri per 2 lungo 28 transetti, linee perpendicolari alla riva, metà nelle zone di duna con vegetazione e metà nella spiaggia aperta, quella pulita con i mezzi meccanici. Li hanno controllati in quattro campagne nel 2025, per 448 campionamenti in tutto, seguendo i protocolli OSPAR e del Piano d'azione per il Mediterraneo (UNEP/MAP) adattati ai quadrati e contando sia i macro sia i mesorifiuti, con le classi di dimensione della lista comune (sopra e sotto i 25 millimetri).

Hanno trovato 5.824 oggetti su 1.792 metri quadrati, 3,25 per metro quadrato. L'84,4% erano mesorifiuti, fra 5 e 25 millimetri, e il 95,7% era plastica o polistirene. Nella spiaggia aperta i macrorifiuti erano circa il 53% in meno che nelle dune: 0,87 per quadrato (intervallo di confidenza al 95% da 0,63 a 1,21) contro 1,87 (da 1,39 a 2,51). I mesorifiuti invece non cambiavano in modo significativo fra le due zone, 7,51 contro 6,61 per quadrato. Secondo il modello degli autori, nella spiaggia aperta i pezzi piccoli sono circa il 90% degli oggetti, contro il 77% nelle dune.

Gli autori leggono il dato come compatibile con le pulizie meccaniche, che tolgono soprattutto gli oggetti grandi e visibili, mentre i pezzi piccoli passano dal setaccio o restano nella sabbia. Ne ricavano che un monitoraggio basato solo sui macrorifiuti può far sembrare più pulita una spiaggia che contiene ancora molti frammenti.

Monitoraggio dei rifiuti dispersi per un'azienda: contare o pesare?

Chi organizza una raccolta di rifiuti in spiaggia con un'azienda ha due numeri possibili, che rispondono a domande diverse. Gli oggetti ogni 100 metri dicono quanto è sporca una spiaggia, con lo stesso metro con cui l'Europa valuta lo stato del mare, e permettono di vedere se un tratto migliora nel tempo. I chili dicono quanto materiale è stato tolto e dove è finito, e sono la base per calcolare le emissioni della sua gestione; di quelle dei rifiuti finiti in discarica abbiamo parlato a proposito del metano delle discariche di Madrid. Un numero non si ricava dall'altro, perché una bottiglia e un mozzicone contano uno ciascuno ma pesano in modo molto diverso.

Se l'obiettivo è confrontare la stessa spiaggia negli anni, la guida europea offre una via pratica: basta monitorare il tratto di riferimento da 100 metri con le schede della lista comune; il resto della spiaggia si può pulire senza registrare niente.

Nella raccolta di rifiuti dispersi tracciata chilo per chilo che organizziamo con le aziende partiamo dal peso. I rifiuti si separano sul posto in cinque tipologie, plastica, vetro, metalli, organico e ingombranti, si pesano con bilance certificate fotografando il display e si consegnano a gestori autorizzati, che rilasciano una ricevuta con quantità, tipologia e data. A Cagliari, nel luglio 2024, una spiaggia urbana ha dato 300 kg in 5 ore di lavoro con 18 volontari. Per la frazione secca il metodo usa una composizione di riferimento, 50% plastica non riciclabile, 25% vetro, 10% metalli e 15% inerti, e un fattore di emissione complessivo di 0,0875 kg di CO2 equivalente per kg, ricavato dai fattori di ciascun materiale indicati nel Rapporto Rifiuti Urbani 2023 di ISPRA e nel Global Plastic Waste Management Outlook dell'UNEP. Il peso però non dice quanti mozziconi o frammenti restano nella sabbia, ed è il motivo per cui il conteggio europeo resta utile accanto al nostro dato.

I limiti di questi numeri

La soglia di 20 oggetti è una scelta statistica e precauzionale, non la misura di un danno: lo dice il rapporto stesso. I dati italiani della tabella risalgono al 2015-2016. Lo studio marchigiano lavora su quadrati da 4 metri quadrati e non su tratti da 100 metri, quindi le sue densità non si confrontano con la soglia europea. Gli autori dichiarano inoltre di non conoscere frequenza, maglia del setaccio e date delle pulizie meccaniche, e che dune e spiaggia aperta differiscono anche per vegetazione e capacità di trattenere i rifiuti: il loro risultato è un'associazione, non la prova che sia la pulizia a cambiare la composizione.

Fonti