Il bilancio di un progetto di riforestazione si fa dentro un perimetro: alberi piantati, ettari, tonnellate di CO2. Quello che succede al bosco a qualche chilometro di distanza, di solito, non entra nei conti.
Uno studio pubblicato il 30 settembre 2026 su Nature Sustainability li ha rifatti includendo anche i dintorni, in quasi 130.000 aree di ripristino dell'Africa subsahariana. Il saldo cambia. In alcuni casi è migliore di quello dichiarato, in altri va in rosso.
La voce che manca nel bilancio
Nel mercato dei crediti di carbonio la voce mancante ha un nome, leakage, letteralmente perdita o fuga. Lo standard Verra lo definisce come la variazione di emissioni che avviene fuori dal perimetro di un progetto ma che è attribuibile al progetto stesso. Se proteggo un bosco e il taglio si sposta in quello accanto, una parte del beneficio sparisce.
Gli autori dello studio distinguono due casi. Il leakage è negativo quando il ripristino fa aumentare il taglio altrove, per esempio perché sostituisce una piantagione da legname o riduce il reddito di chi possiede la terra. È positivo quando il taglio diminuisce anche intorno, perché il progetto copre il bisogno di legna o crea lavoro.
Come sono stati rifatti i conti
Il gruppo di ricerca, con Xinran Miao come prima autrice e David Edwards come autore corrispondente, ha raccolto 129.982 aree di ripristino, circa 6,8 milioni di ettari in 27 Paesi, avviate tra il 1996 e il 2023. Le fonti sono quattro: il programma di agroforestazione TIST in Kenya, Uganda e Tanzania, il programma per la gestione sostenibile del territorio della Banca Mondiale in Etiopia, la piattaforma Restor, dove organizzazioni e comunità pubblicano i propri siti, e una raccolta dei confini dei progetti forestali di carbonio.
Per ogni area hanno misurato la perdita di copertura arborea con i dati satellitari Global Forest Change, dentro il progetto e in due fasce intorno, a 5 e a 10 chilometri. Il confronto è con aree simili per pendenza, quota, popolazione, accessibilità e copertura arborea, ripristinate più tardi o mai.
Quando il saldo è migliore del previsto
Con la rigenerazione naturale, che lascia ricrescere la vegetazione spontanea, e con il ripristino attivo, cioè la piantumazione, il bilancio reale supera quello che si vedrebbe guardando solo dentro il perimetro. Dopo 10 anni la perdita di alberi si riduce fino a 9,1 punti percentuali nelle aree di ripristino e fino a 8,9 punti nella fascia di 10 chilometri intorno. Per il ripristino attivo l'effetto si vede già nei primi 5 anni, con una riduzione di 4,7 punti.
Il risultato però cambia da Paese a Paese, con valori che vanno da meno 7,8 a più 7,1 punti. In Kenya e in Tanzania il leakage è risultato positivo per tutti i tipi di intervento. In Ghana, al contrario, nella fascia di 10 chilometri la perdita di alberi è aumentata sia con la rigenerazione naturale, di 2,1 punti, sia con il ripristino attivo, di 7,1.
Quando il saldo va in rosso
Con l'agroforestazione, che inserisce alberi nei campi coltivati, i conti peggiorano: la perdita di alberi aumenta di 7,9 punti dentro i progetti e di 7,5 punti nei dintorni.
Secondo gli autori, l'agroforestazione si fa su terreni agricoli in produzione, dove gli alberi possono ridurre i raccolti con l'ombra e la competizione delle radici. Per compensare, gli agricoltori possono disboscare terreni vicini. Filiere come cacao, caffè e gomma possono inoltre far salire il valore della terra. Il rischio è più alto dove la proprietà dei terreni non è chiara, le compensazioni sono insufficienti o manca un monitoraggio di lungo periodo, e l'effetto negativo tende a comparire tardi, dopo il sesto anno. Un progetto controllato solo nei primi anni può quindi sembrare in attivo quando non lo è.
La voce pesa. Secondo lo studio l'agroforestazione riguarda 60 milioni di ettari degli impegni presi nell'ambito di AFR100, l'iniziativa dei governi africani che punta a portare 100 milioni di ettari in ripristino entro il 2030. Gli autori ricordano che nel Sud-est asiatico l'agroforestazione funziona meglio dove ci sono sistemi forestali comunitari consolidati o diritti sulla terra solidi.
I conti dei crediti di carbonio
Gli autori chiedono di inserire il leakage negli standard di certificazione del carbonio e nella pianificazione del territorio. Fanno anche notare che la rigenerazione delle foreste native, l'intervento che nei loro dati ha il saldo migliore, è spesso esclusa dai mercati del carbonio o sottovalutata.
Per un'azienda che finanzia un progetto di riforestazione o compra crediti, lo studio suggerisce alcune voci da controllare prima di firmare:
- cosa succede al bosco intorno al progetto, fino a qualche chilometro di distanza;
- per quanti anni il progetto viene monitorato, visto che alcuni effetti negativi emergono dopo sei anni;
- chi usava quella terra prima, e se ha perso reddito;
- se la proprietà dei terreni è chiara;
- che tipo di intervento è: rigenerazione naturale, piantumazione e agroforestazione hanno effetti diversi.
Sono temi vicini a quelli che lo standard GRI 101 affronta quando parla di compensazioni e di permanenza dei benefici, come abbiamo raccontato nell'articolo su cosa chiede GRI 101 alle aziende.
Anche questi conti hanno un margine d'errore
Gli autori scrivono che il dataset dei progetti resta incompleto e che i dati satellitari sulla perdita di alberi sono meno affidabili dove la copertura è rada, come in molte zone dell'Africa subsahariana. L'analisi si ferma a 10 chilometri e non coglie spostamenti su scala regionale o internazionale. L'età media dei progetti è di 6,7 anni, quindi le conclusioni sul lungo periodo vanno prese con cautela.
E in Italia?
Lo studio riguarda l'Africa subsahariana, e un bosco dell'Appennino è un altro contesto. La richiesta di fondo, conti verificabili e seguiti nel tempo, vale ovunque. Su Silva, il nostro progetto di riforestazione a Tollo, in provincia di Chieti, si piantano solo specie autoctone e ogni albero ha un codice Arbotag: ogni anno se ne misurano diametro e altezza, e la CO2 si calcola con le equazioni dell'Inventario Forestale Nazionale e i metodi IPCC.
Fonti
- Miao X. et al., Restoration-driven positive and negative leakage in sub-Saharan Africa, Nature Sustainability, 2026
- Miao X., codice dell'analisi, GitHub, 2026
- Verra, VCS Program Definitions v4.4, 2023
- AFR100, African Forest Landscape Restoration Initiative
- Piantando, progetto Silva
- Foto di copertina: Eyoel Kahssay, Unsplash