Se la tua azienda compra crediti di carbonio, ogni credito dichiara una tonnellata di CO2 evitata o tolta dall'atmosfera. La domanda che conta però è un'altra: quella tonnellata ci sarebbe stata comunque, anche senza i soldi del credito? È questa l'addizionalità dei crediti di carbonio. Si verifica in due modi: prima, sulla carta, con i test previsti dagli standard (vincoli di legge, analisi dell'investimento, diffusione della pratica); dopo, sul campo, confrontando le aree del progetto con aree simili che un progetto non l'hanno avuto.
Cosa vuol dire addizionalità di un credito di carbonio
La definizione più usata oggi è quella dei Core Carbon Principles dell'Integrity Council for the Voluntary Carbon Market (ICVCM), l'organismo che assegna un'etichetta di qualità ai crediti del mercato volontario: le riduzioni o gli assorbimenti di gas serra sono addizionali se non sarebbero avvenuti senza l'incentivo creato dai ricavi dei crediti.
Il guaio è che quello che sarebbe successo senza il progetto non si può osservare. Si chiama scenario controfattuale e si ricostruisce con una baseline, cioè una stima di come sarebbero andate le cose. Se la baseline è troppo pessimista, per esempio un bosco che "sarebbe stato tagliato" e che invece nessuno avrebbe toccato, il progetto incassa crediti per un carbonio che sarebbe rimasto lì in ogni caso.
Quanti crediti risultano addizionali negli studi indipendenti
La sintesi più ampia è una rassegna sistematica pubblicata su Nature Communications nel novembre 2024 da Probst e colleghi. Gli autori hanno raccolto 14 studi con metodi sperimentali o osservazionali rigorosi, per un totale di 2.346 progetti, e hanno confrontato le riduzioni stimate dagli studi con i crediti emessi. Gli studi riguardano progetti che valgono il 19% dei crediti emessi dai principali programmi. Sui 972 milioni di crediti delle metodologie esaminate, secondo gli autori 812 milioni non corrispondono a riduzioni reali: meno del 16% lo fa.
| Tipo di progetto | Quota dei crediti che corrisponde a riduzioni reali |
|---|---|
| Distruzione di HFC-23 (gas industriale) | 68,3% |
| Deforestazione evitata | 24,7% |
| Distruzione di SF6 (gas industriale) | 16,4% |
| Fornelli da cucina efficienti | 10,8% |
| Eolico in Cina | nessuna riduzione statisticamente significativa |
| Gestione forestale migliorata negli Stati Uniti | nessuna riduzione statisticamente significativa |
Fonte: Probst e colleghi, Nature Communications, 2024. Medie ponderate sui crediti emessi; per eolico e gestione forestale gli autori assumono un valore pari a zero.
Non tutti questi scarti dipendono dall'addizionalità: la rassegna misura insieme due difetti, progetti non addizionali e riduzioni calcolate in modo troppo generoso. Per l'eolico e per la gestione forestale, però, il problema indicato dagli studi è proprio l'addizionalità. Per i parchi eolici cinesi finanziati con i crediti non è emersa una differenza statisticamente significativa di convenienza economica rispetto a quelli costruiti senza, e gli autori concludono che non risultano addizionali. Della deforestazione evitata abbiamo scritto parlando delle baseline gonfiate dei progetti REDD+, quelli che vendono crediti per la deforestazione evitata.
Come si verifica l'addizionalità: i test dell'ICVCM
Per dare la propria etichetta, l'ICVCM controlla che i programmi di certificazione chiedano ai progetti alcune prove precise. Le trovi nel quadro di valutazione dell'ICVCM, l'Assessment Framework, versione 1.1 del gennaio 2024, al criterio 8.
- Andare oltre la legge. Il progetto deve ridurre più di quanto già imposto da norme applicate, e nei Paesi ad alto reddito tutti gli obblighi di legge si considerano applicati: un intervento che la legge impone non può generare crediti.
- Averci pensato prima. Chi propone il progetto deve documentare che aveva considerato i crediti prima di partire, consegnando le prove entro un anno dall'avvio, oppure rispettare un tempo massimo fra avvio e validazione, che il testo indica come esempio in due o tre anni.
- Dimostrare che senza crediti non conviene. Con un'analisi dell'investimento, sulla vita prevista del progetto o su almeno dieci anni e con un'analisi di sensibilità, oppure con un'analisi delle barriere (finanziarie, istituzionali, informative), sempre accompagnate da una verifica di pratica comune: se la pratica è già diffusa oltre una soglia fissata dal programma, il test non è superato.
- In alternativa, un approccio standardizzato: liste di attività considerate addizionali per definizione, con dati pubblici e da rivedere periodicamente, per esempio ogni tre anni.
Questi test hanno già avuto conseguenze. Il 6 agosto 2024 l'ICVCM ha escluso dall'etichetta otto metodologie per le energie rinnovabili, giudicate poco rigorose nel verificare se i progetti sarebbero partiti anche senza ricavi dai crediti: circa 236 milioni di crediti non ancora usati, il 32% del mercato volontario.
Gestione forestale e addizionalità: cosa ha visto il satellite in California
I test sulla carta guardano le intenzioni e i conti del progetto. Per sapere se un bosco si è comportato diversamente perché c'era un credito, bisogna guardare il bosco. È quello che hanno fatto Shane Coffield e colleghi in uno studio su Global Change Biology del 2022: 37 progetti di gestione forestale migliorata in California, cioè boschi che ricevono crediti per tenere più carbonio rispetto a una gestione ordinaria, per esempio tagliando meno. Gli autori li hanno confrontati con le foreste private circostanti usando due serie di dati ricavati dai satelliti Landsat, eMapR e LEMMA, che risalgono agli anni Ottanta.
| Misura | Progetti | Confronto |
|---|---|---|
| Stock di carbonio, cioè carbonio immagazzinato negli alberi, prima del progetto, zona costiera 1986-2012, tonnellate di carbonio per ettaro | 123,0 ± 1,9 | 97,5 ± 1,4 nei 2 km intorno; 78,0 ± 1,2 nella regione |
| Crescita annua dello stock prima del progetto, zona costiera | 1,0-1,1% | 1,0-1,1% sia intorno sia nella regione |
| Quota di tanoak, un albero simile alla quercia e di scarso valore commerciale, nei popolamenti della costa settentrionale nel 2012 | 30,3% | 25,4% nei dintorni; 20,2% nella media dell'area |
Fonte: Coffield e colleghi, Global Change Biology, 2022. I valori ± sono errori standard.
C'è anche una differenza fra carta e satellite sulle stesse aree: i documenti dei progetti dichiarano in media un accumulo di 1,97 ± 0,54 tonnellate di carbonio per ettaro all'anno, mentre le due serie satellitari ne stimano 0,83 ± 0,16 e 0,82 ± 0,22, circa 2,4 volte meno. Gli autori ricordano però che questi prodotti tendono a sottostimare nei boschi più densi.
Gli autori mettono in fila cinque indizi. I boschi della California nord-occidentale accumulano carbonio almeno dalla metà degli anni Ottanta, dentro e fuori dai progetti, mentre il protocollo usa baseline piatte. Alcune aree dei grandi gruppi del legname erano state tagliate più delle vicine e ora ricevono crediti per la ricrescita naturale. Altre erano ricche di specie poco redditizie, quindi a basso rischio di taglio. Nei 16 progetti più vecchi nessuno mostra, con i dati eMapR, un aumento significativo del ritmo di accumulo dopo l'avvio: 12 hanno rallentato, 10 in modo significativo, e i tagli non risultano diminuiti.
La rassegna di Probst arriva alla stessa conclusione con un altro studio, di Stapp e colleghi, su 90 progetti in tutti gli Stati Uniti: le terre entrate nei programmi venivano già tagliate meno della media usata come baseline. Gli autori la chiamano selezione avversa: entra nel mercato chi non deve cambiare niente per guadagnare.
Baseline dinamica: la correzione sui crediti forestali
La risposta tecnica a questo problema è sostituire la baseline fissa con una dinamica, che si aggiorna osservando aree di controllo simili durante la vita del progetto, come propongono anche Coffield e colleghi. Il 5 febbraio 2026 l'ICVCM ha approvato con condizioni la metodologia dell'American Carbon Registry (ACR) per la gestione forestale migliorata sui terreni non federali degli Stati Uniti: l'etichetta va solo ai crediti con una valutazione dinamica della baseline verificata, oppure ai crediti da assorbimento calcolati con una formula specifica. Su 13,3 milioni di crediti emessi, 2,7 milioni dovrebbero essere subito idonei.
Per chi compra, questo si traduce in domande concrete da fare al venditore: con quale baseline è stato calcolato il credito, se è fissa o aggiornata su aree di controllo, che cosa è cambiato nella gestione del bosco rispetto a prima, e se la metodologia ha l'etichetta ICVCM. In Italia il registro nazionale dei crediti di carbonio forestali ha regole proprie, e chi lavora sulla riforestazione deve considerare anche lo spostamento del taglio altrove, un problema diverso ma che pesa sugli stessi conti.
Come misuriamo noi il carbonio, e cosa questo non dimostra
Nei boschi che seguiamo facciamo un censimento totale: ogni albero ha un identificativo fisico Arbotag e viene misurato, diametro a petto d'uomo e altezza. Il peso del legno sopra terra si calcola con le equazioni allometriche dell'inventario forestale italiano (INFC), il carbonio con percentuali diverse per legno, corteccia e foglie dove esistono dati, e la CO2 moltiplicando il carbonio per 3,67, il rapporto fra le masse di CO2 e di carbonio. Le stime annuali fra un censimento e l'altro sono vincolate al valore allometrico dell'ultimo rilievo e non possono superarlo.
Questo metodo risponde bene a una delle due domande della rassegna di Probst, quanto carbonio c'è davvero, perché ogni tonnellata viene da alberi contati uno per uno e non da una media regionale. Non risponde da solo all'altra, cioè se quegli alberi sarebbero cresciuti comunque: l'addizionalità resta una questione di scenario, da documentare a parte. Se ti serve misurare il carbonio di un progetto di riforestazione albero per albero, partiamo da qui e ti diciamo con chiarezza cosa il dato può sostenere.
I limiti di questi studi
Probst e colleghi avvertono che le loro stime riguardano solo i tipi di progetto con studi rigorosi: per la gestione forestale coprono solo il protocollo californiano, e nessuno studio quantitativo ha ancora esaminato gli altri. Gli autori considerano i loro 812 milioni un limite inferiore e aggiungono che permanenza e doppio conteggio, che non hanno analizzato, potrebbero abbassare ancora le stime.
Coffield e colleghi, per la sottostima nei boschi densi, usano i dati satellitari solo per confronti relativi, non per stimare gli stock esatti. Le aree di controllo sono un'approssimazione dello scenario controfattuale, che non si può misurare con precisione, e i dati dopo l'avvio dei progetti coprivano solo da 3 a 5 anni per il carbonio.
Fonti
- Probst B. S., Toetzke M., Kontoleon A., Díaz Anadón L., Minx J. C., Haya B. K. e altri, Systematic assessment of the achieved emission reductions of carbon crediting projects, Nature Communications, 2024
- Coffield S. R., Vo C. D., Wang J. A., Badgley G., Goulden M. L., Cullenward D. e altri, Using remote sensing to quantify the additional climate benefits of California forest carbon offset projects, Global Change Biology, 2022
- ICVCM, Core Carbon Principles, sezione 2, versione 1.1, 2024
- ICVCM, Assessment Framework, sezione 4, versione 1.1, 2024
- ICVCM, Carbon credits from current renewable energy methodologies will not receive high-integrity CCP label, 2024
- ICVCM, Assessment decisions on reforestation, improved forest management (IFM) and rice cultivation methodologies, 2026
- Tabacchi G., Di Cosmo L., Gasparini P., Equazioni allometriche dell'Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio (INFC), 2011
- Foto di copertina: ty ler, Unsplash