Se spedisci prodotti, il conto lo hai già fatto almeno una volta: una scatola più grande del necessario costa in cartone, costa in volume trasportato e costa in faccia di chi la apre e trova mezzo metro cubo di aria. Dal 2030 costerà anche in conformità. È una delle poche regole del nuovo regolamento imballaggi che si misura con un metro, ed è anche la più facile da raccontare: lo spazio vuoto dentro un imballaggio da trasporto non potrà superare la metà.

Il Regolamento (UE) 2025/40, che tutti chiamano PPWR, è formalmente in vigore dall'11 febbraio 2025. Ma per chi lavora, la data che conta è un'altra: il 12 agosto 2026, quando sono partiti i primi obblighi veri. Da lì in poi le scadenze si scaglionano fino al 2030 e al 2040.

Da direttiva a regolamento, e perché la differenza conta

Fino a ieri la materia era governata dalla direttiva 94/62/CE. Una direttiva fissa l'obiettivo e lascia a ogni Stato membro il modo di arrivarci: ventisette recepimenti, ventisette interpretazioni, ventisette modulistiche. Chi vende in più paesi europei sa cosa vuol dire.

Un regolamento no: si applica direttamente, uguale, ovunque. Per le aziende che esportano è questa la notizia, prima ancora delle singole percentuali. Finisce il lavoro di tradurre lo stesso imballaggio in regole diverse a seconda del confine, e comincia quello di adeguarlo a una regola sola, che però non ammette scorciatoie nazionali.

Fabbricante e produttore non sono la stessa cosa

Il PPWR separa nettamente due figure, e la distinzione non è un cavillo: decide chi paga e chi risponde.

Il fabbricante è chi produce l'imballaggio, o chi lo fa produrre da altri apponendoci il proprio marchio. Il produttore, ai fini della responsabilità estesa, è l'operatore che mette quell'imballaggio a disposizione per la prima volta sul territorio di uno Stato membro.

Tradotto: se compri scatole da trasporto anonime, le riempi con i tuoi prodotti e le spedisci, di quelle scatole sei il produttore. Non le hai disegnate né stampate, ma sei tu a immetterle sul mercato, e la responsabilità segue te. È il punto che prende di sorpresa più aziende, soprattutto nell'e-commerce.

PFAS: questa scadenza è già passata

La sicurezza chimica entra nel regolamento come requisito di accesso al mercato, non come buona pratica. Dal 12 agosto 2026 gli imballaggi destinati al contatto con alimenti devono rispettare limiti severi sulle sostanze perfluoroalchiliche, i PFAS.

Per chi acquista imballaggi significa una cosa concreta e noiosa: chiedere ai fornitori la documentazione tecnica che dimostra la conformità, e conservarla. Se non l'hai ancora fatto, non sei in anticipo sui tempi: sei in ritardo.

Riciclabilità e contenuto riciclato

Entro il 2030 ogni imballaggio immesso sul mercato dovrà essere riciclabile in modo economicamente sostenibile, e i criteri di riciclabilità si applicano dal 1° gennaio 2030. Non basta che un materiale sia teoricamente riciclabile: deve esserlo davvero, su scala, con una filiera che lo raccolga e lo lavori.

Sulle plastiche si aggiungono obiettivi obbligatori di contenuto riciclato post-consumo, con percentuali che variano a seconda della tipologia e che crescono nel tempo: si parte da una forbice compresa tra il 10% e il 35% al 2030, destinata ad alzarsi fino al 65% nel 2040. Restano alcune esenzioni, per esempio per gli imballaggi di determinati dispositivi medici e per certi beni destinati alla prima infanzia.

È la parte che richiede più tempo, perché non si risolve con un documento: si risolve riprogettando, qualificando fornitori diversi e, spesso, rifacendo i test di tenuta del prodotto. Vale la pena ricordare che la gerarchia europea dei rifiuti mette il ridurre prima del riciclare: l'imballaggio che non si produce è l'unico che non ha bisogno di contenuto riciclato.

Il 50% di spazio vuoto, e cosa conta come vuoto

Dal 1° gennaio 2030 la proporzione di spazio vuoto negli imballaggi multipli, da trasporto e per l'e-commerce non potrà superare il 50% del volume.

Il dettaglio che sfugge è nella definizione. Pluriball, cuscini d'aria, trucioli di polistirolo, ritagli di carta: il materiale di riempimento conta come spazio vuoto. Non si rientra nel limite imbottendo meglio, si rientra usando una scatola della misura giusta. Per l'imballaggio di vendita, invece, volume e peso vanno ridotti al minimo necessario a proteggere il prodotto, e il minimo va dimostrato con documentazione tecnica.

Cosa sparisce, e il deposito cauzionale

Dal 2030 alcune applicazioni in plastica monouso escono dal mercato: i raggruppamenti come le pellicole termoretraibili pensati per spingere il consumatore a comprare più pezzi, i condimenti monodose nella ristorazione e nel settore alberghiero, i cosmetici in miniatura forniti negli hotel a ogni prenotazione. Chi ha seguito la precedente stretta europea sulla plastica monouso riconoscerà lo schema: un divieto annunciato con anni di anticipo, che arriva comunque come una sorpresa per chi non si è mosso prima.

Sul fronte della raccolta, entro il 1° gennaio 2029 gli Stati membri dovranno garantire la raccolta separata di almeno il 90% delle bottiglie di plastica monouso e dei contenitori metallici per bevande fino a 3 litri. Per arrivarci dovranno istituire sistemi di deposito cauzionale, salvo riuscire a dimostrare un tasso di raccolta già superiore all'80% nel 2026. L'Italia, oggi, un sistema di deposito non ce l'ha.

Da dove conviene cominciare

Le scadenze sembrano lontane, ma le decisioni che servono a rispettarle non lo sono: cambiare un materiale di imballaggio significa riqualificare un fornitore, rifare i test, smaltire le scorte del formato vecchio. Sono mesi, non settimane.

Tre cose si possono fare adesso, e non costano una consulenza. Mappare le tipologie di imballaggio che usi davvero, che di solito sono molte meno di quelle che credi. Chiedere ai fornitori la documentazione sui PFAS per tutto ciò che tocca alimenti, visto che quell'obbligo è già in vigore. Misurare lo spazio vuoto sui tre o quattro formati che spedisci di più, perché lì il risparmio di volume e il rispetto del limite al 2030 vanno nella stessa direzione.

La responsabilità non si ferma all'ufficio acquisti: si estende lungo tutta la filiera, dall'approvvigionamento fino alle dichiarazioni di conformità. Chi arriva preparato si trova in mano un vantaggio che i concorrenti dovranno comprare di corsa.

I dettagli operativi, caso per caso, stanno nelle FAQ pubblicate dalla Commissione europea il 31 luglio 2026.