Se in primavera ti capita di trovare un nido caduto da una siepe di città, guardalo da sotto. Fra rametti, radici e fango spunta spesso qualcosa che con il bosco non c'entra niente: una striscia di sacchetto, un pezzo di spago da pacchi, un filo di nastro colorato. Viene da prenderlo come un segno di degrado e basta. Un gruppo di ornitologi, quasi tutti di università polacche, ha fatto la cosa più noiosa e più utile: ha smontato i nidi uno per uno, li ha divisi in strati e ha pesato e contato tutto quello che non era naturale.
Ottantuno nidi di merlo smontati a Stettino
Lo studio, firmato da Marta Cholewa e colleghi, è uscito il 21 settembre 2026 su Scientific Reports, in versione accettata dopo la revisione ma non ancora impaginata nella forma definitiva. Il luogo è il parco Stefan Żeromski di Stettino, nel nord-ovest della Polonia: 21,9 ettari in pieno centro, circondati da strade e palazzi, con alberi di cento o duecento anni e pochissimo sottobosco. Lì lo stesso gruppo di ricerca segue i merli dal 1997, e più del 90% degli uccelli porta anelli colorati che permettono di riconoscere ogni individuo senza catturarlo di nuovo.
Fra il 2014 e il 2021 i ricercatori hanno raccolto 81 nidi, corrispondenti a 88 tentativi di cova di 44 femmine. Il risultato principale è che i merli di questo parco usano materiali artificiali quasi sempre: li hanno trovati nell'89% dei nidi.
| Cosa hanno misurato | Risultato |
|---|---|
| Nidi esaminati | 81 (88 covate di 44 femmine, 2014-2021) |
| Nidi con materiali di origine umana | 89% |
| Frammenti di plastica trovati | 805, quasi tutti a striscia, in 55 nidi |
| Oggetti artificiali per nido | mediana 7,5; metà dei nidi fra 4 e 14,5 |
| Peso dei materiali artificiali sul totale del nido | in media 0,7% (deviazione standard 0,68) |
| Quota più alta trovata in un singolo nido | 2,93% del peso |
| Dove stanno | soprattutto nella base, quasi mai nel rivestimento interno |
Oltre alla plastica c'erano, in pochi nidi, carta stagnola, nastri, carta, un elastico, un pezzo di fazzoletto e uno spago di cotone. Ma la plastica a strisce domina, e secondo gli autori potrebbe indicare che il merlo sceglie materiali simili a quelli naturali, invece di raccogliere a caso quello che trova per terra.
Come si pesa la plastica in un nido
Il metodo è semplice da raccontare e lungo da fare. I nidi si raccolgono entro cinque giorni da quando il nido smette di essere usato, sia che i piccoli siano volati via sia che un predatore li abbia presi, prima che il nido cominci a disfarsi. Poi, dove possibile, si separano tre strati: la base, cioè la parte esterna di rametti e radici; la coppa, cioè la parete del nido; il rivestimento, lo strato morbido su cui stanno uova e piccoli. In 61 nidi la separazione è riuscita, negli altri 20 si è lavorato sul nido intero.
Per ogni strato si pesano a parte il materiale naturale e quello artificiale, e si contano gli oggetti uno per uno. Gli autori notano un dettaglio che vale anche fuori dall'ornitologia: il peso racconta male questa plastica. Pesa meno dell'1% del nido, ma è lucida, voluminosa e ben visibile, quindi il suo effetto sugli uccelli può essere più grande di quanto dica la bilancia. Per le analisi statistiche hanno usato il numero di oggetti, che nei loro dati va di pari passo con il peso.
La distribuzione fra gli strati è netta. Gli oggetti artificiali compaiono nella base in media 200 volte più spesso che nel rivestimento, e nella coppa 20 volte più spesso che nel rivestimento. Nel rivestimento, nella maggior parte dei nidi, non ce n'era nessuno.
Le femmine più anziane ne usano di più
Siccome a Stettino ogni merlo ha un nome e un'età, il gruppo ha potuto chiedersi chi costruisce i nidi con più plastica. Nel merlo il nido lo costruisce soprattutto la femmina.
| Caratteristica | Oggetti artificiali nel nido |
|---|---|
| Femmina più anziana | di più |
| Covata iniziata più tardi nella stagione | di più |
| Nido da cui almeno un piccolo è volato via | di più rispetto ai nidi falliti |
| Spaghi o strisce di plastica nei nidi su rami sottili, rispetto a quelli su un appoggio solido | nessuna differenza (pochi nidi su rami sottili) |
| Stessa femmina in anni diversi | nessuna abitudine costante |
Che la plastica aumenti con l'avanzare della stagione fa pensare alla spiegazione più semplice: si usa quello che c'è. Gli autori raccontano che più avanti in primavera l'erba alta del parco rende difficile raccogliere materiale secco da terra, e hanno visto femmine prendere erba appena tagliata. Una striscia di plastica impigliata in un cespuglio è a portata di becco. Il fatto che ogni femmina non usi sempre la stessa quantità, anno dopo anno, va nella stessa direzione: dipende più dalle condizioni del momento che da un'abitudine personale.
Il legame con l'età e con il successo della cova è più difficile da leggere. Gli autori propongono più ipotesi senza sceglierne una: le femmine più esperte potrebbero cavarsela meglio con gli svantaggi della plastica, oppure scegliere strisce che somigliano per colore, lunghezza e flessibilità ai materiali naturali che cercano, oppure usare quella base così visibile come un segnale verso gli altri merli. Non hanno trovato invece prove che la plastica serva a isolare il nido, perché il calore lo trattengono soprattutto il rivestimento e lo spessore della coppa, dove la plastica quasi non c'è.
Trappola o spaventapasseri?
Altri due studi usciti quest'anno su Ecology and Evolution aiutano a capire perché la stessa striscia di plastica può fare danni o, in certi casi, perfino aiutare.
Il lato peggiore lo mostra uno studio cinese sulle rondini. Peng e colleghi hanno esaminato 193 nidi di rondine in due regioni della Cina: il 38,3% conteneva materiali di origine umana, soprattutto capelli (22,3% dei nidi) e plastica (21,8%). Hanno documentato anche 7 casi (il 3,6%) di adulti o piccoli morti perché rimasti impigliati in capelli o lenze da pesca. Nei merli di Stettino, invece, gli autori non hanno mai visto un caso simile, e lo spiegano con la posizione: lo spago resta quasi sempre nella base, lontano dai piccoli.
Il lato sorprendente viene dalla Norvegia. Tore Slagsvold e Magne Husby hanno messo nidi finti a terra, ognuno con due uova di quaglia, nei territori delle gazze, e hanno filmato quanto ci mettevano a portarle via. Alcuni nidi erano decorati con pezzi di plastica bianca, altri no. Quando una gazza trovava i due nidi a un metro di distanza, nella prima prova su ogni territorio il primo uovo sparito veniva dal nido con la plastica solo nel 32% di 28 casi. È l'ipotesi della neofobia: un oggetto nuovo mette sospetto anche a un predatore. Ma quando il nido era uno solo, la differenza nei tempi spariva: la plastica lo rendeva più facile da vedere e questo annullava il vantaggio.
A Stettino, invece, gli autori non trovano segni di neofobia: in un parco pieno di rifiuti, scrivono, probabilmente i corvidi hanno smesso da tempo di temere la plastica. Avanzano un'altra idea, mai verificata finora: se i cespugli intorno sono pieni di strisce di sacchetto, un nido con le stesse strisce si mimetizza.
Quello che lo studio non dice
Gli autori sono espliciti sui limiti. È uno studio di osservazione: mostra che i nidi più ricchi di plastica sono quelli delle femmine più anziane e delle covate riuscite, non che la plastica faccia riuscire la cova. Età, qualità del territorio e quantità di rifiuti nei dintorni possono spiegare la stessa cosa, e i dati non permettono di distinguere. Riguarda una sola popolazione, in un solo parco. I nidi costruiti su rami sottili erano pochi, quindi l'assenza di un effetto della plastica come rinforzo può dipendere dal campione piccolo. Anche le osservazioni ripetute sulla stessa femmina erano poche. Per sciogliere i dubbi, scrivono, servono esperimenti in cui si offrono agli uccelli materiali diversi e si guarda cosa scelgono.
C'è poi un confronto che gli autori citano da altri lavori: in Danimarca la plastica compariva nell'82-83% dei nidi di merlo in città e nel 65% di quelli in boscaglie di periferia, mentre in un altro studio era presente nel 92,9% dei nidi nei centri abitati, nel 40% in periferia e in nessuno in ambiente naturale. Per gli autori il fenomeno è comune in città, ma la sua misura cambia da una popolazione all'altra.
Cosa ne pensiamo, e cosa c'entra Piantando
Questo studio ci interessa per una ragione di metodo. Con Plastic Pull raccogliamo rifiuti dispersi in parchi, spiagge e fiumi insieme a partner del territorio: ogni sacco si pesa su bilance certificate e i rifiuti si dividono per materiale. Dal peso si calcolano le emissioni: per la frazione secca, dove finisce la plastica non riciclabile, usiamo un fattore di emissione di 0,0875 kg di CO2 equivalente per chilo. Per il clima è la misura giusta, ma il nido di Stettino ricorda che il peso non è l'unica misura che conta: una striscia di sacchetto che pesa una frazione minima del nido ne diventa la base. Per questo nei report di Plastic Pull, accanto ai chili per materiale, ci sono le foto prima e dopo e le coordinate di ogni intervento: dicono che cosa è stato tolto e da dove.
Per chi ha un giardino o un balcone, la conclusione pratica è modesta e non viene dallo studio: spaghi, nastri e fili da pesca lasciati all'aperto in primavera possono finire in un nido, e nel caso delle rondini abbiamo visto che possono uccidere. Se invece vuoi aiutare gli uccelli a nidificare, una cassetta nido costruita bene è un aiuto più sicuro, e se vuoi vedere cosa succede dentro un nido senza disturbare c'è Bird House.
Fonti
- Cholewa M., Witkowska M., Borawski P., Fritsch C., Wysocki D., Human-made material use in urban European Blackbird nests varies with breeding characteristics and female age, Scientific Reports, 2026 (versione accettata, Article in Press)
- Slagsvold T., Husby M., Birds Decorating Their Nests With Plastic May Suffer Less Egg Depredation by Corvids, Ecology and Evolution, 2026
- Peng C., Yan K., Lin S., Liang W., Ecological Trap in the Nest: Human Hair Causes the Death of Breeding Barn Swallows (Hirundo rustica), Ecology and Evolution, 2026
- ISPRA, Rapporto Rifiuti Urbani 2023, e UNEP, Global Plastic Waste Management Outlook (dalla metodologia Plastic Pull di Piantando)
- Piantando, Plastic Pull, pagina consultata nel 2026
- Foto di copertina: Fabrizio Frigeni, Unsplash