Di una piantagione in città si ricorda la foto con la vanga in mano. Contare quanti di quegli alberi sono ancora vivi qualche anno dopo è un lavoro lungo, e gli studi sul campo di solito ne seguono solo un campione. Eppure i benefici di un albero in città, ombra compresa, arrivano solo se l'albero diventa grande.
Un gruppo di ricercatori americani ha fatto proprio questo, senza muoversi da una scrivania: ha cercato su Google Street View, uno per uno, quasi tremila alberi piantati lungo le strade di Philadelphia, e ha controllato anno dopo anno se avevano ancora le foglie.
Quanti alberi piantati arrivano alla quarta estate
Lo studio di Lara Roman e colleghi, uscito a gennaio 2026 su Arboriculture & Urban Forestry, la rivista scientifica della International Society of Arboriculture, segue 2.884 alberi stradali messi a dimora fra l'autunno 2015 e la primavera 2019. Li ha piantati Tree Tenders, un programma della Pennsylvania Horticultural Society in cui sono i residenti, dopo un corso di 8 o 9 ore, a chiedere gli alberi, piantarli e curarli insieme ai vicini.
Alla prima estate dopo la messa a dimora era vivo il 92,5% degli alberi. Alla quarta estate il 77,1%: circa uno su quattro era morto o era stato rimosso.
| Periodo | Vivi | Morti o rimossi | Alberi osservati |
|---|---|---|---|
| Dalla messa a dimora alla 1ª estate | 92,5% | 7,5% | 2.850 |
| Dalla messa a dimora alla 2ª estate | 87,2% | 12,8% | 1.856 |
| Dalla messa a dimora alla 3ª estate | 80,9% | 19,1% | 1.290 |
| Dalla messa a dimora alla 4ª estate | 77,1% | 22,9% | 678 |
| Dalla 1ª alla 2ª estate | 94,4% | 5,6% | 1.714 |
| Dalla 2ª alla 3ª estate | 96,3% | 3,7% | 1.084 |
| Dalla 3ª alla 4ª estate | 96,5% | 3,5% | 542 |
Fonte: Roman e colleghi, 2026, tabella 3. Il numero di alberi osservati cambia da riga a riga perché dipende da quanti avevano dati disponibili a ogni scadenza dopo la messa a dimora. Le righe da un'estate all'altra contano solo gli alberi ancora vivi all'inizio del periodo.
I primi mesi sono i più delicati. Il 7,5% era già morto o era stato rimosso prima della prima estate, in un periodo più corto di un anno, perché gli alberi erano piantati a novembre o ad aprile. Poi la mortalità annua scende fino al 3,5%, un valore simile a quello di tutti gli alberi stradali della città, giovani e vecchi. Secondo gli autori il grosso delle perdite potrebbe concentrarsi nei primi due anni, ed è lì che suggeriscono di intervenire con le cure.
I numeri di Philadelphia rientrano nei valori della letteratura, con la mortalità dei primi mesi nella fascia alta. Una rassegna del 2019 di Hilbert e colleghi, riportata nell'introduzione dello studio, indica una mortalità annua tipica fra il 6,6% e il 7,0% nei primi cinque anni dopo la messa a dimora, che poi scende fra il 2,8% e il 3,8%. Con questi ritmi, metà di una generazione di alberi piantati è morta o rimossa dopo 13-18 anni.
Come si controlla se un albero è vivo, da una scrivania
Il metodo è semplice e piuttosto laborioso. Per ogni albero gli studenti del gruppo inserivano l'indirizzo in Street View e lo incrociavano con il catasto online della città e con l'inventario degli alberi del programma, per essere sicuri di guardare la pianta giusta davanti al lotto giusto. Poi lo classificavano come vivo, morto o rimosso per ogni anno in cui c'era un'immagine.
Contavano solo le foto da maggio a settembre: in quei mesi un albero senza foglie si può considerare morto. Anche un albero molto malandato, purché verde, risultava vivo. Ogni scheda è stata ricontrollata da un secondo studente e i casi dubbi sono passati dal responsabile della ricerca e poi dal personale del programma. Gli alberi nei giardini privati sono stati esclusi, 457 in tutto, perché da Street View non si riconoscono bene. Dove mancava l'immagine della prima estate si sono usati i dati di Tree Checkers, i volontari che visitano gli alberi nuovi, disponibili per l'80,7% delle piante.
Il vantaggio rivendicato dagli autori è di aver seguito quasi tutti gli alberi di ogni stagione di piantagione, non un campione, come fanno di solito gli studi sul campo. Il limite lo dichiarano loro stessi: dalle immagini non si misurano bene il diametro del tronco, la specie e lo stato di salute.
Asfalto, quartiere e stagione: cosa fa morire un albero stradale
Con una serie di modelli statistici (regressioni logistiche) i ricercatori hanno cercato le caratteristiche legate alla sopravvivenza. Ne emergono tre, e il risultato si legge come odds ratio: un valore sotto 1 vuol dire che le probabilità di sopravvivere, espresse come rapporto fra vivi e morti, si riducono; sopra 1 che aumentano.
| Fattore | Sopravvivono | Odds ratio alla 2ª estate | Intervallo di confidenza al 95% |
|---|---|---|---|
| Piantati in primavera invece che in autunno | di meno | 0,667 | 0,506 - 0,880 |
| Un punto percentuale in più di superficie impermeabile entro 15 m | di meno | 0,989 | 0,979 - 0,999 |
| Quartiere più vulnerabile (indice da 0 a 1) | di meno | 0,371 | 0,211 - 0,655 |
| Specie con tolleranza alla siccità bassa o media invece che alta | di più | 1,355 | 1,025 - 1,792 |
Fonte: Roman e colleghi, 2026, tabella 5, modello sulla sopravvivenza dalla messa a dimora alla seconda estate (1.856 alberi).
L'asfalto è l'unico fattore che conta già nei primi mesi. Lo 0,989 per punto percentuale sembra poco, ma intorno a questi alberi la superficie impermeabile entro 15 metri era in mediana il 95,9%: marciapiedi stretti, buche piccole, poca terra e poca acqua. Gli autori citano i rimedi noti, come i suoli strutturali, il compost e le pavimentazioni drenanti, e notano che qui non sono stati usati per mancanza di fondi: negli Stati Uniti i budget dei programmi vanno soprattutto nell'acquisto delle piante, e il numero di alberi piantati è spesso l'obiettivo dichiarato.
Il quartiere pesa anche tenendo conto dell'asfalto. L'indice di vulnerabilità sociale dei Centers for Disease Control americani, costruito su 16 variabili del censimento, va da 0 a 1: passando da un estremo all'altro le probabilità di arrivare alla seconda estate, espresse come rapporto fra vivi e morti, si riducono a 0,371 volte, poco più di un terzo. Lo studio non spiega il perché; gli autori indicano come possibili cause la manutenzione, gli atti vandalici e gli urti dei veicoli, e chiedono ricerche sui programmi di cura pagati nei quartieri più poveri. Un lavoro precedente citato nello studio, a East Palo Alto in California, aveva trovato una mortalità annua dello 0,6% nei primi sei anni, anche grazie a tirocini retribuiti per ragazzi del posto dedicati alla manutenzione.
Anche la stagione conta, e l'autunno va meglio della primavera. A Philadelphia le piantagioni di primavera si facevano il fine settimana dopo l'Arbor Day, l'ultimo venerdì di aprile, con alberi a radice nuda che andrebbero messi a terra prima che si aprano le gemme. Gli arboricoltori locali indicano l'inizio di marzo, ma in quelle settimane l'associazione organizza la sua grande mostra dei fiori. Dalla primavera 2025 le piantagioni sono state anticipate a inizio aprile, e non si sa ancora con che esito.
Il quarto risultato non torna nemmeno agli autori: le specie meno tolleranti alla siccità sono sopravvissute meglio, al contrario di quanto trovato da un altro studio nella stessa città. Ipotizzano che quelle specie avessero altri tratti utili o che le categorie usate fossero troppo grossolane.
Cosa vuol dire per chi pianta alberi in città
Se sei un comune, un'associazione o un'azienda che finanzia alberi in strada, il dato da guardare è quanti alberi sono ancora vivi dopo qualche anno. Lo studio suggerisce dove guardare: i primi due anni, l'irrigazione (il manuale di Tree Tenders chiede da 57 a 75 litri a settimana nella stagione di crescita), lo spazio per le radici e il calendario delle piantagioni. Se un albero davanti a casa tua l'hanno tolto e ti chiedi cosa puoi fare, trovi una guida in hanno tagliato l'albero sotto casa: cosa puoi fare; per sapere quanto rinfrescano gli alberi stradali col caldo, leggi alberi in città e ondate di calore.
A noi la parte più interessante sembra il metodo. Seguire tutti gli alberi, uno per uno, invece di stimare da un campione, cambia la qualità del dato: si sa quali alberi sono morti, dove e quando, e la stima non dipende da quanto il campione somiglia al resto. Per stimare quanto carbonio c'è in quegli alberi, però, ogni tronco va anche misurato.
Nei progetti di riforestazione Silva censiamo tutti gli alberi, senza campionamento statistico (lo chiamiamo censimento totale). Ogni albero ha un codice Arbotag univoco e permanente, e per ognuno si registrano specie, altezza e diametro a 1,30 metri da terra. Sono questi i dati che entrano nelle equazioni allometriche dell'Inventario forestale nazionale italiano (INFC) per stimare la biomassa e quindi il carbonio.
Cosa lo studio non dice
Philadelphia ha condizioni diverse da quelle di una città italiana. Il clima è umido, con 1.120 mm di pioggia l'anno ben distribuiti, gli alberi del programma erano a radice nuda e arrivavano da un vivaio dello Stato di New York, e la cura dei primi anni spettava a proprietari, inquilini e vicini. Con un altro clima, altre specie e un'altra organizzazione i numeri possono cambiare.
I modelli spiegano solo una parte della storia: l'indice che misura quanto un modello distingue un albero che sopravvive da uno che muore qui sta fra 0,56 e 0,68, dove 0,5 equivale a tirare a caso e 1 è una previsione perfetta. La manutenzione, che gli studi precedenti indicano come decisiva, qui non è stata misurata: l'attività dei gruppi di volontari è risultata significativa in un solo modello e gli autori la considerano un indicatore di altri effetti di quartiere. Infine Street View non dice se un albero vivo è in salute: per crescita, vigore della chioma e condizioni del suolo servono misure sul campo.
Fonti
- Roman L. A., Berland A., Nix S. A., Dentice D., Virtually Tracking Planted Urban Tree Survival with Street-Level Imagery, Arboriculture & Urban Forestry, 2026 (testo completo)
- Piantando, Silva, pagina consultata il 21/10/2026
- Foto di copertina: Boris Busorgin, Unsplash