Chi ha camminato in una vigna dopo un temporale di settembre conosce quel colore: l'acqua che scende lungo i filari è marrone. Porta via terra, e con la terra se ne va anche una parte del carbonio che il suolo aveva accumulato.
Seminare erba fra i filari, quello che i viticoltori chiamano inerbimento, viene spesso proposto come un modo per far guadagnare carbonio al suolo. Uno studio dell'Università di Palermo, fatto in otto aziende di Menfi, in provincia di Agrigento, mostra che il conto è più sottile: buona parte del vantaggio è carbonio che non se ne va, più che carbonio nuovo. È una distinzione che pesa quando il carbonio nel suolo diventa qualcosa da certificare.
Cosa hanno misurato nei vigneti di Menfi
Lo studio di Giacomo Belvisi, Luciano Gristina e Riccardo Scalenghe, pubblicato a ottobre 2025 sulla rivista Ecological Processes, si basa su una prova durata cinque anni. In ognuna delle otto aziende, quattro su suoli di marna (argilla media al 44%) e quattro su calcareniti (argilla media al 29%), sono state affiancate due parcelle grandi. Nella prima l'interfila veniva lavorata 3 o 4 volte l'anno a 20 cm di profondità, come si fa di solito. Nella seconda, a fine ottobre, si seminava un miscuglio di orzo e veccia, 100 kg per ettaro.
Alla fine dei cinque anni i ricercatori hanno prelevato dieci carote di suolo per parcella nei primi 30 cm, la profondità indicata dalle linee guida dell'IPCC, il gruppo di esperti sul clima dell'ONU, per il calcolo dello stock di carbonio. Il dato nuovo sta in come hanno letto le differenze: le hanno messe in relazione con la pendenza di ogni vigneto e con un tetto teorico, la quantità massima di carbonio che quel suolo può trattenere.
Gli autori riportano che, a fine prova, i suoli con l'erba fra i filari contenevano fra il 16 e il 26% di carbonio in più di quelli lavorati, nello strato superficiale. Quando però si toglie l'effetto della pendenza, il carbonio in più rispetto al suolo lavorato, cioè il contributo effettivo dell'erba, si riduce a circa il 3% nelle marne e a meno del 2% nelle calcareniti.
| Marne | Calcareniti | |
|---|---|---|
| Argilla media | 44% | 29% |
| Densità apparente del suolo (dati d'archivio) | 1,41 ± 0,24 g/cm³ | 1,44 ± 0,27 g/cm³ |
| Pietre e ghiaia oltre i 2 mm (scheletro) | 6,45% | 4,24% |
| Stock di carbonio stimato | 79,31 t C/ha | 81,87 t C/ha |
| Contributo effettivo dell'erba, senza erosione | 3,12% | 1,73% |
| Pendenza (fattore LS) oltre la quale l'erosione pesa più dell'apporto dell'erba | 1,19 | 1,09 |
| Carbonio in più con l'erba fra i filari, su tutti i vigneti di Menfi | 6% | circa 3% |
| Distanza fra suolo lavorato e massimo teorico | circa 12% | circa 5% |
Fonte: Belvisi, Gristina e Scalenghe, 2025. Densità apparente e scheletro sono medie di dati d'archivio, non misure fatte nella prova; l'intervallo è la deviazione standard. Contributo effettivo e soglie di pendenza vengono dalle rette di regressione costruite sulle otto aziende; stock e ultime due righe dal modello basato sulla pendenza esteso dagli autori a tutti i vigneti di Menfi.
Carbonio trattenuto o carbonio nuovo
La pendenza conta perché l'acqua che scorre porta via soprattutto le particelle più fini del suolo, che sono anche le più ricche di sostanza organica. In una vigna lavorata in pendenza l'erosione porta via carbonio; in una con l'erba fra i filari le radici trattengono la terra e se ne perde meno. Se si confrontano le due parcelle, la seconda sembra aver guadagnato carbonio anche quando in realtà ne ha solo perso meno.
Per misurare la pendenza gli autori usano il fattore LS, un numero che combina lunghezza e ripidità del versante e che viene dall'equazione universale di perdita del suolo nella versione rivista (RUSLE), la formula più nota per stimare l'erosione. Vale zero in piano e cresce con il rischio di erosione. Nelle marne, in piano, la differenza di sostanza organica fra parcelle con l'erba e parcelle lavorate è di circa 0,1 punti percentuali, secondo le rette di regressione dello studio: quella è la parte che l'erba aggiunge davvero. Salendo di pendenza la distanza fra le due cresce, e secondo gli autori a farla crescere è soprattutto l'erosione della parcella lavorata.
Gli autori distinguono così fra sequestro apparente ed effettivo, e scrivono che il confronto fra parcelle vicine, il metodo più usato perché non richiede esperimenti lunghi decenni, non dice se il suolo stia davvero togliendo CO2 dall'atmosfera: se la parcella di controllo perde carbonio, il sequestro di quella trattata risulta sovrastimato.
Dove conviene l'erba fra i filari, e dove no
Il secondo risultato riguarda il tipo di suolo. Il carbonio stabile si lega alle particelle più fini, argilla e limo, e ogni suolo ha un tetto. Gli autori lo stimano con l'equazione di Hassink (1997), che ricava la capacità protettiva dalla quota di particelle sotto i 25 micrometri. Le marne, più argillose, sono più lontane dal tetto e hanno più margine; le calcareniti, sabbiose, ci sono già vicine e rispondono meno.
In un clima semiarido, poi, l'erba fra i filari consuma acqua che serve alla vite: a Menfi piovono in media 535 mm l'anno. Per questo lo studio propone di seminare l'erba dove l'erosione è forte e di non farlo dove è trascurabile, con una soglia media di pendenza, LS 1,15, fra quelle dei due tipi di suolo. Applicata a tutti i 156.763 ettari di vigneto della Sicilia ricavati dalla carta europea Corine Land Cover, la soglia lascia sotto il limite 94.942 ettari, il 60,6%, dove secondo gli autori l'erba fra i filari non serve. Il resto, 61.821 ettari, è dove lo raccomandano.
Lo stock stimato di carbonio, nello strato campionato dei primi 30 cm, è di 79,31 tonnellate per ettaro nelle marne e 81,87 nelle calcareniti. Per passare dal carbonio alla CO2 si moltiplica per 3,67, il rapporto fra il peso della molecola di CO2 e quello dell'atomo di carbonio: nelle marne sono circa 291 tonnellate di CO2 per ettaro. È lo stock presente, non quanto se ne sequestra in più ogni anno.
Cosa cambia per chi rendiconta il carbonio nel suolo
Il carbonio nei suoli agricoli sta entrando nei conti ufficiali. Il regolamento europeo 2024/3012 sulla certificazione degli assorbimenti di carbonio chiama carboniocoltura le pratiche di gestione di un ambiente terrestre o costiero svolte per almeno cinque anni che portano a stoccare carbonio o a ridurre le emissioni dal suolo. All'articolo 4 chiede di calcolare un beneficio netto rispetto a un livello di riferimento e di trattare le incertezze in modo conservativo.
Lo studio di Menfi mostra dove può nascere l'errore. Se il livello di riferimento è una vigna lavorata che intanto si erode, il carbonio che l'erba ha solo trattenuto finisce contato come carbonio sequestrato. Gli autori propongono di inserire il deficit di saturazione, cioè la distanza dal tetto di ogni suolo, nei protocolli di calcolo del carbonio per il settore del vino. Per una cantina che vuole raccontare l'erba fra i filari nel bilancio di sostenibilità, secondo noi le domande da fare a chi certifica sono due: contro quale parcella è stato misurato il guadagno, e con quale pendenza. Su come il suolo possa perdere carbonio anche dove la superficie sembra migliorare abbiamo scritto in come si misura davvero il carbonio nel suolo.
Misurare lo stock, non solo la differenza
A noi lo studio interessa perché separa due cose che spesso si confondono: quanto carbonio c'è e quanto ne è stato aggiunto. Nei progetti di riforestazione Silva partiamo dallo stock presente negli alberi. Censiamo tutti gli alberi, senza campionamento statistico (lo chiamiamo censimento totale): ogni albero ha un codice Arbotag univoco e per ognuno si registrano specie, altezza e diametro a 1,30 metri da terra. Questi dati entrano nelle equazioni allometriche dell'Inventario forestale nazionale italiano (INFC) per stimare la biomassa, e da lì il carbonio, che diventa CO2 con lo stesso 3,67. Su quanto carbonio c'è davvero in un albero c'è un articolo a parte.
Cosa lo studio non dice
I limiti li elencano gli autori. Le aziende sono otto, e l'estensione a Menfi e a tutta la Sicilia si basa solo sulla pendenza: serve a mostrare come si userebbe il metodo, non a mappare il carbonio dell'isola. Densità apparente e scheletro non sono stati misurati nella prova ma presi da dati d'archivio del CREA, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (per la densità apparente, solo 80 orizzonti di suolo su 324 disponibili nella zona avevano la misura); per carte affidabili dello stock servirebbe un campionamento dedicato. Il campionamento è uno solo, a fine prova, quindi lo studio non segue il carbonio nel tempo. Nelle calcareniti la relazione fra pendenza e carbonio con l'erba fra i filari non raggiunge la significatività statistica (p = 0,054, appena sopra la soglia di 0,05 che si usa di solito).
Il consumo d'acqua dell'erba, infine, non è misurato in questa prova: gli autori lo riprendono da studi precedenti, e la soglia di 1,15 vale per un clima semiarido. In una vigna del Nord, con più pioggia, il bilancio fra acqua e suolo protetto può essere diverso.
Fonti
- Belvisi G., Gristina L., Scalenghe R., Cover crops drive soil carbon retention in semi-arid sloping vineyards, Ecological Processes, 2025 (copia nell'archivio dell'Università di Palermo)
- Parlamento europeo e Consiglio, Regolamento (UE) 2024/3012 che istituisce un quadro di certificazione dell'Unione per gli assorbimenti permanenti di carbonio, la carboniocoltura e lo stoccaggio del carbonio nei prodotti, 2024
- Piantando, Silva, pagina consultata il 22/10/2026
- Foto di copertina: Lukáš Kulla, Unsplash