Chi gestisce un sito aziendale con un po' di verde intorno, un bosco, una fascia incolta o un parco fotovoltaico, prima o poi si chiede quali animali ci passano davvero. Le fototrappole per il monitoraggio della fauna rispondono bene a questa domanda per i mammiferi di taglia media e grande, quelli che di giorno non si vedono e non cantano. Il risultato però dipende quasi tutto da come si installano: in uno studio uscito nel 2025 su Ecological Applications, le fototrappole sui sentieri di un parco appenninico hanno registrato in media il doppio delle specie per sito rispetto a quelle messe in punti casuali. Però quasi metà di quello che riprendevano sul sentiero erano persone e animali domestici.

Cosa registra una fototrappola per il monitoraggio della fauna

Una fototrappola è una macchina fotografica legata a un tronco o a un paletto, con un sensore che la fa scattare, in foto o in video, quando un animale le passa davanti. Può restare attiva giorno e notte per settimane senza nessuno intorno, e Greco e colleghi la definiscono uno degli strumenti più efficaci per monitorare insieme molte specie di mammiferi.

Il dato che produce è un elenco di eventi, ognuno con specie, data, ora e luogo. Da lì si ricavano le grandezze che si usano nei monitoraggi: le specie presenti, la frequenza con cui ognuna passa davanti alla fototrappola (il tasso fotografico, cioè gli eventi ogni 100 giorni di funzionamento) e, con modelli statistici, la probabilità che una specie occupi un'area. Gli studi che citiamo qui riguardano i mammiferi; per gli uccelli abbiamo confrontato registratori acustici e punti d'ascolto.

Sul sentiero o in un punto a caso: cosa cambia nei dati

La scelta più discussa è dove mettere l'apparecchio. Lungo sentieri e strade forestali gli animali passano più spesso, ma passano anche le persone; in punti scelti a caso il campione è più rappresentativo dell'area, ma gli scatti sono pochi. Ilaria Greco e colleghi hanno messo alla prova le due strategie nello stesso posto e nello stesso periodo: nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi hanno diviso il territorio in celle di 2 chilometri per 2 e in 60 celle hanno installato due fototrappole, una sul sentiero o sulla strada forestale più vicina al centro della cella e una in un punto casuale. Gli apparecchi sono rimasti attivi giorno e notte per almeno 30 giorni consecutivi, fra agosto e novembre 2023, fissati ai tronchi a circa 50-60 centimetri da terra.

VoceSul sentieroIn punto casuale
Fototrappole che hanno funzionato5959
Giorni di funzionamento in totale1.7941.705
Specie di mammiferi medi e grandi1413
Specie in media per sito84
Eventi con mammiferi selvatici52%94%
Eventi con persone39%5%
Eventi con animali domestici9%1%
Eventi con il lupo2425
Eventi con il gatto selvatico805
Giornate di lavoro del personale2437

Fonte: Greco e altri, Ecological Applications, 2025. Un evento è una serie di foto della stessa specie nella stessa fototrappola, separata dalla successiva da più di 30 minuti.

Sul totale degli animali e delle persone registrati, i sentieri hanno prodotto sei volte più dati. Per otto specie su undici la probabilità di rilevamento e quella di occupazione erano più alte sul sentiero, e le due curve di accumulo delle specie, che mostrano quante specie nuove si aggiungono con il passare dei giorni, sono arrivate entrambe a stabilizzarsi, quella dei sentieri un po' prima. L'unica specie trovata solo sui sentieri è il procione, una specie invasiva presente nel parco. I costi dei due protocolli erano simili, ma quello casuale ha chiesto una volta e mezza il lavoro del personale.

Gli autori non concludono che il sentiero sia sempre meglio. Le due strategie danno risposte diverse quando si studia l'uso dell'habitat, probabilmente perché gli animali usano i sentieri per spostarsi e il resto del bosco per riposare e cercare cibo: per questo raccomandano un approccio misto. E ricordano che le fototrappole sui sentieri non vanno bene per stimare la densità di animali non riconoscibili individualmente con il modello a incontri casuali, un metodo che calcola quanti animali ci sono dal numero di passaggi davanti alle fototrappole, e con modelli simili, che richiedono fototrappole messe a caso.

Quanti animali sfuggono vicino alla fototrappola

Molti metodi di stima danno per scontato che un animale che passa a pochi metri dall'obiettivo venga sempre fotografato. Stefano Focardi e i colleghi lo hanno verificato sul cinghiale nella tenuta di Castelporziano, vicino a Roma, in uno studio uscito nel 2026 su Environmental Monitoring and Assessment. Intorno a ogni fototrappola in prova ne hanno messe altre tre di controllo, in 12 parcelle, e hanno contato quanti passaggi, entro 6 metri, quella in prova non registrava: su 753 sequenze registrate, fino a 4 metri molti animali non venivano ripresi o i gruppi venivano ripresi solo in parte, e la probabilità di essere ripresi era più bassa proprio accanto all'apparecchio, mentre migliorava nettamente a 5-6 metri. Di notte la probabilità di rilevamento era più bassa che di giorno.

L'effetto sulla stima è stato misurato con un secondo rilievo di 63 fototrappole. Con i parametri standard del modello a incontri casuali (Random Encounter Model), la densità risultava di circa 46 cinghiali per chilometro quadrato. Sostituendo la probabilità di rilevamento standard (0,88) con quella misurata nell'esperimento (0,60) e il raggio efficace, cioè la distanza entro cui si considera che la fototrappola veda gli animali, da 5,63 a 4,65 metri, la stima saliva a circa 56: con i parametri standard la popolazione era sottostimata del 17%. Il modello di apparecchio, invece, ha contato poco: fra le tre fototrappole confrontate, una delle quali di fascia alta, gli autori non hanno trovato differenze significative. La loro raccomandazione pratica è fare uno studio pilota per controllare come lavorano le fototrappole sul posto prima del monitoraggio vero.

Migliaia di foto vuote: chi le guarda

Ogni foto o video va guardato da qualcuno, e molte registrazioni non contengono nessun animale. Nello studio delle Foreste Casentinesi le foto sono passate prima da un programma che le divideva in vuote, persone, veicoli e fauna, e solo dopo dalla classificazione a mano.

Quanto ci si può fidare di questi programmi lo racconta un lavoro del 2026 su Ecology and Evolution sul criceto europeo, specie in pericolo critico reintrodotta in tre aree agricole recintate in Germania, a Langgöns e Pohlheim e a Francoforte. Da giugno a settembre 2023, 29 fototrappole di quattro modelli diversi hanno registrato video davanti alle tane, in tutto 133.163. Gli autori hanno addestrato una rete neurale sui fotogrammi delle loro aree e l'hanno messa alla prova su 37.362 video già classificati da persone, di cui 27.257 senza nessun animale. Il programma ha riconosciuto il criceto nel 90% dei video in cui c'era, ne ha mancati l'8% e nel 2% lo ha scambiato per un altro animale; nei 2.297 video con altri animali, come ratti, topi e conigli, ha visto un criceto per errore nel 9% dei casi. Nel complesso ha classificato correttamente il 93% dei video.

Anche le persone sbagliano: in un controllo su 200 video in cui il programma vedeva un criceto e gli operatori no, in 16 casi aveva ragione il programma. Gli autori calcolano che guardare a mano tutti i 133.163 video avrebbe richiesto circa 370 ore di lavoro. Il limite che dichiarano conta anche per un'azienda: il modello è stato addestrato con immagini delle stesse aree che poi ha analizzato, quindi in un sito nuovo va verificato di nuovo.

Come usare le fototrappole in un sito aziendale

Nessuno dei tre studi è stato fatto in uno stabilimento o in un parco fotovoltaico, quindi quello che segue è come leggiamo noi i loro risultati applicati a un sito produttivo.

Prima si decide la domanda. Se serve sapere quali mammiferi frequentano il sito, le fototrappole lungo i percorsi naturali degli animali, come i varchi nelle recinzioni o i margini delle siepi, raccolgono più specie con meno lavoro. Se serve confrontare l'uso dell'habitat fra le aree del sito o stimare quanti animali ci sono, una parte degli apparecchi va messa in punti scelti a caso o su una griglia regolare, come raccomandano Greco e colleghi.

Poi si tiene conto delle persone. In un sito aziendale i percorsi sono usati da addetti, manutentori, mezzi: lo studio appenninico mostra che sui sentieri quasi metà degli eventi riguardava persone e animali domestici, che dieci specie su tredici erano meno presenti dove passavano più persone e che, in generale, i mammiferi evitavano i tratti più battuti e anche i punti vicini fuori dal sentiero. Questo pesa sui dati, e chiede di considerare anche la privacy di chi lavora nel sito prima di installare.

Infine il tempo e il confronto. Nello studio dei Casentinesi ogni fototrappola è rimasta attiva circa un mese. Per dire se un intervento ha funzionato bisogna ripetere il rilievo con lo stesso disegno, negli stessi punti e nella stessa stagione: gli autori avvertono che le stime di occupazione ottenute con disegni diversi difficilmente sono confrontabili. In un piano di monitoraggio della biodiversità, se il metodo cambia da un anno all'altro, la differenza nei dati può dipendere dal metodo e non dagli animali.

Fototrappole e microfoni: come lavoriamo noi

Le stazioni che installiamo nei siti aziendali hanno un microfono per i canti e sensori di microclima, e i canti diventano specie con BirdNET; ogni rilevazione ha data, luogo e provenienza, e l'indice di biodiversità di ogni area si costruisce da specie, microclima e habitat, quest'ultimo letto dalle immagini satellitari. È una scelta che copre bene gli uccelli e lavora 24 ore su 24, ma un mammifero che attraversa il sito in silenzio non lo registra. Dove la domanda riguarda volpi, tassi o caprioli, le fototrappole sono lo strumento complementare, e conviene progettarle con lo stesso criterio: punti fissi, stessa stagione, dato verificabile foto per foto. Per capire quale combinazione di strumenti serve al tuo sito puoi partire dalla pagina sul monitoraggio della biodiversità per le aziende; sul riconoscimento automatico dei canti abbiamo scritto quanto è affidabile BirdNET.

Cosa questi studi non dicono

Greco e colleghi scrivono che i loro risultati valgono soprattutto per foreste temperate di montagna fitte; li ritengono estendibili anche ad ambienti boscati più aperti, ma un'area verde aziendale frequentata ogni giorno da persone e mezzi è un ambiente diverso. Lo studio di Castelporziano riguarda una sola specie, e gli autori segnalano due possibili distorsioni: alcune zone non coperte dalle fototrappole di controllo, che potrebbero aver fatto sovrastimare la rilevabilità, e la presenza stessa di quattro apparecchi e dei paletti, che può aver cambiato il comportamento degli animali. Il modello sui criceti lavora su video piazzati davanti alle tane, sbaglia di più a mezzogiorno e non è stato provato fuori dalle aree in cui è stato addestrato. Gli stessi autori ricordano problemi molto pratici: su terreno morbido le fototrappole cadono e con il freddo le batterie si scaricano prima.

Fonti