Chi ha fatto anche un solo calcolo di carbonio forestale conosce il passaggio: si stima il peso secco dell'albero e lo si divide per due. La metà è carbonio, si dice, e il numero è così comodo che in una riunione nessuno lo mette in dubbio.
A noi questo passaggio ha sempre dato fastidio, perché il legno non è fatto di carbonio per metà esatta. Uno studio pubblicato su Biogeosciences ad agosto 2026 ha misurato quanto pesa quell'approssimazione sul bilancio di un bosco intero. Gli autori la definiscono una delle ipotesi di metodo più comuni nella ricerca sul carbonio forestale e scrivono che il loro è fra i primi lavori a quantificarne l'effetto.
Un bosco canadese contato cinque volte
Adam R. Martin e colleghi hanno lavorato sull'Haliburton Forest Dynamics Plot, un'area di 13,5 ettari nell'Ontario centrale che fa parte della rete di monitoraggio ForestGEO. Ci crescono 28 specie, dominate da acero da zucchero, abete balsamico, faggio americano e tsuga del Canada.
Per ciascuno dei 39.064 fusti con almeno 1 cm di diametro hanno stimato la biomassa con le stesse equazioni. Poi l'hanno trasformata in carbonio cinque volte, con un fattore sempre più generico: prima i valori misurati specie per specie, poi le medie di latifoglie e conifere, poi il valore unico dell'IPCC, infine il 50% per tutti. I valori per specie erano disponibili per 17 specie su 28, che però contengono il 99,9% del carbonio dell'area.
| Fattore di carbonio usato | Valore | Stock medio |
|---|---|---|
| Specie per specie | per esempio 48,4% per l'acero da zucchero, 47,9% per il faggio americano | 83,3 t C/ha |
| Latifoglie e conifere dei boschi temperati | 46,5% e 50,1% | da 80,1 a 80,6 t C/ha |
| Latifoglie e conifere, senza distinzione di bioma | 46,8% e 48,5% | |
| Valore unico IPCC 2006 | 47% | |
| Valore tondo | 50% | 2,8 t C/ha in più del calcolo per specie |
Errori che si sommano
Con il 50% lo stock di carbonio esce più alto in tutti i 10 ettari analizzati. Sul singolo albero lo scarto medio è di 0,86 kg di carbonio, una cifra che sembra irrilevante. Negli alberi più grandi però supera i 500 kg, e sommando decine di migliaia di fusti si arriva alle 2,8 tonnellate per ettaro della tabella.
C'è anche un risultato meno intuitivo. Le medie per latifoglie e conifere e il valore dell'IPCC, in questo bosco, sbagliano nella direzione opposta e danno stock più bassi del calcolo per specie, perché l'acero e il faggio di Haliburton hanno frazioni di carbonio più alte della media del loro gruppo. Confrontati con il calcolo per specie, questi valori generici si discostano in media da 2,6 a 9 tonnellate per ettaro, con punte di 23,5 dove il bosco ha molte conifere e pochi fusti molto grossi.
La lezione che ne traiamo è che nessun valore medio è al sicuro in partenza. Il 50% è il più comodo e qui sbaglia per eccesso, mentre le medie più raffinate possono sbagliare per difetto. Senza i dati delle specie che crescono davvero in quel bosco non si sa nemmeno da che parte cade l'errore.
Dal legno alla CO2, in tre passaggi
Per arrivare alle tonnellate di CO2 che un'azienda legge in un report servono tre passaggi:
- un'equazione allometrica, che dal diametro e spesso dall'altezza dell'albero ricava la biomassa in peso secco;
- un fattore di carbonio, cioè la quota di quel peso fatta di carbonio;
- il rapporto fra le masse molecolari di CO2 e carbonio, 44,01 diviso 12,01, cioè 3,67.
Il terzo è chimica. Il secondo è quello che si tende a dare per scontato, e il suo errore arriva intero alla CO2: le 2,8 tonnellate di carbonio per ettaro in più diventano circa 10,3 tonnellate di CO2 per ettaro. Lo studio ricorda anche che il fattore cambia fra le parti dell'albero, perché fusto, corteccia, rami, foglie e radici non hanno la stessa chimica.
È lo stesso problema che abbiamo raccontato parlando di riforestazione e leakage: il risultato finale dipende da scelte di metodo che raramente compaiono accanto al numero.
Le domande da fare prima di firmare
Per un'azienda che finanzia un progetto forestale o ne riporta la CO2 nel bilancio di sostenibilità, la conseguenza pratica è chiedere a chi fornisce il dato:
- quale equazione allometrica è stata usata, e se è stata costruita per quelle specie e quella regione;
- quale fattore di carbonio, e se distingue le specie o almeno latifoglie e conifere;
- per quali parti dell'albero è calcolato lo stock;
- se le misure sono ripetute nel tempo sugli stessi alberi.
Se alla seconda domanda la risposta è "il 50%", oppure non c'è risposta, il numero può essere più alto del reale senza che nessuno lo abbia voluto. Sono domande che si legano a quelle sulla trasparenza dei metodi poste dagli standard di rendicontazione, come abbiamo visto per GRI 101 sulla biodiversità. Gli autori dello studio chiedono di sostituire i valori di default dell'IPCC con quelli pubblicati per latifoglie e conifere dei singoli biomi.
Come facciamo i conti in Silva
Nella riserva Silva a Tollo, in provincia di Chieti, ogni albero ha un codice Arbotag con coordinate GPS, data di messa a dimora e storico del diametro. La biomassa si calcola con le equazioni dell'Inventario Forestale Nazionale; per il cerro la formula è dw4 = b1 + b2 · d² · h, con b1 = 0,5310 e b2 = 3,0747e-2. Per il carbonio del cerro non usiamo il 50% ma le concentrazioni misurate per parte dell'albero da Cutini, Chianucci e Manetti nel 2013 in cedui di cerro: il legno del fusto sta al 47,77% a 44 anni e al 46,97% a 55 anni, la corteccia intorno al 51-52%, ceppaia e radici fra il 43% e il 46%. Anche nei nostri dati il legno del fusto sta sotto la metà. Le aziende che sostengono Silva ricevono questi calcoli insieme ai dati di ogni albero, in un formato che un revisore può ripercorrere.
I limiti dello studio
Il lavoro riguarda un solo bosco nordamericano, con specie diverse dalle nostre, e gli autori stessi scrivono che serve cautela nell'estendere i risultati a tutte le foreste temperate. Le frazioni di carbonio non sono state misurate sugli alberi di Haliburton ma prese da banche dati aperte. Restano fuori le radici e il legno morto, che sono serbatoi di carbonio importanti.
Con questa cautela, gli autori stimano che a scala mondiale il 50% sovrastimi il carbonio delle foreste temperate di 2,2-2,5 miliardi di tonnellate. Chi legge il paper troverà anche una piccola incongruenza: per le differenze per ettaro il riassunto indica 1,3-3,2 tonnellate in media, la sezione dei risultati 2,6-9. Qui abbiamo usato le cifre dei risultati.
Fonti
- Martin A.R., Mugenzi D., Thomas S.C. et al., Quantifying the influence of wood carbon fractions on tree- and forest ecosystem-scale carbon estimation in a temperate forest, Biogeosciences 23, 5811-5825, 2026
- Tabacchi G., Di Cosmo L., Gasparini P., Morelli S., Stima del volume e della fitomassa delle principali specie forestali italiane, CRA-MPF, 2011
- Cutini A., Chianucci F., Manetti M.C., concentrazioni di carbonio nei compartimenti di cedui di cerro, 2013 (citato nella metodologia Silva di Piantando)
- Piantando, Silva
- Foto di copertina: Gabriel Jimenez, Unsplash