Quando si valuta se un pesticida è sicuro per il suolo, le prove previste dalle norme si fanno soprattutto in laboratorio, su poche specie di invertebrati: un lombrico, Eisenia fetida, un nematode, Caenorhabditis elegans, e un minuscolo collembolo, Folsomia candida. Sotto un campo di grano vivono invece archei, batteri, funghi, protisti, nematodi e artropodi, molti dei quali non si possono allevare in laboratorio.
Un gruppo di ricercatori europei, fra cui quelli del Centro comune di ricerca della Commissione europea (JRC) di Ispra, ha provato a guardare direttamente nel terreno. Lo studio, uscito a gennaio 2026 su Nature, ha cercato 118 residui di pesticidi in 373 siti di 26 paesi dell'Unione europea e del Regno Unito, e nello stesso campione di terra ha contato chi ci viveva.
Quanti pesticidi restano nel suolo europeo
Dei 118 composti cercati, fra principi attivi e prodotti di degradazione, ne sono stati trovati 63. Almeno un residuo era presente nel 70% dei siti. Più della metà dei composti trovati (54%) erano fungicidi, il 34,9% erbicidi e l'11,1% insetticidi. I più frequenti erano il glifosato e il suo prodotto di degradazione, l'AMPA, seguiti dal fungicida boscalid, dall'erbicida pendimetalin e dal fungicida epossiconazolo.
Alcune molecole restano a lungo: 10 dei 63 pesticidi trovati nel 2018 non erano più autorizzati nell'Unione europea già in quell'anno, quando sono stati raccolti i campioni.
La quantità di residui cambia molto da un ambiente all'altro. Lo studio indica, per ogni tipo di ambiente, quanti siti non avevano alcun residuo; la colonna centrale è la differenza, calcolata da noi.
| Tipo di ambiente | Siti con almeno un residuo | Siti senza residui |
|---|---|---|
| Seminativi (per esempio mais e grano) | 182 su 210 | 28, il 13% |
| Colture permanenti (vigneti, frutteti, oliveti) | 21 su 34 | 13, il 38% |
| Ex campi convertiti da poco a prato | 11 su 19 | 8, il 42% |
| Prati e pascoli estensivi | 45 su 97 | 52, il 54% |
| Boschi | 2 su 13 | 11, l'85% |
I campi coltivati sono i più carichi, e non sorprende: è lì che i pesticidi si distribuiscono. Più interessante è che i residui arrivino anche dove nessuno li ha sparsi. Il pendimetalin, un erbicida, è stato trovato in tutti e cinque i tipi di ambiente. Gli autori ne concludono che i pesticidi usati nei campi possono spostarsi verso le aree non agricole vicine.
Come si conta la vita in un pugno di terra
I campioni vengono dall'indagine europea LUCAS Soil, che preleva terreno in migliaia di punti del continente. Lo studio ha usato i 373 siti in cui, nella stagione di crescita del 2018, fra aprile e ottobre, erano state fatte due analisi sullo stesso campione.
La prima è chimica: la cromatografia accoppiata alla spettrometria di massa, che riconosce le molecole e ne misura la concentrazione. Sotto una certa soglia, il limite di quantificazione, un composto non si misura in modo affidabile e viene contato come assente. Quel limite cambia da sostanza a sostanza e va da 0,001 a 0,025 milligrammi per chilo di terreno.
La seconda è biologica. Invece di cercare gli organismi uno per uno, si estrae il DNA presente nel terreno e se ne leggono alcuni tratti che funzionano come codici a barre: ogni sequenza diversa corrisponde, più o meno, a una specie diversa. Così si stima la ricchezza di archei, batteri, funghi, protisti, nematodi e artropodi. Con il sequenziamento dell'intero DNA, la metagenomica, gli autori hanno anche misurato la varietà dei geni che servono a far girare il carbonio, l'azoto e il fosforo nel suolo.
Poi viene la parte statistica: per ogni gruppo di organismi un modello mette insieme pesticidi, caratteristiche del suolo come pH e tessitura, clima e tipo di ambiente, e calcola quanta parte delle differenze fra un sito e l'altro si può attribuire a ciascuno.
Cosa cambia sotto i campi
Nei terreni coltivati, dopo le caratteristiche del suolo, i pesticidi sono risultati il secondo fattore per importanza nello spiegare come cambia la vita sotterranea. Per la ricchezza di specie di funghi sono stati il primo. Nella tabella, l'abbondanza relativa è la quota che un gruppo occupa sul totale degli organismi del campione; la percentuale dice quanta parte delle differenze fra un sito e l'altro, fra quelle che il modello riesce a spiegare, dipende dai pesticidi. Per la ricchezza dei funghi è la quota spiegata dai soli pesticidi.
| Gruppo di organismi (campi coltivati) | Quota della variabilità spiegata dovuta ai pesticidi |
|---|---|
| Protisti parassiti delle piante (abbondanza relativa) | 29,5% |
| Nematodi che si nutrono di piante (abbondanza relativa) | 13,4% |
| Ricchezza di specie di funghi (quota attribuibile ai soli pesticidi) | 12,3% |
| Funghi micorrizici arbuscolari (abbondanza relativa) | 11,6% |
| Batteri chemioeterotrofi (abbondanza relativa) | 10,4% |
| Nematodi che si nutrono di batteri (abbondanza relativa) | 8,9% |
I segni vanno in direzioni diverse, e conviene guardarli da vicino. Alcuni gruppi utili calano dove i residui sono più alti: i funghi micorrizici, che vivono in simbiosi con le radici e aiutano le piante a prendere nutrienti, e i nematodi che si nutrono di batteri e regolano il ciclo della sostanza organica. La ricchezza dei funghi scende con quattro fungicidi e un erbicida. Al contrario, con il glifosato e il pendimetalin crescono alcuni gruppi indesiderati, come i funghi patogeni delle piante e i nematodi che si nutrono di piante.
Fra i geni, i più sensibili sono quelli batterici della denitrificazione, il processo che riporta l'azoto in atmosfera, e quelli che degradano la chitina. Qui gli effetti sono in gran parte positivi, e gli autori ipotizzano che dove i funghi calano alcuni batteri si avvantaggino, pur ricordando che in campo aperto è difficile dimostrarlo. Segnalano anche un legame fra l'AMPA e i geni batterici che demoliscono i fosfonati: secondo loro alcuni batteri potrebbero usare il glifosato come fonte di fosforo.
Nel pezzo sul carbonio nel suolo dei vigneti abbiamo visto quanto conta come si gestisce l'interfila. Questo studio aggiunge un pezzo: in quei suoli c'è anche una popolazione invisibile che reagisce a quello che ci si spruzza sopra.
Quello che lo studio non dimostra
Sono gli autori stessi a chiedere di leggere questi risultati come segnali d'allarme precoci, non come prova di causa ed effetto.
- Non avevano dati su quanto, quando e con quali miscele si fossero trattati i singoli campi. Non possono quindi separare l'effetto dei pesticidi da quello dell'agricoltura intensiva nel suo insieme, cioè concimi, rotazioni e lavorazioni del terreno.
- Il campione è stato prelevato una sola volta, nella stagione del 2018: è una fotografia, non una serie nel tempo.
- Restano fuori gruppi importanti. I lombrichi e gli altri anellidi, i rotiferi e i tardigradi sono stati esclusi perché il volume di terra era troppo piccolo per valutarli bene, e i virus non sono stati considerati.
- Non sono stati misurati altri inquinanti, come i metalli pesanti, che possono pesare sugli stessi organismi.
- I boschi erano solo 13 e sono stati esclusi dalle analisi metagenomiche: sulle foreste lo studio dice poco.
Perché ci riguarda anche fuori dai campi
La conclusione più utile dello studio riguarda il modo in cui si valuta il rischio. Le soglie di sicurezza oggi si ricavano da poche specie di laboratorio, quelle dell'inizio, e secondo gli autori non colgono la risposta di comunità intere. Propongono di valutare intere comunità del suolo, compresi gruppi oggi trascurati come i funghi micorrizici, e di usare come indicatori i geni del ciclo dell'azoto e del fosforo, con prove su terreni diversi per clima e uso.
Per un'azienda che deve rendicontare la propria impronta sulla natura il punto è concreto. Gli standard europei di rendicontazione di sostenibilità, gli ESRS, trattano l'inquinamento del suolo nello standard E2 e, nello standard E4 sulla biodiversità, chiedono all'impresa se ha individuato impatti negativi rilevanti sul degrado del suolo. Per chi ha una filiera agricola la vita del suolo fa parte del quadro, e un valore medio preso dalla letteratura dice poco di un singolo sito. Serve un campione di terra di quel sito, analizzato.
Noi lavoriamo con la stessa idea sopra il suolo. Nella riserva Silva, in Abruzzo, facciamo un censimento totale degli alberi: ogni pianta ha un codice Arbotag e viene censita, senza stime a campione. Con Bird House portiamo nei siti delle aziende stazioni che registrano i canti degli uccelli e il microclima, insieme ai dati da satellite. Per il suolo servono gli strumenti di questo studio, campioni di terra e analisi del DNA, ma vale lo stesso principio che seguiamo per alberi e uccelli, cioè raccogliere il dato nel sito di cui si vuole rendere conto.
Il prossimo passo lo indicano gli autori: rilevare i pesticidi anche fuori dai campi, in modo sistematico, e fissare soglie basate su intere comunità del suolo. Per ora sappiamo che in sette siti su dieci fra quelli studiati almeno un residuo c'era, e che nei campi coltivati la vita del suolo cambia insieme alla quantità di residui.
Fonti
- Köninger J., Labouyrie M., Ballabio C., Orgiazzi A. e altri, Pesticide residues alter taxonomic and functional biodiversity in soils, Nature 650, 367-373, 2026
- Commissione europea, Regolamento delegato (UE) 2023/2772, principi europei di rendicontazione di sostenibilità (ESRS E2 ed E4), 2023
- Piantando, Silva e Bird House per le aziende, pagine consultate il 24/10/2026
- Foto di copertina: Mirko Fabian, Unsplash