Il 21 ottobre il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) ha pubblicato l'Emissions Gap Report 2026, il rapporto annuale che confronta le emissioni di gas serra con quelle che servirebbero per rispettare l'Accordo di Parigi. La conclusione principale: se tutti i Paesi mantenessero per intero i loro piani sul clima, il riscaldamento globale arriverebbe a 2,6 gradi in più rispetto all'epoca preindustriale entro la fine del secolo. Con le sole politiche già in vigore, a 2,8 gradi.

Le emissioni del 2025

Nel 2025 il mondo ha emesso 58,4 miliardi di tonnellate di gas serra, espresse in CO2 equivalente, cioè sommando tutti i gas serra come se fossero anidride carbonica. Rispetto al 2024, l'anno del record, è un valore praticamente uguale: un po' più basso, circa 0,16 miliardi di tonnellate in meno, ma con un'incertezza che rende i due anni di fatto confrontabili. Le emissioni di CO2 da carbone, petrolio e gas, invece, sono salite ancora, fra lo 0,4 e l'1,1%.

A tenere fermo il totale sono state le emissioni legate all'uso del suolo, scese soprattutto perché gli incendi sono diminuiti in Africa, Sud America e Sud-est asiatico, probabilmente perché era finito l'episodio di El Niño precedente. Ora però è in corso un nuovo El Niño, molto forte, e secondo il rapporto nel 2026 queste emissioni probabilmente saliranno di nuovo.

Fra i Paesi che emettono di più, l'aumento maggiore è quello degli Stati Uniti, più 133 milioni di tonnellate, per la domanda di elettricità più alta e il ritorno del carbone. Le maggiori economie del mondo, quelle del G20 senza contare l'Unione africana, producono il 76% delle emissioni mondiali e nel 2025, senza contare l'uso del suolo, le hanno fatte crescere dello 0,7%.

Dove portano i piani dei governi

Il rapporto calcola il riscaldamento a fine secolo in diversi scenari:

ScenarioRiscaldamento entro il 2100
solo le politiche già in vigore2,8 gradi
piani nazionali senza condizioni2,7 gradi
tutti i piani nazionali, compresi quelli legati ad aiuti dall'estero2,6 gradi
piani nazionali più gli obiettivi di emissioni nette zero2,1 gradi

I piani nazionali, che nel linguaggio dell'Accordo di Parigi si chiamano NDC, porterebbero a ridurre le emissioni del 5-8% entro il 2030 e dell'11-15% entro il 2035, rispetto al 2025. Anne Olhoff, fra gli autori del rapporto, ha spiegato a Euronews che il quadro è peggiore di quello dell'anno scorso per due motivi: l'uscita degli Stati Uniti dall'Accordo di Parigi e la revisione al rialzo delle stime sulle emissioni del passato.

Perché si parla di "punto di ritorno"

Il sottotitolo del rapporto è The Point of Return, il punto di ritorno. Secondo l'UNEP la possibilità di restare sotto 1,5 gradi senza superarli, nemmeno per un periodo, è ormai persa. La domanda diventa quanto in alto si salirà e quanto in fretta si potrà tornare indietro.

Lo scenario più ambizioso che il rapporto considera ancora possibile prevede un picco di 1,7-1,8 gradi verso la metà del secolo e il ritorno a 1,5 gradi o meno entro il 2100, con una probabilità di circa il 50%. Per seguirlo le emissioni globali dovrebbero calare, rispetto al 2025, del 18% entro il 2030, del 45% entro il 2035 e del 69% entro il 2040. Per restare sotto i 2 gradi servirebbero tagli dell'11%, del 24% e del 37% nelle stesse date.

Per il 2030 i governi promettono un taglio del 5-8%, contro il 18% che servirebbe. Il rapporto calcola anche il costo dell'attesa: ogni cinque anni di ritardo nel cominciare a ridurre le emissioni aggiungono circa 0,1 gradi di riscaldamento. E tornare sotto 1,5 gradi richiederebbe di togliere dall'atmosfera e stoccare circa 320 miliardi di tonnellate di CO2 nel corso del secolo.

Rinnovabili e foreste

La notizia positiva riguarda l'energia pulita: le rinnovabili si sono diffuse tre volte più in fretta di quanto si prevedeva nel 2015, l'anno dell'Accordo di Parigi. Sulle foreste invece il mondo è lontano dall'obiettivo di fermare la deforestazione entro il 2030: secondo il rapporto, per arrivarci gli sforzi dovrebbero accelerare di oltre dieci volte.

Cosa dicono le Nazioni Unite

"Superare la soglia non vuol dire arrendersi", ha detto il segretario generale António Guterres: l'obiettivo diventa riportare le temperature sotto 1,5 gradi entro la fine del secolo. Per la direttrice esecutiva dell'UNEP, Inger Andersen, ogni frazione di grado in più aumenta gli impatti e i rischi del cambiamento climatico.

Il rapporto arriva a meno di tre settimane dalla COP31, la conferenza delle Nazioni Unite sul clima in programma a novembre ad Antalya, in Turchia.

Fonti