Dal 16 dicembre 2026 ogni paese dell'Unione europea deve contare, ogni anno, le api selvatiche, i sirfidi, le farfalle e le falene che vivono sul suo territorio. Lo chiede il regolamento europeo sul ripristino della natura, approvato nel giugno 2024, e il metodo per farlo è scritto in un secondo regolamento della Commissione del settembre 2025. L'Italia dovrà fare i conteggi in almeno 100 siti.

Che cosa chiede la legge europea sugli impollinatori

L'articolo 10 del regolamento sul ripristino della natura chiede agli Stati membri di fermare il calo delle popolazioni di impollinatori al più tardi entro il 2030 e di ottenere poi una tendenza alla crescita, misurata almeno ogni sei anni. Per sapere se la tendenza c'è, bisogna contare. Il regolamento chiede quindi un monitoraggio annuale dell'abbondanza e della diversità delle specie impollinatrici, con lo stesso metodo in tutta Europa.

Il metodo è arrivato con il regolamento delegato (UE) 2025/2188, pubblicato a novembre 2025. I gruppi da contare sono quattro: api, sirfidi (le mosche a strisce gialle e nere che sembrano piccole vespe), farfalle e falene. Fra le api, il regolamento esclude esplicitamente l'ape da miele, che è una specie allevata. Il primo periodo di valutazione comincia il 16 dicembre 2026 e si chiude nel 2030.

Il regolamento fissa anche un numero minimo di siti per ogni paese: si va dai 30 di Malta ai 120 della Francia. All'Italia ne toccano almeno 100.

Come si contano le api lungo un percorso a piedi

Il metodo scelto dall'Europa è il transetto, cioè un percorso fisso che un rilevatore fa a piedi, sempre uguale, contando gli insetti che incontra. Ogni sito di monitoraggio è un quadrato di 2 chilometri di lato. Al suo interno si traccia un percorso di 1 chilometro, che si percorre a velocità costante per 60 minuti di osservazione effettiva, una volta al mese durante la stagione in cui gli impollinatori volano.

Non si conta tutto quello che si vede. Per api e sirfidi valgono solo gli insetti dentro uno spazio che avanza insieme al rilevatore: 1,5 metri per lato, 1,5 metri davanti e 1,5 metri sopra. Per farfalle e falene diurne lo spazio è più ampio.

Illustrazione: un rilevatore con cappello e retino cammina su un sentiero in un prato fiorito, dentro un parallelepipedo trasparente verde acqua che misura 1,5 metri davanti, 1,5 metri per lato e 1,5 metri sopra la testa. Le api e i sirfidi dentro lo spazio sono cerchiati come contati, quelli fuori no. In basso: 1 km di percorso fisso a piedi, 60 minuti di osservazione effettiva, una volta al mese nella stagione di volo, meteo annotato
Il transetto previsto dal regolamento: si contano solo gli insetti dentro lo spazio che avanza con il rilevatore. Illustrazione Piantando

Molte api selvatiche non si riconoscono al volo. Nello studio belga di cui parliamo più avanti, chi percorreva il transetto catturava gli insetti con un retino e quelli non riconoscibili sul campo venivano identificati in laboratorio. Il regolamento esclude dai 60 minuti il tempo speso per catturare, trasportare e riconoscere gli esemplari. Per l'identificazione ammette il parere di esperti, l'analisi del DNA e anche l'intelligenza artificiale.

Ogni volta si annotano temperatura, nuvole, vento, nebbia, pioggia e ora di inizio, perché una giornata fredda o ventosa fa sembrare scomparsi insetti che sono solo al riparo. Le falene notturne si contano a parte, con due trappole luminose accese per una notte al mese.

Le trappole colorate, l'altro metodo

Esiste un secondo modo di contare le api, molto usato nella ricerca: le trappole colorate. Sono tre ciotole di plastica, una blu, una bianca e una gialla, riempite d'acqua con una goccia di detersivo senza profumo. Gli insetti, attirati dal colore, si posano sull'acqua, e il detersivo, che rompe la tensione superficiale, li fa affondare.

Illustrazione: tre ciotole di plastica, blu, bianca e gialla, piene d'acqua e montate su supporti all'altezza dei fiori in un prato, con api e sirfidi in volo verso di loro e un'ape caduta nell'acqua. In basso: a terra o sui fiori; da 6 ore a 9 giorni nello studio belga; gli insetti raccolti si identificano in laboratorio
Le trappole colorate: tre ciotole con acqua e una goccia di detersivo. Illustrazione Piantando

Un gruppo di ricercatori belgi ha messo a confronto i due metodi nelle Fiandre, nel 2023, in tre siti fra maggio e settembre. Lo studio, pubblicato nel 2025, ha registrato 2.345 api: più della metà, il 57,8%, erano api da miele, ed è per questo che anche gli autori le hanno tenute fuori dalle analisi. Fra le api selvatiche, le ciotole hanno raccolto il 90,3% delle specie trovate, e più della metà delle specie (33) è finita solo nelle ciotole, mai nel retino. Per i sirfidi i due metodi si sono equivalsi, ognuno con una parte di specie che l'altro non aveva visto.

Le ciotole hanno anche il vantaggio di poter essere sistemate e ritirate da un volontario, mentre per riconoscere api e sirfidi al volo, scrivono gli autori, servono ricercatori professionisti o volontari molto ben formati. Hanno però due difetti. Uccidono gli insetti che catturano, anche se secondo gli autori gli studi disponibili indicano un effetto minimo sulle popolazioni, e riempiono i laboratori di esemplari da identificare che dovranno essere classificati da un numero limitato di specialisti, con il rischio di avere i risultati anni dopo.

Il risultato belga, poi, non vale ovunque. Uno studio americano uscito nel 2026, su 27.485 api raccolte in 118 siti del nordest degli Stati Uniti fra il 2006 e il 2018, è arrivato a un risultato diverso: a parità di esemplari catturati il retino ha trovato più specie, 205 contro 160 delle ciotole. Le api più grosse, in particolare, finivano poco nelle trappole. Ogni metodo vede una parte diversa delle api, ed è per questo che i confronti fra anni hanno senso solo se il metodo resta lo stesso. Per api, sirfidi e farfalle l'Europa ha scelto il transetto.

Quanto costa contare gli impollinatori

Lo studio belga ha fatto anche i conti, usando come riferimento per i volontari il rimborso giornaliero massimo ammesso nelle Fiandre, 42,31 euro. Su 500 siti, dieci gruppi di ciotole gestiti da volontari costerebbero circa 49.950 euro; far percorrere a un ricercatore esperto un transetto di 500 metri in ciascun sito costerebbe 123.998 euro, circa due volte e mezzo tanto. Il conto si rovescia se a fare il lavoro è la stessa persona: a parità di chi va sul campo, il transetto costa da due volte e mezzo a cinque volte meno delle ciotole. In quel calcolo non c'è il lavoro di laboratorio per identificare gli insetti raccolti dalle trappole, che secondo gli autori può ritardare i risultati.

Cosa cambia in Italia

Ogni paese doveva presentare alla Commissione il progetto del proprio piano nazionale di ripristino entro il 1° settembre 2026. In Italia il piano è coordinato dal ministero dell'Ambiente e preparato con l'ISPRA, l'istituto pubblico per la protezione e la ricerca ambientale. Il monitoraggio degli impollinatori dovrà coprire almeno 100 siti, scelti con un campionamento casuale oppure fra siti già esistenti che rispettino gli stessi requisiti.

Il regolamento chiede agli Stati anche di promuovere la scienza dei cittadini, cioè la raccolta di dati da parte di volontari, e di darle risorse adeguate. Vuol dire che anche dei volontari formati potranno partecipare ai conteggi. Per cominciare dalle basi, abbiamo scritto di perché le api hanno bisogno dei fiori.

Cosa significa per chi misura la biodiversità di un'azienda

Se un report di sostenibilità riporta un numero di specie di impollinatori, gli studi che abbiamo letto mostrano che due elenchi fatti negli stessi luoghi con metodi diversi possono dare risultati molto diversi. Per gli alberi di Silva abbiamo potuto scegliere il censimento totale: ogni albero ha un identificativo e viene misurato uno per uno. Con gli insetti un censimento totale non esiste. Quando un'azienda ci chiede di misurare la biodiversità dei suoi spazi, pensiamo che il metodo debba stare accanto al dato, e che debba restare lo stesso da un anno all'altro, come fa il regolamento europeo.

Fonti